La carne fa male e inquina il pianeta: l’allarme di animalisti e ambientalisti

Le associazioni animaliste e ambientaliste lanciano l’allarme sul consumo di carne al vertice Rio+20 sullo sviluppo sostenibile e lanciano l’appello: per salvare il pianeta smettete di mangiare carne.
La carne che si consuma oggi, denuncia la Lav (Lega antivivisezione) è un prodotto ormai globalizzato e fortemente inquinante, causa di epidemie mondiali che colpiscono anche l’uomo. Come non dimenticare infatti gli allarmi mucca pazza (BSE), SARS e influenza aviaria scoppiati in Italia negli anni 2001-2007? Solo in quel periodo questi sono costati all’Italia ben 550 milioni di euro, pari a quasi un terzo del debito pubblico italiano.

Molti studi associano il consumo di carne e in particolare di quella rossa (bovini, suini, agnelli) allo sviluppo del cancro nell’uomo. Gli animali provenienti da allevamenti intensivi inoltre sono potenzialmente tossici in quanto sono contaminati da residui di fertilizzanti, pesticidi e antibiotici. Per non parlare dei conservanti, presenti nella carne trasportata da luoghi lontani da quelli di produzione alle zone di consumo.

Un secondo e non meno importante problema è quello dell‘impatto sull’ambiente della carne: il suo ciclo di produzione è la terza fonte di emissioni inquinanti (Co2) dopo gli impianti energetici e industriali e i trasporti.
Anche se i diversi tipi di carne inquinano in modo diverso (la più inquinante è la carne bovina, seguita dal pollame e dalla carne suina), se la produzione continuasse a crescere al ritmo attuale le emissioni di Co2 provocate dal suo ciclo di produzione, tra allevamento, fabbricazione di mangimi, macellazione e trasporto, raddoppierebbero entro il 2050, vanificando lo sforzo internazionale di ridurre le emissioni da gas serra.

Come se non bastasse, l’allevamento è responsabile del 60% delle emissioni di ammoniaca, causa di piogge acide, ed è una delle attività che consuma più acqua: per farsi solo un’idea, per produrre 2 etti di carne bovina si consumano ben 25.000 litri di acqua.

Che fare allora? La Lav avanza dieci proposte, alcuni dei quali mirano a orientare i consumatori verso una scelta consapevole e responsabile verso l’ambiente, come nuove norme di etichettatura e tracciabilità con la chiara indicazione della provenienza dell’animale, delle fasi di trasporto, delle modalità di allevamento e del luogo e dei metodi di macellazione.

Nel frattempo bisognerebbe agire sul comportamento alimentare, ancora troppo orientato al consumo di carne. L’Italia, secondo l’ultimo studio condotto sul consumo di carne, datato 2007, è al 14esimo posto nel mondo: gli italiani consumano soprattutto carne bovina e suina. Il paese più carnivoro in assoluto è a sorpresa il Lussemburgo, con 132 chili di carne a persona, seguito dagli Usa (125 chili a persona) e dall’Australia (120 chili).
 

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