Nutraceutica: gli alimenti-farmaco per prevenire l’invecchiamento

Prevenire l'invecchiamento è possibile, grazie alla nutraceutica, che cura il corpo attraverso gli alimenti

La Nutraceutica è una disciplina che utilizza i principi attivi contenuti negli alimenti, per bloccare e trattare le malattie, ma soprattutto per rallentare il processo di invecchiamento. Il termine nasce dalla fusione di “nutrizione” e “farmaceutica”, per indicare un nuovo modo di curarsi mangiando. I prodotti nutraceutici sono spesso definito come “alimenti-farmaco”, poiché possiedono non solo proprietà nutritive, ma soprattutto terapeutiche. Consentono infatti di prevenire e curare patologie e problemi che spesso si presentano con l’avanzare dell’età.

Ne parliamo con il professor Giovanni Scapagnini, docente di Biochimica Clinica presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi del Molise e membro del Direttivo SINUt (Società Italiana di Nutraceutica).

Professor Scapagnini, sconfiggere l’invecchiamento è forse il più grande sogno dell’essere umano. Ma chi è questo “nemico invisibile”?

Da un punto di vista biologico l’invecchiamento è la riduzione della capacità di organizzazione del sistema vivente, quindi una perdita graduale di funzione. Le cause restano in parte un mistero, ma si sa per certo che dietro all’invecchiamento ci sono variabili di tipo genetico e ambientale. Da qualche anno, si parla anche di variabili epigenetiche, un mix tra genetica e ambiente, ovvero come le situazioni ambientali influenzino la genetica dell’individuo, peggiorando il suo stato di salute o predisponendolo ad un invecchiamento patologico. Ricapitolando, la capacità di reagire agli stress ambientali costituisce la giovinezza, mentre la sua perdita rappresenta l’invecchiamento.

Che ruolo ha il cosiddetto “stress ossidativo”?

Per spiegare l’invecchiamento sono state sviluppate tantissime teorie. Quella più importante chiama in causa proprio lo stress ossidativo e i famosi “radicali liberi”

Una parola che circola, ma di cui pochi conoscono il significato…

I radicali liberi sono molecole altamente reattive dell’ossigeno o dell’azoto, due gas che usiamo per vivere. Le forme di radicali liberi più conosciute, legate all’ossigeno, sono scorie prodotte durante la respirazione cellulare. In pratica, noi utilizziamo l’ossigeno per produrre energia e questo meccanismo comporta la produzione di radicali liberi. In condizioni normali non sono dannosi, perché l’organismo riesce a “tamponarli”. Ma se, nel tempo, perde questa capacità o – a causa dello stress ambientale – la quantità di radicali liberi aumenta eccessivamente, questi diventano aggressivi e creano danni irreversibili. Si parla, in tal caso, di stress ossidativo, cioè la mancanza di equilibrio tra la produzione dei radicali liberi e la capacità dell’organismo di tenerla a freno grazie al suo arsenale di sostanze antiossidanti.

Cosa possiamo fare a tavola contro lo stress ossidativo?

La teoria dei radicali liberi da sola non basta a spiegare l’invecchiamento, così come l’antiossidante in sé non è l’elisir di giovinezza. Esistono, però, nuovi approcci che studiano l’efficacia di alcune sostanze antiossidanti presenti nei cibi, in grado di contrastare l’invecchiamento. La biologia molecolare, infatti, misura una serie di parametri in funzione di quello che si è mangiato, con risultati eccezionali. Studiando, per esempio, l’efficacia di alcuni cibi su un ampio numero di persone, è emerso che la dieta mediterranea è molto utile nella prevenzione di alcune patologie croniche della terza età (cardiovascolari, oncologiche, neurodegenerative). L’invecchiamento in salute, cioè la medicina preventiva, è il grande tema del futuro. Ricordo che i dati prospettici sull’Alzheimer da qui al 2050, forniti dal meeting dell’Alzheimer Association di Washington, parlano di una triplicazione dei casi: se non si riuscisse a invertire questo trend, il sistema sanitario americano andrebbe in bancarotta!

Gli antiossidanti possono dare una mano?

Il concetto di antiossidante che si limita a spazzare via i radicali liberi è ormai superato. Le sostanze realmente interessanti dal punto di vista nutraceutico, sia quelle che si trovano nei cibi, sia quelle utilizzate sotto forma di integratori, hanno senso solo come stimolatori delle difese antiossidanti endogene, cioè delle naturali difese dell’organismo. La dieta mediterranea – non quella “tutta pasta”, ma quella del modello di Creta, a base di olio di oliva, pesce e verdure – vanta una sostanza più interessante dell’altra: l’oleocantale estratto dall’olio d’oliva, antinfiammatorio più potente dell’ibuprofene, o il resveratrolo, il polifenolo contenuto nell’uva, in grado di attivare le “sirtuine”, proteine che difendono il Dna cellulare dallo stress ossidativo, aumentando la longevità. I polifenoli sono centinaia, solo in natura ne sono stati identificati 400mila: c’è ad esempio la quercitina, la curcumina, cioè il pigmento giallo del curry, che difende il cervello dall’Alzheimer. Si tratta di un mondo sconfinato e ricco di potenzialità.

Sostanze esterne che stimolano le proprie difese interne: è il principio ispiratore della nutraceutica, colonna portante della medicina anti-aging?

In un certo senso sì, visto che la nutraceutica è la scienza che studia i principi attivi contenuti nei cibi o nelle piante, che possono essere utilizzati per migliorare la nostra salute. Rappresenta la nuova farmacologia, che unisce la scienza della nutrizione alla clinica medica. Spesso, però, non c’è neppure bisogno di arrivare a sviluppare nuovi farmaci: basta sfruttare i cibi con una dieta mirata, o estrarre una parte di questi composti e trasformarli in integratori, caratterizzati da livelli di efficacia e sicurezza estremi. La berberina, alcaloide presente in molte piante, ha un’azione anti-colesterolo paragonabile alle statine. E che dire degli omega 3, acidi grassi polinsaturi estratti al pesce, che regolarizzano i trigliceridi e proteggono il cuore?

Medicina anti-aging, medicina del futuro?

Il termine è stato coniato negli Stati Uniti negli Anni ’90 da un gruppo di medici, convinti di poter invertire il processo di invecchiamento e per questo criticati dalla medicina ufficiale. Al di là del termine, la finalità della medicina anti-aging è interferire sui processi di invecchiamento per consentire un sano invecchiamento. Gli americano lo chiamano ‘healthy ageing’, cioè invecchiamento in salute. Questa scienza del futuro si fonda su due grosse branche della medicina: quella predittiva, cioè la possibilità di monitorare l’andamento del proprio invecchiamento stabilendo in anticipo a quali problemi di salute si andrà incontro, e quella preventiva, che nel suo bagaglio terapeutico dovrebbe fare manbassa di prodotti nutraceutici. È la reale possibilità di prevenire l’insorgenza di una malattia in un individuo sano, guidando il suo invecchiamento verso la salute. A patto di investire nella ricerca e di sfruttare fino in fondo la grande esperienza accumulata dai ricercatori italiani nella nutraceutica.

A cura di
Alma Galeazzi

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