La tiroide in gravidanza: cosa cambia?

La tiroide in gravidanza ed i rischi che possono insorgere sono aborti spontanei e parti prematuri, ecco alcuni consigli alle future mamme

La tiroide in gravidanza: i rischi relativi a tale problematica possono manifestarsi sotto diverse forme e sono causati da un malfunzionamento delle ghiandole della tiroide. L’ipotiroidismo può essere responsabile di un deficit intellettivo del neonato. A tal proposito è fondamentale seguire tutte le dovute accortezze. Innanzitutto è molto importante apportare all’organismo il giusto fabbisogno di iodio di cui necessita, poiché questo incide sul corretto funzionamento della tiroide. E’ proprio il periodo della gravidanza a richiedere maggiore attenzione nel caso in cui si è soggetti a tali disagi.

Si tratta di un periodo molto delicato in cui l’organismo inizia a manifestare esigenze differenti. E’ indispensabile quindi mantenere in salute la tiroide in correlazione allo sviluppo del feto, onde evitare eventuali peggioramenti. Durante il periodo della gravidanza la tiroide è esposta a maggiore pressione da parte dell’organismo, poiché deve svolgere una doppia funzione sia per la madre che per il piccolo in grembo. E’ consigliabile eseguire il monitoraggio della funzione tiroidea e dell’ormone TSH sia prima che durante il periodo di gestazione. Il 7,8% delle donne che soffre di ipotiroidismo durante l’età fertile manifesta un’attività tiroidea più scarsa con conseguente aumento dell’ormone TSH.

Nonostante ciò, nella maggior parte dei casi non si manifestano sintomi specifici, a patto che non vengano eseguiti analisi dettagliate. L’ipertiroidismo, ovvero un’alterazione dell’attività della ghiandola tiroidea non è da sottovalutare soprattutto durante la gravidanza, poiché può aumentare il rischio di aborto spontaneo, mortalità perinatale, nonché parto prematuro. Non è da escludere un deficit relativo al quoziente intellettivo del piccolo. Un alto tasso di iodio è dunque indispensabile per alleviare questa sintomatologia.

Il fabbisogno giornaliero di iodio di un adulto prevede una quantità di 150 microgrammi, mentre durante la gravidanza e l’allattamento aumenta a 250. Per questo gli esperti consigliano di mettere in atto una vera e propria prevenzione, ovvero eseguire la iodioprofilassi precedentemente alla gestazione. La tiroide in gravidanza ed i rischi che può comportare implicano dunque di non trascurare eventuali sintomi ed eseguire con regolarità tutte le diagnosi necessarie, al fine di gestire al meglio la dolce attesa e tutelare nel miglior modo possibile la salute del nascituro.

La tiroide in gravidanza: cosa cambia?