Mercurio nel pesce: l’aumento dei livelli colpa della pesca eccessiva e del cambiamento climatico

A rendere noto il preoccupante quadro è un recente studio condotto da un team scientifico dell'Università di Harvard

Negli ultimi decenni è diminuita la quantità di mercurio nei mari. Per contro, è cresciuta notevolmente la presenza del suddetto metallo nel pesce. Tra le specie che risultano contaminate è possibile ricordare il tonno rosso e il merluzzo.

Questo è il quadro, senza dubbio allarmante, emerso grazie a uno studio condotto da un team scientifico dell’Università di Harvard. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulle pagine della rivista Nature.

Gli esperti del famosissimo ateneo – stiamo parlando di una delle migliori università del mondo – hanno analizzato nello specifico la situazione del braccio di mare del Golfo del Maine, sul quale si affacciano città come Boston e Portland. La scelta di analizzare il tonno rosso e il merluzzo non è stata casuale. Si tratta infatti di due specie ittiche accomunate non solo dal fatto di condividere il medesimo ecosistema, ma anche una catena alimentare pressoché uguale.

Quello che è stato scoperto è tutto tranne che positivo. Gli studiosi di Harvard hanno infatti riscontrato che, negli ultimi tre decenni, la concentrazione di metilmercurio, derivato inorganico ed estremamente tossico del suddetto metallo, è aumentata del 23% nel merluzzo e del 27% circa negli esemplari di tonno rosso.

A cosa è dovuta questa crescita? Secondo gli autori dello studio, a contribuire alla creazione di tale situazione ci hanno pensato diversi fattori. Tra i principali è possibile ricordare l’eccessivo aumento della pesca delle aringhe che, a partire dagli anni Settanta circa, ha portato i pesci sopra ricordati (e molti altri) a concentrare i propri sforzi di predatori verso specie come le sardine, i calamari, le alose, contraddistinte da un’alta concentrazione di mercurio.

Un’altra causa da non dimenticare è il cambiamento climatico, che ha portato a un aumento della temperatura dell’acqua. Gli studiosi di Harvard hanno sottolineato che quest’ultimo aspetto ha come conseguenza un incremento dell’appetito da parte dei pesci, situazione che, a sua volta, implica una maggior tendenza ad assumere mercurio.

I risultati sono stati commentati mettendo in luce diversi aspetti. Il primo riguarda l’importanza di non generalizzare, in quanto la situazione può cambiare a seconda delle specie e della loro catena alimentare. Al netto di queste differenze, gli esperti raccomandano in ogni caso di fare attenzione al rischio di assuzione di metilmercurio soprattutto se si è in gravidanza o se si sta pianificando la gestazione.

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