Lo sport più giusto per un bimbo? Quello divertente

Calcio, basket, tennis. Qualche consiglio utile per scegliere la disciplina migliore per vostro figlio

«Qualsiasi attività va bene, purché il bambino si diverta e prenda l’abitudine di muoversi». Basterebbe questa affermazione del professor Eugenio Baraldi – specialista in pediatria, allergologia e immunologia, medicina dello sport e responsabile dell’Unità di allergologia e malattie respiratorie infantili presso il dipartimento di pediatria di Padova – per tranquillizzare tutti i genitori che in questo periodo cercano di orientarsi nella selva di proposte sportive dedicate ai più piccoli. Nuoto o karate? Danza o pallavolo? Calcio o basket? Tennis o pattinaggio? Perché se far fare sport ai figli è diventato un imperativo categorico – ma guai a “caricarli” troppo, altrimenti vengono su stressati! -, più difficile è scegliere quello giusto. Primo problema risolto, dunque, lo sport giusto è quello che piace al bambino. Smontato anche il mito dello sport “perfetto”, quello che garantirebbe una crescita armonica come nessuno, giacché – udite, udite! -, il nuoto non fa bene a tutti i bambini.

Ma come! Generazioni di genitori hanno cresciuto i loro bambini a pane e cloro partendo dal presupposto che “Il nuoto è lo sport più completo”…
Non è così. La piscina non fa sempre bene e soprattutto non fa sempre bene a tutti i bambini indistintamente. Il cloro potrebbe facilitare l’insorgenza di una componente asmatica. Più precisamente, respirare aria contenente derivati del cloro altererebbe la permeabilità dei bronchi, favorendo sensibilizzazioni di tipo allergico e predisponendo i soggetti esposti all’asma. Quindi, pur senza allarmismi, direi no al nuoto a tutti i costi, soprattuto per i bambini più piccoli.

Spesso invece si comincia sempre più presto – anche a pochi mesi – a frequentare le piscine con corsi di acquaticità…
Essendoci questo dubbio sul fatto che il cloro possa favorire l’insorgenza di asma, tanto più piccoli sono i bambini, tanto più sono suscettibili alle sensibilizzazioni. Insomma: portare un bambino di nove mesi a fare nuoto, che mi pare più che altro una moda del momento, non mi sembra una buona idea.

Stabilito che il nuoto non si è da considerare lo “sport universale”, che attività sceglire per il bambino?
Quella che lo fa divertire, quella che gli piace! Quando il bambino è piccolo è fondamentale la componente ludica dello sport. Se poi un bambino timido viene indirizzato a uno sport di squadra che lo aiuti ad aprirsi e socializzare, tanto meglio. Ma è lui a dover scegliere – nei limiti del possibile – che attività praticare. Anche un piccolo asmatico – naturalmente in casi medio-lievi e non gravi – deve sentirsi libero di scegliere: è vero che il suo problema può essere limitante, ma basta essere preparati. Se vuole fare calcio, lo faccia pure, basta che prima di entrare in campo faccia uno “spruzzetto” dall’inalatore. È quella che noi chiamiamo premedicazione.

Quali sono i benefici sulla salute del bambino nel praticare un’attività fisica?
Ogni sport, se fatto con criterio, concorre a una crescita armoniosa. Ma, più di ogni altra cosa, praticarlo è fondamentale per l’impostazione della vita del bambino, che deve sapere che c’è un momento per fare attività fisica nella sua giornata, nella sua settimana. Il movimento deve diventare fin da piccoli un’abitudine, uno stile di vita: solo così si può prevenire l’obesità infantile e, in futuro, itertensione e altri problemi.

Posto che ci sia un “troppo poco” movimento, esiste anche un “troppo”? Un bambino che sia iscritto a due corsi e si alleni, poniamo, quattro volte alla settimana mette il suo corpo troppo sotto pressione?
Non più di tanto. A preoccuparmi di più in questo caso sarebbe la componente stress. L’agonismo richiede molto impegno non solo fisico, ma anche emotivo: e spesso i genitori chiedono “troppo” ai loro figli.

Negli anni Ottanta andava di moda la “ginnastica correttiva”, che adesso sembra essere sparita dal ventaglio delle proposte. Come mai?
Diciamo che probabilmente ci si è resi conto che in caso di problemi specifici occorre un intervento specifico, ma in questo caso è meglio parlare di fisioterapia. L’idea di una generalizzata ginnastica correttiva ha sicuramente perso di valore.

Abbiamo parlato del bambino allergico, qualche giorno fa Federasma ha lanciato un allarme sul rientro a scuola, sottolineando come le classi siano piene di possibili allergeni…
L’allarme mi sembra un tantino eccessivo. Piuttosto è vero che si parla di “epidemia di settembre” per quanto riguarda l’asma, ma è un fenomeno spiegabile diversamente. Il bambino asmatico si solito d’estate sta molto meglio, con l’autunno e le prime infezioni respiratorie si ha un picco di recrudescenze. Per i soggetti allergici bisogna anche tenere conto del fatto che in autunno gli acari si riproducono di più.

E se un piccolo alunno ha un attacco d’asma in classe?
Purtroppo la legislazione su questo punto non è chiara, perché le insegnanti non hanno la responsabilità e la preparazione per intervenire, ma è anche vero che se ci sono problemi urgenti devono somministrare il farmaco per non cadere nel reato di omesso soccorso. Occorrerebbe fare un po’ di chiarezza, magari nel frattempo conviene preparare delle piccole “istruzioni per l’uso” da lasciare in classe.

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