Gioventù alcolica

Gioventù ad alta gradazione alcolica. Adolescenti che bevono sempre di più e iniziano sempre prima.
Lo dice l’Istituto Superiore della Sanità (ISS), che lo scorso aprile ha divulgato i dati dell’ultima ricerca condotta dal suo Osservatorio Nazionale Alcol. I numeri sono da allarme rosso: 9 ragazzi su 10 durante il week end bevono con l’unico scopo di procurarsi uno "sballo" low cost.

Il 42% dei ragazzi e il 21% delle ragazze che buttano giù alcol fino a ubriacarsi ha meno di 18 anni. Molti di loro sono peraltro policonsumatori, ossia mescolano vino, birra, cocktail e superalcolici in generale. Quanti? I ragazzi in media 4 bicchieri, le loro coetanee 3. Ma nella fascia under 18 le percentuali si capovolgono e così si scopre che se i maschi arrivano a 4 bicchieri e mezzo, le femmine ne totalizzano addirittura 6.

I fattori in gioco sono tanti. Bisogno di integrazione che non si sa bene come soddisfare (e "la bevuta" è vissuta come occasione di socialità, di aggregazione), desiderio di mettere alla prova i propri limiti, di aderire a stereotipi ritenuti vincenti. Basti pensare a quanti personaggi presi a modello dagli adolescenti finiscono sui giornali non tanto (o non solo) per le loro doti artistiche ma per i loro eccessi di bevitori/bevitrici. Si possono citare le immancabili Britney Spears e Amy Winehouse, ma anche ex protagonisti di pellicole formato famiglia, come Lindsay Lohan o Macaulay Culkin: il pubblico li ha conosciuti in film come Herbie, il Super Maggiolino e Mamma, ho perso l’aereo e poi se li è ritrovati nelle pagine di cronaca in perenne alternanza tra eccessi (alcolici e non solo) e tentativi di riabilitazione. 

A rischio soprattutto i giovanissimi

D’altra parte, l’indagine dell’Iss rivela che la percentuale di giovani che bevono ma restano sobri aumenta con l’età: tra i 19-24enni si ubriaca il 19% dei maschi e il 9% delle femmine, oltre i 25 anni il dato scende a 7,5% per i ragazzi e 5,5% per le ragazze. Numeri che possono essere letti come una conferma del fatto che crescendo si "mette giudizio", ma anche del fatto che i rischi maggiori li corrono proprio i giovanissimi, meno preparati di fronte alle conseguenze. Quando si dice giovanissimi si intende anche ragazzini appena usciti dalle elementari: secondo l’Istat, tra gli 11 e i 15 anni quasi il 20% degli intervistati ha assunto alcolici negli ultimi 12 mesi. Le intervistate che rispondono affermativamente si fermano a un po’ più del 15%, ma il dato già di per sé alto non basta a fotografare il grado di pericolosità. Nelle donne l’attività dell’ alcol deidrogenasi (l’enzima che metabolizza appunto l’alcol) è inferiore soprattutto a livello gastrico, e dunque i danni per la salute sono maggiori e le intossicazioni acute più frequenti.

Il fenomeno binge drinking: cause e conseguenze

Per tutti questi motivi, quando è stata presentata la ricerca dell’Osservatorio Nazionale Alcol, il suo direttore Emanuele Scafato ha puntato il dito sugli aspetti culturali del fenomeno, sulla forte accessibilità alle bevande, sul loro costo ridotto e sulla diffusione del rito degli happy hours, sui cospicui investimenti pubblicitari delle aziende contrapposti alla scarsità di mezzi disponibili per le campagne di prevenzione.
E sempre il presidente dell’Ossevatorio ha insistito sulla necessità di lavorare insieme – famiglia, scuola, legislatori – per una cultura istituzionale e sociale che riesca realmente a limitare le condizioni di rischio per i più giovani. Anche perché gli effetti di un consumo precoce e smodato di alcol – e soprattutto il cosiddetto binge drinking, la ricerca esplicita dello stordimento attraverso la bottiglia – sono di diverso tipo.Ci sono naturalmente quelli immediati, come le puntuali stragi sulle strade del week end. Ma ci sono anche quelli di "derivazione secondaria": con un nesso causa-effetto magari meno evidente ma non per questo da sottovalutare. Per esempio l’abbassamento della soglia di inibizione provocato dall’alcol induce i ragazzi ad avere rapporti sessuali compulsivi e non protetti (che li espongono a malattie e a gravidanze non desiderate), ad assumere sostanze stupefacenti, a lasciarsi andare a comportamenti aggressivi. In pratica, a una serie di condotte devianti che mettono seriamente in pericolo l’equilibrio psicologico e fisico (a queste età, la capacità di metabolizzare l’alcol è comunque ancora ridotta) di chi attraversa una fase di crescita già di suo molto critica. 

Il ruolo della prevenzione

Si crea insomma una sorta di spirale ad alto tasso alcolico, avvertono gli psicologi, i cui riflessi si ripercuotono sull’intero stile di vita, sul rendimento scolastico, su quel sentimento stesso di ansia che si è cercato di placare proprio col numero crescente di bicchieri.
Inoltre, l’assunzione di alcol da un lato interferisce sulla crescita della corteccia cerebrale, dall’altro – come tutte le abitudini che si consolidano in giovane età – rischia di diventare un comportamento reiterato e difficile da debellare (si calcola che chi comincia a bere prima dei 15 anni abbia una probabilità 4 volte maggiore di diventare dipendente). Fondamentale quindi, come si diceva, il ruolo della famiglia, della scuola, della società. Bisogna giocare d’anticipo trasmettendo un modello comportamentale positivo, di controllo degli impulsi, di consumo consapevole e graduale. Chi lavora nell’ambito della prevenzione non smette di ripeterlo: le normative e i divieti sono fondamentali, ma più delle proibizioni contano l’educazione, la responsabilizzazione, l’informazione.

A cura di
Laura Taccani

 

Fonte:

Gioventù alcolica