Più insetti e meno carne: è la dieta del futuro

Cavallette, grilli, formiche, locuste, bruchi. A tavola. L’idea è di per sé disgustosa, ma i vantaggi sono molteplici. Gli insetti sononutrienti, facilmente reperibili, green perché producono poche emissioni nocive, poco costosi, utili perché possono essere usati per decomporre i rifiuti. Lo rivela la Fao nel rapporto “Insetti commestibili: prospettive future per la sicurezza alimentare e per il foraggio animale”.

Sono almeno 1.900 le specie attualmente consumate sullle tavole di Asia, Africa e America Latina. Una risorsa che non va sottovalutata considerando che entro il 2050 la popolazione mondiale arriverà a quota 9 miliardi, e il modo più semplice per sfamare tutti sarebbe mangiando più insetti. 

Il risparmio è notevole, sia dal punto di vista economico che ambientale, se si pensa che per produrre un solo chilo di carne di servono almeno 8 kg di vegetali (di più se si tratta di carne bovina), contro i 2 kg di vegetali che servono per nutrire un chilo di cavallette o locuste. 

Certo, non è facile abituarsi a questo possibile cambio di menù che salverebbe il mondo. Del resto in Europa, come negli Stati Uniti, Canada e Australia, non si mangiano abitualmente insetti anche se non mancano delle eccezioni: pensiamo al casu fraccicu, formaggio sardo coi vermi, o alla farfalla Zygaena, il cui ingluvie zuccherino veniva succhiato in Friuli Venezia Giulia fino a qualche decennio fa.

Chissà quindi se tra qualche anno larve e simili entreranno a far parte della cultura enogastronomica italiana.

Più insetti e meno carne: è la dieta del futuro