Schiavi della distrazione: liberarsi dalle tecno dipendenze

La vita è un continuo bombardamento di stimoli. Ma ritagliarsi un'oasi di pace è possibile. Ecco come

Quando è stata l’ultima volta che siamo riusciti a concentrarci totalmente su una qualsiasi attività per più di una manciata di minuti senza venire interrotti o semplicemente distratti da stimoli esterni? Difficile dirlo. Computer, smartphone, TV, ma anche radio, lettori mp3. La nostra vita è dominata dagli stimoli tecnologici, fossero anche semplici spie che ci avvertono che l’allarme di casa è correttamente inserito o che la batteria dello spazzolino elettrico si sta scaricando.
Abbiamo veramente bisogno dell’ennesimo trillo che ci avverte che un nostro ex compagno di classe ha commentato la foto in cui un altro nostro ex compagno di classe ci ha taggati, sull’onda dell’entusiasmo per la reunion del liceo? La risposta è no, potremmo farne sicuramente a meno. Potremmo, ma non è così semplice liberarsi dell’onnipresente rumore di fondo causato dalla tecnologia che ci circonda.
Quello che possiamo fare, con un po’ di impegno, è ritardare la quotidiana invasione di stimoli e ritagliarci momenti di silenzio tecnologico nell’arco della giornata seguendo queste 5 semplici regole.

Il risveglio tech-free

Appena svegli cerchiamo di stare lontani da computer, tablet e smartphone. Qualsiasi cosa sia successa durante la notte, può aspettare un’altra oretta. Facciamoci una doccia, gustiamoci la colazione e dedichiamoci a noi stessi. Riprendiamo il contatto con il mondo, quello reale, quello fatto di luci, suoni, profumi. Lasciamo correre la mente ai sogni della notte passata, ai ricordi o ai progetti futuri.
Il cellulare può aspettare, soprattutto se la sera prima ci siamo ricordati di metterlo in modalità volo.

E a proposito di cellulare

Siamo davvero sicuri che ci servano tutte quelle notifiche? Perché il nostro smartphone da oggetto utile per tenererci in contatto con il mondo si è trasformato in un incubo ingestibile? Sembra di avere a che fare con un moccioso capriccioso che ha costantemente bisogno di attenzioni. Ogni nuova notifica è come se fosse un nuova richiesta: ehi, guardami! Tizio ti ha scritto! Ehi, ci sei? Guarda che Caio ha postato una foto! Prontoooo! Sempronio ti vuole taggare!
Ci interessano davvero tutte quelle notifiche? Sicuramente no e un buon punto di partenza è disattivarle tutte. Esatto, tutte quante. Passato il primo momento di smarrimento potete sempre riattivare quelle essenziali. E chi lo sa, potrebbe anche capitare che decidiate di non riattivarne nessuna.

Zone off limits

Dai, ammettiamolo, il bagno è il luogo principe per utilizzare lo smartphone. Il che è un male. Per almeno due motivi. In primo luogo è pericoloso portarli in bagno (chi di noi non ha mai fatto cadere, o rischiato di far cadere, il cellulare nella tazza?). E in secondo luogo è anti igienico. Già i cellulari sono un ricettacolo di batteri; se poi pensiamo che quello stesso oggetto che abbiamo appena usato sul WC alla prima telefonata si troverà a pochi millimetri dalla nostra bocca… Beh, traete da voi le vostre conclusioni.

Quindi perché non approfittarne per dichiarare il bagno zona off limits per la tecnologia?

Il lusso di potersi annoiare

La prossima volta che salite sull’autobus o sulla metro, provate a resistere alla tentazione di tirare fuori cellulare, tablet, ipod, ebook reader. Guardatevi intorno, osservate gli altri passeggeri. Oppure, perché no, non fate assolutamente nulla. Vi ricordate l’ultima volta che vi siete annoiati? No, vero? Ormai è praticamente impossibile provare quella genuina noia tipica delle piovose domeniche pomeriggio di quando eravate bambini.
Cominciate a farlo per una fermata, poi per due e così via. Potreste anche arrivare a scendere una fermata prima e a farvi l’ultimo pezzo a piedi, resistendo alla tentazione di barricarvi dietro le cuffie del lettore mp3.

Il multitasking è il male assoluto

Noi umani non siamo fatti per il multitasking. Non quello tecnologico almeno, visto che generazioni di mamme potrebbero dimostrarci il contrario per come hanno sempre saputo districarsi tra mille impegni tutti a massima priorità.

La nostra natura è sostanzialmente quella di lavorare in serie, non in parallelo. E se negli uffici moderni ci è impossibile immaginare scenari diversi da quelli che ci vedono impegnati a correggere una presentazione mentre rispondiamo al telefono e teniamo d’occhio le notifiche mail, nella vita privata dobbiamo cercare di porre un freno al multitasking.

Second screen lo chiamano, che spesso diventa anche third screen. Tutto il male della tecnologia concentrato nel soggiorno di casa. Perché ormai non ci accontentiamo più di guardare semplicemente la Tv. No, dobbiamo commentare la trasmissione in tempo reale sui social, mentre magari sfogliamo distrattamente una rivista digitale sul nostro tablet.

Ne abbiamo davvero bisogno? Sentiamo davvero la necessità di condividere le nostre impressioni in tempo reale con amici, conoscenti e perfetti sconosciuti che nemmeno ci ricordiamo come siano finiti tra i nostri contatti?
Ok, Sanremo è Sanremo e la finale di X-Factor merita sempre qualche commento sagace su Twitter. Ma se proprio vogliamo condividere l’ultima puntata di Grey’s Anatomy con le amiche, possiamo sempre invitarle a casa.

E perché non ritagliarci una sera a settimana in cui semplicemente guardiamo un film. Magari su DVD; come si faceva una volta, quando si affittava un titolo e quello era e non è che potevi mollarlo a metà perché magari su Netflix trovavi qualcosa di meglio.

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