Intolleranze alimentari, come riconoscerle e i rimedi

Allergie al lattosio o al glutine: il dottor Massimo Bisconcin fa chiarezza e ci dà consigli per affrontarle

Mal di pancia, nausea, diarrea, crampi allo stomaco e dolori intestinali. Sono questi i principali sintomi che chi soffre di intolleranze alimentari porta all’attenzione del medico. Stime europee indicano che a soffrirne sono una persona su 100 tra gli adulti e almeno 5-7 su 100 tra i bambini. E la loro diffusione è legata in gran parte alle abitudini di vita: in Italia le più comuni sono quelle al latte, al grano, all’uovo e alla soia (quest’ultima è diffusa soprattutto tra i bambini) mentre negli Stati Uniti la più diffusa è quella alle arachidi, nei paesi scandinavi quella al pesce. Ma quando si manifesta un’intolleranza? Lo abbiamo chiesto al dott. Massimo Bisconcin, segretario nazionale di Aimef, medico di medicina generale e specialista in allergologia e immunologia clinica. «Quando il corpo non riesce a digerire correttamente un alimento o un componente alimentare. Le manifestazioni dono per lo più a carico dell’apparato digerente e sono solitamente dipendenti dalla quantità dell’alimento non tollerato ingerito».

Come si arriva a capire che si è intolleranti al lattosio (lo zucchero contenuto nel latte, ndr)?
Nella maggior parte dei casi è sufficiente una buona anammesi alimentare per capire se una persona è intollerante o no al lattosio. Esistono spesso però anche forme temporanee di intolleranza al lattosio che sono quelle, ad esempio, che seguono una grave differite.

È più diffusa l’intolleranza al lattosio o al glutine (sostanza proteica presente in frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale, ndr)?
L’intolleranza al lattosio rigurda in media il 25% degli europei, con bassa incidenza al Nord e maggiore nel Mediterraneo. Indagini italiane ed europee recenti hanno stimano la presenza di un celiaco ogni 100-150 persone, per un totale di 400mila-500mila celiaci in Italia. Di questi però solo 55mila-60mila risultano diagnosticati. Ogni anno vengono effettuate 5mila nuove diagnosi e ogni anno nascono 2.800 nuovi celiaci.

Celiaci quindi si nasce, ma si può anche diventare negli anni?
Sì. Molto diffusa è, ad esempio, la celiachi dell’adulto che si manifesta anche in età avanzata.

Per quale motivo una persona può scoprirsi celiaca?
Il motivo è probabilmente genetico. La celichia è una malattia autoimmunitaria per cui il diventare celiaci in età adulta significa che nel codice genetico c’è questa informazione.

Quando insorge invece in età pediatriche?
Quando si inizia a introdurre il glutine, quindi dopo lo svezzamento o comunque nelle fasi tardive dello svezzamento. Ma dobbiamo fare un po’ di attenzione. Non è che la celiachia sia una forma di allergia per cui alla prima introduzione del glutine c’è una manifestazione eclatante. È un progressivo deterioramento della mucosa intestinale, che viene percepito dai genitori e dai curanti con un certo ritardo. Ci vuole tempo perché le manifestazioni avvengano.

Come si fa a diagnosticarla nei bambini?
Il primo deficit di accrescimento si vede con i bilanci di salute che vengono fatti in ambito pediatrico. Quindi quando supera un certo livello centile il pediatra si pone delle domande (come mai questo bambino non cresce?, come mai è anemico?, come mai ha questo ritardo di sviluppo generale?) e fa un esame del sangue, dosa alcuni tipi di anticorpi e se questi anticorpi sono a titolo elevato pone una diagnosi di malattia celiaca che può essere confermata con un’endoscopia. La vera diagnosi di certezza si ha con la biopsia del digiuno.

Ritiene che la vita delle persone intolleranti al lattosio e dei celiaci negli ultimi anni sia migliorata?
Sicuramente. La sempre maggiore disponibilità sul mercato di prodotti a basso contenuto di lattosio o privi di glutine rappresenta uno degli aspetti in cui la tecnologia permette di realizzare un importante miglioramento della qualità della vita per un numero considerevole di persone. I no che l’intolleranza impone nei confronti di alcuni gustosi piaceri della vita possono infatti essere sempre più spesso aggirati da alimenti adatti agli intolleranti con caratteristiche di gusto e di soddisfazione ormai del tutto analoghi agli alimenti per “tutti”. Oggi un celiaco può vivere bene.

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