Mappa del sonno, le under 30 dormono di più

A fornire preziosi dati in merito ci ha pensato uno studio condotto da un team dell'Università di Helsinki

Quante ore dormono i giovani nei vari Paesi del mondo?

A questa domanda ha tentato di rispondere un team scientifico attivo presso l’Università di Helsinki, conducendo uno studio i cui dettagli sono stati pubblicati sulle pagine della rivista scientifica Sleep Machine.

Gli esperti hanno preso in considerazione i dati di 17.355 soggetti di età compresa tra i 16 ei 30 anni (il 56% del campione era composto da adolescenti di sesso femminile e da giovani donne). Ricorrendo a dei dispositivi indossabili, è stata misurata la durata del sonno, così come il cronotipo e il sonno recuperato durante il fine settimana (noto anche come social jet lag).

A un follow up di 14 giorni, è stato possibile notare notare che i soggetti 30enni dormivano mediamente 24 minuti in meno rispetto ai 16enni. Per dare qualche numero preciso, secondo questo studio gli adolescenti dormono più o meno 7 ore e 53 minuti a notte, mentre i 30enni “solo” 7 ore e 29 minuti.

La ricerca ha evidenziato delle differenze anche dal punto di vista geografico. L’equipe che ha condotto lo studio, coordinata dalla Dottoressa Liisa Kuula-Paavola, ha infatti scoperto che, negli anni di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, si tende a dormire di più nel Vecchio Continente e in Nord America. In Asia, i giovani hanno invece l’abitudine di dormire di meno. Ulteriormente diversi sono i ritmi sonno-veglia in Oceania, dove è frequente coricarsi non troppo tardi e alzarsi nelle prime ore della mattina.

Per quanto riguarda invece le discrepanze tra i due sessi, è il caso di specificare che, in generale, le adolescenti e le giovani donne dormono di più in confronto ai soggetti di sesso maschile monitorati nel corso dello studio.

Commentando i risultati del suo lavoro, la dottoressa Kuula ha notato che, in linea di massima, le differenze geografiche non sono apparse particolarmente influenti. Ha inoltre evidenziato che tra una cultura e l’altra non varia più di tanto la necessità di dormire. Le maggiori differenze sono state riscontrate per quanto riguarda il tempo dedicato al sonno.

Il team scientifico da lei guidato, che si è avvalso dei dati forniti da alcuni accelerometri Polar Electro, ha concluso che sia la durata sia i tempi del sonno rispondono a chiari modelli di sviluppo e che quest’affermazione vale soprattutto durante la prima età adulta.

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