Infarto, non è vero che le donne rischiano meno

Si è sempre creduto che il cuore delle donne fosse più protetto dal rischio d’infarto di quello degli uomini grazie agli ormoni femminili prodotti durante l’età fertile. Oggi sappiamo che le donne sono meno colpite dalle malattie vascolari fino ai 50-55 anni, ma con l’arrivo della menopausa perdono questo vantaggio. Del cuore delle donne parla la dott.ssa Lidia Rota Vender, presidente di ALT – Associazione per la lotta alla Trombosi – e responsabile del Centro Trombosi di Humanitas.

A 50-55 anni, con la menopausa, cosa accade?
"Dopo la menopausa l’assetto degli ormoni femminile cambia e la probabilità delle donne di essere colpite da infarto, ictus e trombosi si avvicina a quella degli uomini di pari età. In effetti è confermato che le arterie e le vene di una donna si ammalano quanto e come quelle degli uomini: in Europa 55 donne su 100 muoiono per malattie vascolari (40 su 100 sono gli uomini). L’ictus è nell’uomo la terza causa di decesso, nella donna è la seconda e la terapia ormonale sostitutiva non protegge dal rischio di infarto, anzi, in alcuni casi addirittura aumenta il rischio di trombosi".

Quali sono i segnali di infarto?
"Una ricerca americana recente ha evidenziato che solo un adulto su tre sa riconoscere i segnali di infarto. Non solo dolore al petto, al braccio, fiato corto. Ma anche dolore al collo, alla mandibola o alla schiene, debolezza, testa confusa. Nella donna i sintomi di infarto sono più sfumati, meno clamorosi. Il rischio d’infarto in una donna è spesso sottovalutato e questo può comportare un ritardo nella diagnosi e nella cura, legato alla diffusa ed errata convinzione che queste malattie siano nelle donne meno probabili. Il tempo è cuore, dicono i cardiologi: quanto più rapidamente si riconoscono i sintomi, tanto più in fretta si può iniziare la cura".

Quindi è la menopausa la causa dell’aumentato rischio per le donne?
"Non esattamente, e non solo. Le caratteristiche biologiche e fisiologiche delle donne sono diverse da quelle degli uomini: il cuore delle donne è più piccolo, le loro coronarie sono più piccole, si ammalano in modo più subdolo e i farmaci che prevengono le malattie vascolari nei maschi non sono altrettanto efficaci nelle donne. Inoltre negli ultimi decenni le donne hanno acquisito pericolose abitudini maschili, ad esempio il fumo. Inoltre, credendo di essere in qualche modo protette dalla malattie vascolari, le donne spesso si trascurano, fanno poca attività fisica, non controllano il livello di colesterolo nel sangue (sono 40 su 100 le donne oltre i 55 anni che hanno il colesterolo elevato) né della pressione sanguigna (oltre i 45 anni solo la metà della donne ha una pressione accettabile), scoprono tardi di avere il diabete e sono troppo spesso soprappeso.
La quantità di grasso è correlata a un aumento del rischio vascolare, ma anche la sua distribuzione sembra essere determinante: una donna può avere una silhouette maschile a ‘mela’, con il grasso concentrato sull’addome e sul giro vita, oppure a ‘pera’, con il grasso concentrato soprattutto sulle cosce. La distribuzione del grasso sull’addome si correla con un aumentato rischio di infarto. Le donne a mela sono quelle che rischiano di più e dopo la menopausa il controllo del peso è più difficile. Certo è che il rischio è sempre minore quando si è in forma, né a ‘mela’ né a ‘pera’ quindi. Indipendentemente dall’altezza, il girovita di una donna non dovrebbe superare gli 80 centimetri.

A cura di Elena Villa
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