Pet Therapy

Labrador infermieri dei malati Alzheimer, gatti che combattono le cefalee infantili a suon di fusa, cavalli co-terapeuti nella guerra al disagio psicomotorio: ecco l’universo della Pet Therapy, quell’insieme di terapie che utilizzano come strumento di cura il contatto con gli animali.

La pratica di utilizzare cani e cavalli per alleviare alcune forme di disagio psico-fisico ha radici antiche, ma solo a metà degli anni ’50 viene formalizzata come scienza dallo psichiatra infantile Boris Levinson. Già nell’800 però gli straordinari effetti degli animali sui pazienti degli ospedali erano ben noti a personaggi illuminati come Florence Nightingale, la famosa infermiera che rivoluzionò il modo di assistere i malati. La Nightingale era "una gattara" e spesso portava i suoi piccoli amici, specie il persiano Bismark, a far visita ai pazienti negli ospedali, convinta fin da allora dei miracolosi benefici che i gatti portano a chi soffre. Perché la Pet Therapy cominci ad affermarsi anche in Italia bisogna aspettare la fine gli anni ’80, ma ancora oggi -nonostante stia facendo passi da gigante anche a livello legislativo – non ottiene i riconoscimenti che gli spettano.

E’ comunque importante fare una distinzione fra tra due tipi di Pet Therapy in campo medico-psicologico:

  • Animal-Assisted Activities (AAA), ovvero attività assistite dagli animali: si tratta di attività volte a migliorare la qualità di vita di alcune categorie di persone (anziani, ciechi, malati terminali, ecc.), con interventi di tipo educativo e/o ricreativo tramite l’incontro con animali da compagnia. Si va dal cane che accompagna il non vedente, al pappagallino da accudire per l’anziana ricoverata in un ospizio.
  • Animal-Assisted Therapy (AAT), ovvero terapie effettuate con l’ausilio di animali: in questo caso ci si trova di fronte ad un’attività  terapeutica vera e propria che ha come obiettivo il miglioramento delle condizioni di salute di un paziente. È una terapia di supporto che integra e rafforza le terapie mediche tradizionali. Pensiamo all’ippoterapia che dà risultati sorprendenti nella riabiltazione psico-motoria o alla delfinoterapia particolarmente efficace nei disturbi della comunicazione, nell’autismo e nella depressione.
     

Ma senza arrivare ai casi estremi, accarezzare un cucciolo, accudire un criceto, contemplare un pesce rosso o rifocillare una tartarughina è una svolta per riappacificarsi con il mondo.

 

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