La vespa killer arriva anche in Italia: come difendersi

Originaria della Cina, la vespa velutina sta per invadere anche il nostro Paese con grave pericolo per l'uomo e la biodiversità

Si chiama vespa velutina, ma è anche nota come “calabrone killer“, perché particolarmente pericolosa anche per l’uomo dato che non ha nemici naturali. Originaria della Cina, quest’estate invaderà anche l’Italia. Già l’anno scorso era stato lanciato l’allarme, quando alcuni esemplari passando dalla Francia avevano oltrepassato le Alpi, mostrandosi in alcune regioni del Nord Ovest come Piemonte e Liguria (quest’estate dovremo fare attenzione anche al virus Zika).

La vespa velutina può essere confusa con un normale calabrone, ma può essere distinta, come sottolineano gli esperti,  perché è più piccola, è lunga circa 3 centimetri (contro i 4 centimetri del calabrone) e ha colori diversi: antenne nere e zampe bicolori giallonere.

Il calabrone killer è particolarmente pericoloso sia per la biodiversità vegetale, perché attacca le colture basate sull’impollinazione delle api, che per l’uomo. Gli specialisti hanno ribadito infatti che

si tratta di una specie aggressiva che può infliggere punture pericolose, potenzialmente letali per l’uomo.

In Italia nove persone su dieci sono punte almeno una volta nella vita da vespe, api o calabroni. E 8 su 10 possono sviluppare una reazione allergica di varia gravità: da sintomi locali importanti allo choc anafilattico, fino alla morte. Nel nostro Paese ogni anno sono accertati almeno 10 decessi a causa delle conseguenze di una puntura da imenottero (dritte per eliminare un vespaio).

A maggior ragione è bene difendersi da insetti, come la vespa velutina, ancora più aggressivi e pericolosi (e anche da altri insetti come le zanzare). Su questo fronte sono intervenuti FederAsma e Allergie Onlus, anche attraverso una pagina Facebook, con la campagna Punto nel vivo. Massimo Alfieri, presidente della Associazione, ha spiegato:

Desideriamo che Punto nel vivo segnali una volta ancora ai cittadini e alle istituzioni la necessità di correggere un problema che vede l’Italia muoversi a 2 velocità nell’accesso a importanti terapie salvavita. Ci riferiamo all’immunoterapia specifica che a oggi non è rimborsata in tutte le regioni italiane, pur rappresentando secondo gli esperti l’unica terapia in grado di regolare la risposta immunitaria nei soggetti allergici, proteggendoli da successive reazioni nel lungo termine.

 

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