La pillola di terza generazione è dannosa?

Quando la francese Marion Larat, 25 anni, cominciò ad assumere una pillola anticoncezionale a basso dosaggio per curare alcuni problemi di acne, anche dopo aver letto le controindicazioni e gli effetti collaterali sull’apposito foglietto, non si immaginava certo a quali conseguenze sarebbe andata incontro. Durante la cura infatti venne colta da ictus e divenne disabile al 65%.
E l’ultimo caso, e il più eclatante, degli effetti dannosi di questo tipo di pillola, anche perché la ragazza ha fatto causa all’azienda produttrice del farmaco, per "danni involontari alla sua integrità fisica" e ha denunciato l’Ansm, Agenzia nazionale della sicurezza del farmaco, per "violazione del principio di precauzione", ossia per non aver ritirato il farmaco dal mercato.

Il direttore dell’Agenzia Dominique Maraninchi non ha preso sottogamba la denuncia: ha anzi ribadito che l’uso dei contraccettivi orali di terza generazione a basso dosaggio (ad esempio quelli che contengono drospirenone) non dovrebbe essere mai di prima scelta, ma adottato solo dopo attenti esami medici. I dati di farmacovigilanza francesi infatti hanno evidenziato gravi effetti collaterali in persone predisposte a rischi coagulatori. Tra questi  trombosi, embolie polmonari, e persino decessi. Il rischio indotto da queto tipo di pillole sarebbe doppio rispetto a quelle di seconda generazione, ovvero 4 casi su 10mila contro di 2 casi su 10mila.

A seguito di tutto ciò è dunque arrivata la decisione dal ministro della Sanità francese, Marisol Touraine: dal prossimo 31 marzo in Francia non sarà più rimborsato dalla previdenza sociale l’acquisto delle pillole contraccettive di terza e quarta generazione.
E non è che il primo passo: il ministro ha intenzione di limitare il consumo di pillole a base di nuovi progestinici, come il gestodene e il desogestrel e ha chiesto all’Europa di fare altrettanto.

L’Europa tuttavia non è di questo avviso: l’Ema, l’Agenzia Europea dei Medicinali, ha dichiarato che “attualmente non vi è nessuna nuova evidenza che suggerisca modifiche al profilo di sicurezza e, dunque, non vi è ragione per cui le donne debbano sospendere la loro terapia contraccettiva”. "E’ ben noto", aggiunge l’organismo,  "che l’uso dei contraccettivi combinati comporta un rischio molto raro di formazione di coaguli di sangue e che il rischio è differente a seconda del tipo di contraccettivo combinato utilizzato”.
L’Ema, che ha sede a Londra, ha comunicato inoltre di non aver avuto allarmi simili da nessun altro paese dell’Unione Europea.

 

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