Mastoplastica, ecco quali sono i rischi di questo intervento

Dottor Mariano Bormioli descrive in cosa consiste questa operazione chirurgica e perché ci si sottopone

Ogni anno in Europa si eseguono 150mila interventi di mastoplastica additiva, negli Usa addirittura 280mila. Ma ritoccarsi il seno è un intervento sicuro? Lo si può affrontare a cuor leggero o ci sono rischi dei quali è meglio tenere conto? Lo abbiamo chiesto al dottor Mariano Bormioli, direttore dell’unità di Chirurgia Plastica e Maxillo Facciale dell’Azienda ospedaliera Santa Corona di Savona e presidente uscente della Sicpre, la Società italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica che ha tenuto pochi giorni fa il suo 58esimo Congresso (nel quale si è parlato dei 20 anni del botulino, di “allotrapianto” da donatori defunti, di trapianti di faccia e mano, di biotecnologie e medicina rigenerativa).

Anzitutto, possiamo fare chiarezza su chi opera?
Ci tengo a chiarire che in nessun Paese al mondo esiste la specialità in chirurgia estetica: il percorso formativo parte dalla laurea e prosegue con la specializzazione in una serie di attività tra le quali quelle con finalità estetiche. Ma non esistono chirurghi solo estetici: è importante saperlo per non finire nelle mani di chi il corretto percorso formativo non l’ha fatto.

Il Congresso ha “festeggiato” i 50 anni delle protesi mammarie: come si sono evolute?
In questo mezzo secolo si è andati alla ricerca del materiale più inerte, che dà meno fastidio all’organismo, il più naturale ma anche il più duraturo e resistente.

Che è?
Il solito vecchio caro silicone, lavorato e trasformato in un gel coesivo rivestito di tre membrane di protezione. La forma delle protesi poi si è molto diversificata per avere quella ideale per ogni esigenza femminile… o maschile.

La mastoplastica additiva è diventata un intervento di routine?
Direi proprio di sì. Un intervento da affrontare a mente sgombra, purché dopo aver consultato uno specialista che spieghi miracoli ma anche problemi e svantaggi.

Facendo un elenco di ” quel che potrebbe andare storto»: cosa considerare prima dell’intervento?
Per prima cosa l’età della paziente: deve aver raggiunto la maturità nello sviluppo e la situazione deve essere stabile.

C’è anche un limite verso l’alto?
Per carità, no. Addirittura si parla di “protesi dopo la pensione”.

Altre precauzioni “pre”?
Valutare se in famiglia c’è una storia di carcinomi alla mammella. Si fa un profilo genetico e si eseguono controlli pre-operatori approfonditi (ecografia, ecografia ad alta definizione e mammografia), così da non lavorare su un “terreno minato”. Se si rinviene qualcosa, meglio “bonificare” il sito e poi pensare alle protesi.

Attenzioni per il “durante”?
Non si dice mai una cosa importante: che bisogna aspettare sei mesi dal parto o, se si è allattato, dall’ultimo mese di allattamento. Poi si usano delle precauzioni con le forti fumatrici perché la vascolarizzazione di una tabagista all’ultimo stadio è più critica e gli interventi vengono sempre un po’ peggio (guarigione più lenta, formazione di ulcere). Inoltre, ci può essere un’intolleranza ai materiali protesici – succede circa nel 2% dei casi – o una tendenza individuale a reazioni negative o cattive cicatrizzazioni.

Cosa potrebbe succedere dopo?
Il problema più importante è un’eventuale infezione. Questa può essere precoce, correlata al tessuto d’incisione, e si manifesta entro 15 giorni; ma può essere anche tardiva – con un’incubazione che può durare anche tre o quattro anni -, causata da batteri “dormienti” attorno alla protesi che si svegliano e possono dare la “capsulite”, la contrattura della capsula intorno alla protesi, o veri e propri ascessi.

La frequenza delle infezioni varia a seconda della via d’inserimento della protesi?
Sembrerebbe che passare attraverso l’areola e l’ascella, in quanto orifizi naturali, comporti una maggiore frequenza di contaminazione. La zona più “tranquilla” per l’incisione risulterebbe quella del solco sottomammario.

Ci sono differenze di reazione tra razze ed etnie?
Solo relativamente alla cicatrizzazione. Alcune etnie producono maggiori reazioni e cicatrici e più frequenti incapsulamenti, anche se non si può generalizzare e quindi occorre guardare alle storie personali.

Le protesi hanno una durata massima o necessitano di una qualche forma di «manutenzione»?
Si batte molto su questo ma è un aspetto puramente commerciale: non c’è una garanzia di durata infinita, ma le protesi non hanno data di scadenza né si può fare alcun tagliando.

Le ipotesi di rottura ed esplosione sono realistiche? Se avvengono che rischi si corrono?
Con gli attuali materiali non ho mai visto alcuna rottura spontanea, mentre ho dovuto sostituire protesi rottesi in incidenti stradali o sportivi. La sostituzione non dà problemi, soprattutto con i gel coesivi: per intederci, questi si comportano come le caramelle alla frutta, i fruttini, che se li taglia metà ripieno sta a destra e metà a sinistra. Prima invece le protesi erano come le caramelle ripiene, che se le taglia il succo si spande.

Il ritocco al seno è reversibile?
La riduzione è abbastanza frequente: è assultamente normale, anche se comporta nuove cicatrici.

Quanto sono frequenti gli interventi al maschile per aumentare o ridurre il «seno»?
Quelli additivi sono riservati quasi esclusivamente ai transessuali. Più spesso capita di intervenire per la ginecomastia, una ipertrofia della ghiandola mammaria nell’uomo legata per lo più a problemi alimentari e metabolici. Ci sono dei ragazzi che hanno una bella terza e fanno invidia alle sorelle, ma si trovano a disagio in pubblico, così si fanno fare una mastoplastica riduttiva. Ovviamente non ci sono le protesi, quindi il problema sono le cicatrici ed eventualmente le asimmetrie. Alle quali sono molto sensibili anche le donne…

Ma naturalmente seni e pettorali sono spesso diversi tra loro
Vero, ma in natura lo si accetta. Da noi invece la gente viene e dice: “Mi sono fatta operare apposta e ora…”.

La “novità” del lipofilling, il trapianto del proprio tessuto adiposo
E’ una cosa che ha 50 anni, inizialmente concepita per un semplice incremento volumetrico. Da allora però i biologi hanno chiarito che le cellule prelevate e iniettate altrove non sono solo di grasso ma anche “staminali periferiche” (che non hanno niente a che vedere con le staminali del midollo o del funicolo). Queste sono di grande interesse perché in un ambiente adatto fanno partire delle “induzioni” di tipo riparativo, oltre al mero riempimento. Si può quindi usare il lipofilling per curare ad esempio ustioni e cicatrici.

Questa operazione comporta dei rischi?
Se “ricaricata” con fattori di crescita potrebbe essere oncogena. Per questo dovrebbe avvenire in centri di medicina seria ed non essere promossa come imbonimento, cosa che spesso accade nella chirurgia estetica con danno economico dei pazienti e professionale degli operatori preparati.

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