Proposito numero 1: smettere di fumare?

Smettere di fumare è possibile in qualsiasi momento, anche se non è sempre facile: due terzi dei fumatori vorrebbero farlo, ma non riescono. La nicotina crea infatti dipendenza (è considerata dall’OMS una sostanza psicoattiva), superiore a quella di eroina e oppiacei. Per questo molte persone possono trovarsi in difficoltà: smettere di fumare può determinare l’insorgenza di sintomi di astinenza come insonnia, irritabilità, ansia, cefalea e difficoltà di concentrazione.
Ne parliamo con la dott.ssa dott.ssa Licia Siracusano, referente per il Centro Antifumo dell’Istituto Clinico Humanitas e specialista dell’Unità Operativa di Oncologia ed Ematologia, diretta dal dott. Armando Santoro.

Che dati abbiamo oggi sui danni provocati dal fumo?
"Nei paesi industrializzati il 25-30% di tutti i tumori è correlato al consumo di tabacco. Circa il 90% delle neoplasie maligne del polmone sono correlabili al fumo di sigaretta. Ma non sono solo danni di tipo oncologico, basti pensare che il fumo di sigaretta insieme al colesterolo costituisce il più importante fattore di rischio per infarto miocardio acuto e favorisce il diabete perché riduce i livelli di insulina (danno a livello delle cellule pancreatiche). Tra le donne, il rischio di malattia coronarica aumenta da 20 a 40 volte se associato all’uso di contraccettivi orali.
In gravidanza, inoltre, il fumo aumenta il rischio di mortalità fetale, riduce il peso alla nascita di circa 200-250 grammi rispetto alle non fumatrici e ostacola il normale sviluppo psico-fisico; inoltre aumenta il rischio di distacco di placenta, placenta previa, rottura precoce delle membrane e parto prematuro. Anche l’allattamento è a rischio: sembra che sia meno diffuso o che comunque duri meno; inoltre chi fuma produce meno latte".

E in Italia?
"Negli ultimi decenni la mortalità per tumori legati al fumo è stata in considerevole aumento, si è livellata nei maschi alla fine degli anni ’80 per poi diminuire. Nelle donne mostra invece una costante ascesa, riflettendo in tal modo gli andamenti del consumo di tabacco".

Quanto incide il fumo passivo?
"Anche il fumo espirato nell’ambiente determina svariati effetti negativi su coloro che lo inalano; un leggero aumento del rischio di carcinoma polmonare e un certo incremento del rischio di sviluppare patologie cardiovascolari e respiratorie. Inoltre è particolarmente pericoloso per i bambini: il fumo passivo dei genitori aumenta il rischio di infezioni respiratorie e di patologie asmatiche".

Come fare per smettere di fumare?
"Si può decidere di smettere di fumare in qualsiasi momento, anche se non è facile: due terzi dei fumatori vorrebbero farlo, ma non riescono. La nicotina infatti crea dipendenza (è considerata dall’OMS una sostanza psicoattiva), superiore a quella di eroina e oppiacei. Per questo molte persone possono trovarsi in difficoltà: smettere di fumare può determinare l’insorgenza di sintomi di astinenza (insonnia, irritabilità, ansia, cefalea e difficoltà di concentrazione).
In questi casi non si deve esitare a chiedere aiuto ad un Centro Antifumo: una struttura in grado di valutare le caratteristiche personali di ogni fumatore (età, numero di sigarette fumate, anni da fumatore, livello motivazionale e tipologia della dipendenza), allo scopo di strutturare un intervento personalizzato e specifico basato su un aiuto competente in grado di chiarire tutti i dubbi e le incertezze, consigliare una terapia farmacologica e offrire un supporto psicologico per imparare ad affrontare i momenti più difficili".

Come funziona il Centro Antifumo di Humanitas?
"Presso il nostro Centro Antifumo un team di specialisti composto da oncologi, otorinolaringoiatri, pneumologi e psicologi propone un percorso personalizzato per smettere di fumare. Il percorso prevede l’esecuzione della spirometria globale e della visita otorinolaringoiatra, allo scopo di escludere patologie già in atto. Al termine, viene eseguita una visita completa dallo specialista oncologo, con la misurazione del monossido di carbonio espirato (CO) e la valutazione di due questionari: il primo (test di Fagerstrom) per verificare la dipendenza da nicotina, il secondo per valutare il grado di motivazione ad intraprendere il percorso di disassuefazione dal fumo. Al termine della visita, viene consigliata la terapia farmacologica più adatta.
È prevista anche una prima visita con uno psicologo, necessaria per intraprendere il percorso antifumo con successo. Ulteriori controlli ambulatoriali vengono effettuati dopo 3, 6 e 12 mesi, con visita medica, controllo della spirometria e del monossido di carbonio espirato e la valutazione psicologica".

di Alessio Pecollo
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