Elogio scientifico della solitudine: è necessaria e fa bene

Stare da soli non comporta dei problemi, al contrario può stimolare in maniera positiva la creatività e migliorare le capacità di problem solving: lo dice la Scienza

Vi sono dei reali problemi nello stare da soli o, al contrario, lo si può considerare un fattore positivo? Nell’era digitale, fra social network, email, instant messaging e ogni possibile distrazione offerta dalla Rete a banda larga essere soli è divenuto praticamente impossibile, o quasi. Essere capaci di stare bene in solitudine non significa necessariamente essere asociali o incredibilmente noiosi: come spiega una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “Quartz” sebbene l’uomo sia un “animale sociale”, ritagliarsi degli spazi di solitudine ogni tanto è necessario, e ciò per garantire la sedimentazione delle informazioni e trovare delle soluzioni creative ai problemi.

La solitudine dovrebbe essere un mezzo per “confrontarsi con l’eternità e la sua mancanza ogni giorno”, come scrisse Ernest Hemingway nel 1954 nel celebre discorso in occasione del Premio Nobel per la Letteratura. Persino il co-fondatore della Apple Steve Wozniak decanta i benefici dello stare da soli, sostenendo che la maggior parte degli ingegneri e degli inventori, al pari degli artisti, necessitano di solitudine per lavorare al meglio. Queste affermazioni sono supportate altresì dalla ricerca scientifica. Numerosi studi mettono in evidenza i problemi legati allo stare da soli inteso come puro isolamento sociale, ma fanno una netta distinzione dal necessario processo di isolamento “creativo”, ossia il ritagliarsi un proprio spazio per rendersi più produttivi o anche soltanto per distrarsi e stimolare pensiero laterale e creatività.

Lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi in seguito a delle ricerche nel campo della creatività ha scoperto che i teenager incapaci di restare da soli hanno minori possibilità di sviluppare delle abilità di tipo creativo. Ma esiste un modo per stare bene da soli senza problemi? Una soluzione potrebbe essere trascorrere più tempo libero all’aperto, in un contesto rurale. Secondo uno studio del 2012 effettuato su 56 volontari adulti infatti pare che trascorrere 4 giorni di full immersion nella natura migliorerebbe sino al 50% le capacità di problem solving. Se invece si è restii ad abbandonare l’ufficio si può seguire l’esempio della Intel, che a partire dal 2007 ha inserito nella routine settimanale di 300 suoi ingegneri ben 4 ore da dedicare al pensiero in solitario, lontani da cellulari, computer e colleghi, a tutto beneficio della produttività.

Elogio scientifico della solitudine: è necessaria e fa bene