Recupero funzionale in acqua: per quali patologie è indicato e quali sono i benefici

L’idroterapia è una tecnica di recupero ampiamente approvata, ideale in fase post operatoria e per la cura di patologie croniche

Tanti sono i benefici che l’idroterapia è in grado di regalare, in fase post operatoria e non solo. Ma in cosa consiste, e perché si parla di recupero funzionale?

Medici e fisioterapisti, così come molti pazienti, hanno evidenziato un chiaro apprezzamento per l’idroterapia e la riabilitazione in acqua negli ultimi anni. Di cosa si tratta? Di una serie di protocolli che da non molto sono ufficialmente entrati a far parte dei sistemi riconosciuti per la riabilitazione in campo sportivo ed ortopedico. Metodi conosciuti già nell’antichità, e che negli ultimi trent’anni si sono integrati con i percorsi di recupero più tradizionali.

L’idroterapia vanta una doppia funzione, pre e post operatoria. Nel primo caso si prepara il paziente a un preciso intervento chirurgico, nel secondo invece lo si aiuta a superare la fase di rieducazione. Se si entra in acqua dopo l’operazione si dovrà prima di tutto subire una desuturazione: non è dunque possibile accelerare i tempi, dovendo dare il tempo alla ferita di rimarginarsi.

La riabilitazione in acqua presenta però svariati vantaggi, ormai riconosciuti in tutto il mondo:

  • Minore impatto della forza di gravità, il che rende i movimenti più naturali ma soprattutto meno stressanti per le articolazioni
  • Il corpo subisce una resistenza graduale dall’acqua, il che consente di mantenere una tensione muscolare uniforme durante gli esercizi. Questo favorisce il recupero del tono oltre che della flessibilità muscolare
  • Non è necessaria alcuna particolare capacità sportiva per eseguire gli esercizi riabilitativi, in vasche che non superano i 120 cm, ricche di attrezzature per favorire il galleggiamento

Svariati i tipi di interventi in seguito ai quali potersi gettare in acqua e, seguendo le indicazioni di esperti, eseguire esercizi utili per tornare perfettamente sulle proprie gambe. Tali tecniche sono ideali dopo una distorsione alla caviglia, invitando il paziente a camminare lungo la vasca, mantenendo però sotto il piede una tavoletta galleggiante così da creare una sensazione costante di instabilità. A ciò si aggiungono step con sostegno di un galleggiante e varie tipologie di camminate per il recupero del gesto.

Molti sportivi si ritrovano immersi a svolgere esercitazioni dopo un rischioso infortunio. Basti pensare al mondo del calcio, che offre tanti esempi di rotture del legamento crociato. In questo caso è previsto un iniziale riscaldamento, per poi sfruttare un tubo galleggiante per imitare il movimento della bicicletta. Sono infine previsti movimenti per l’estensione del ginocchio, con il terapista chiamato a correggere andatura, battute delle gambe, corsa e deambulazione.

Se è vero che tali terapie sono ideali in fase post operatoria, possono dare il proprio contributo anche su persone perfettamente sane. Si tratta di esercizi atti a prevenire alcune malattie o curare determinate sintomatologie idiopatiche croniche, come ad esempio la lombalgia. In alcuni casi però il lavoro in acqua è controindicato, a cominciare dai soggetti che soffrono di diabete avanzato, di cardiopatia ischemica, febbre, incontinenza, micosi e infezioni.

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