Sesta malattia: tutto quello che devi sapere

Dalle coliche all'ittero, i disturbi più frequenti tipici del neonato. Non sempre è necessario ricorrere al pediatra, almeno non fin da subito

Alcuni piccoli disturbi si manifestano nei primi mesi di vita del piccolo, ma non sempre è necessario ricorrere al pediatra, almeno fin da subito. Come nel caso della sesta malattia caratterizzata da febbre alta per la quale è consigliato ricorrere all’ospedale. Ecco tutti i consigli approfonditi caso per caso. L’ittero fisiologico, che scompare generalmente alla fine della prima settimana; l’irritazione da pannolino è  un episodio abbastanza frequente causato, in genere, dal contatto costante e ripetuto della pelle umida con il pannolino bagnato; la crosta lattea o dermatite seborroica, può comparire nei primi giorni di vita per scomparire poi dopo il terzo mese; il Mughetto è un’infezione micotica che si contrae, solitamente attraverso il passaggio dal canale del parto, ma tende ad andarsene da sé; le coliche gassose si possono contrastare con alcuni semplici accorgimenti.

La sesta malattia
È una malattia infettiva virale (piuttosto banale) che colpisce in particolare i lattanti con un’età compresa tra i 6 mesi e i 2 anni. Dopo un’incubazione di circa 9 giorni, si annuncia con una febbre elevata che cessa improvvisamente alla comparsa dei primi esantemi. Ossia, dopo circa 3 giorni dai primi esantemi.

L’eruzione cutanea coincide con la scomparsa della febbre e si manifesta con macchioline di colore rosa pallido molto simili a quelle della rosolia a partire dal tronco e dal collo che si diffondono rapidamente su tutto il corpo. Altrettanto rapidamente, però, nel giro di 1 o 2 giorni, scompaiono senza lasciare traccia.

Si trasmette attraverso il contatto con la saliva o le goccioline respiratorie della persona infetta soprattutto nel periodo sintomatico della malattia, vale a dire prima della comparsa degli esantemi.

Non esiste un periodo di massima diffusione di questa malattia esantemica così come avviene per le altre (varicella, rosolia, morbillo…). Il virus potrebbe colpire in qualsiasi mese dell’anno e si diffonde con maggiore rapidità tra i bimbi che frequentano il nido o la materna proprio per la maggiore possibilità di contatto tra loro.

Attraverso la somministrazione di antifebbrili durante la prima fase, è necessario far scendere la febbre al bambino più che altro perché questa potrebbe essere accompagnata da inappetenza o nausea e da disturbi del sonno. Dopodiché conviene aspettare che la malattia, che passa senza lasciare traccia, faccia il suo corso normale.
Le complicazioni sono praticamente assenti. Si tratta, infatti, di una malattia decisamente banale che non deve minimamente preoccupare i genitori.
Non ci sono rimedi efficaci per prevenirla dal momento che non esistono vaccini. Il consiglio potrebbe essere quello di lasciare il piccolo a casa qualora a scuola vi siano casi accertati di “Sesta Malattia”.

Un consiglio
Poiché spesso la “Sesta Malattia” è accompagnata da febbre alta, qualora questa dovesse essere responsabile di convulsioni, la cosa migliore da fare è mantenere la calma, prendere il piccino e portarlo in ospedale dove gli verrà somministrato del valium per via rettale. Nonostante, infatti, le convulsioni febbrili siano lo spauracchio di tutte le mamme, queste sono abbastanza comuni nei bimbi predisposti (e non c’è modo di sapere a priori se il bambino lo sia o meno). Farsi prendere dal panico e dall’agitazione non serve a nulla e potrebbe essere controproducente.

Ittero fisiologico neonatale
Con ittero si definisce la colorazione che assume la pelle quando i valori nel sangue della bilirubina superano i 7 milligrammi per decilitro. Nei neonati è un fenomeno abbastanza comune tanto che ne sono colpiti circa il 60% dei nati a termine e l’80% dei prematuri.

La bilirubina, il cui accumulo è il principale responsabile dell’ittero, è una sostanza che viene prodotta nell’organismo come conseguenza della distruzione dei globuli rossi nel fegato e nella milza, organi predisposti alla sua trasformazione con conseguente eliminazione attraverso le feci. Nei bimbi appena nati, però, si verifica spesso un rallentamento nello smaltimento dovuto all’immaturità del fegato che non riesce a eliminare la bilirubina in eccesso che va, così, ad accumularsi nei tessuti causando il tipico colore giallastro.

L’ittero del neonato, che normalmente colpisce i piccini appena venuti al mondo senza per questo costituire per loro un problema e scomparendo nel giro di un paio di settimane senza lasciare tracce, è il cosiddetto ittero fisiologico neonatale, completamente diverso dall’ittero patologico che nasconde, spesso, problemi diversi che vanno affrontati con la dovuta terapia per evitare problemi al piccino (se, infatti, la bilirubina passa nel cervello superando la barriera delle meningi, potrebbero verificarsi dei danneggiamenti alle zone deputate al controllo del movimento. Per evitare ciò, qualora la bilirubina supera il livello di guardia, al bimbo viene praticata la fototerapia).

Come si riconosce l’ittero fisiologico da quello patologico
L’ittero fisiologico non è mai presente al momento della nascita, ma fa la sua comparsa solo dopo il primo giorno di vita quando il fegato è chiamato a smaltire i globuli rossi fetali già sostituiti con i globuli rossi adulti.

L’ittero fisiologico si accentua nel terzo giorno di vita e scompare, generalmente, alla fine della prima settimana dopo la nascita (un po’ più tardi nei bimbi nati prematuramente).
La bilirubina aumenta di 5 mg/dl al giorno e non supera mai i 12 mg/dl nel nato a termine e i 15 mg/dl nei prematuri.
La bilirubina che si accumula è quella cosiddetta “indiretta”, ossia non ancora passata attraverso il fegato.

Ittero da latte
Esiste un’altra forma di ittero piuttosto comune che colpisce il neonato e che può manifestarsi anche alcuni giorni dopo la nascita. È l’ittero da latte che si riconosce facilmente perché scompare in caso di temporanea sospensione dell’allattamento al seno.

A esserne responsabile un ormone presente nel latte materno che provoca l’aumento della bilirubina nel sangue. Se i valori di quest’ultima, però, non sono eccessivi non vale la pena interrompere l’allattamento.

La terapia
Normalmente, di fronte a un bimbo colpito da ittero fisiologico o da latte non si interviene in alcun modo attenendo che i valori della bilirubina tornino sotto controllo, cosa che generalmente si verifica da sé nel giro di qualche giorno.

Se, però, i livelli della bilirubina risultano eccessivamente elevati (superano cioè i 12 mg/dl), proprio per evitare i danni cerebrali di cui sopra, il piccolo viene sottoposto a una terapia chiamata fototerapia. Dal momento, infatti, che la bilirubina è sensibile e si degrada se esposta alla luce ultravioletta, il bambino viene posto sotto a una lampada per periodi controllati, fino a quando la situazione non torna sotto controllo. Benefici, in questo senso, anche i raggi del sole che aiutano a eliminare la bilirubina in eccesso. Ecco perché, di fronte a un bimbo colpito, per esempio, da ittero da latte, una bella passeggiata all’aperto nelle giornate di sole non può che essere salutare e benefica.

Irritazione da pannolino
Non è strano che il neonato possa essere colpito, nei primi mesi di vita, da una forma di dermatite che interessa la zona del culetto e dei genitali. Si tratta di un episodio abbastanza frequente causato, in genere, non da un’infezione micotica (ossia provocata da un fungo della pelle), ma dal contatto costante e ripetuto della pelle umida con il pannolino bagnato.

Non si tratta, ovviamente, di una malattia e, quindi, non c’è da preoccuparsi, ma i puntini rossi che caratterizzano questa forma di dermatite possono infastidire veramente il piccolo impedendogli di dormire serenamente e obbligandolo a un pianto lagnoso e ripetuto che potrebbe essere difficile da interpretare. Inoltre, se trascurata, potrebbe dare origini a infezioni sia da parte dei batteri sia da parte dei funghi.

La dermatite da pannolino è dovuta all’azione combinata di un agente irritante (le feci o l’urina) e del pannolino, che mantiene il calore e l’umidità sulla pelle favorendone la macerazione. Inoltre, il continuo sfregamento di quest’ultimo sul derma del neonato ne aumenta l’irritazione.

La regola numero uno per prevenirla consiste, perciò, nel cambiare spesso il bambino anche qualora avesse fatto solo la pipì e sempre prima dei pasti, della nanna e la mattina non appena si sveglia. Sarebbe opportuno, poi, anche un cambio durante la notte, magari da far precedere al momento della poppata.

Da evitare l’uso delle salviettine per detergere il culetto (eccetto in casi straordinari, per esempio durante un viaggio). La pulizia delle parti intime andrebbe, invece, effettuata utilizzando acqua tiepida e sapone o acqua e olio da accompagnare all’utilizzo di una crema idratante (non necessariamente a base di ossido di zinco) da stendere sulla pelle pulita prima di mettere il pannolino pulito. A questo proposito, molta attenzione va prestata alla scelta dei cosmetici da impiegare nelle operazioni di pulizia del bambino: molti di quelli presenti in commercio, infatti, presentano tra i loro ingredienti caratteristiche chimiche molto aggressive e sono spesso eccessivamente grassi provocando la sudorazione della regione inguinale con conseguente comparsa dell’irritazione. Da limitare, per esempio, l’uso di quelli che presentano un’alta presenza di vaselina.

Un’altra forma di dermatite da pannolino è quella allergica che si manifesta con la comparsa di macchioline rosse e vescicole nella zona dei glutei e nelle regioni laterali delle anche. È causata, il più delle volte, dalle resine e dalle gomme con cui sono realizzati i pannolini monouso e può essere alleviata diminuendone l’utilizzo nel momento in cui l’irritazione è più consistente (non sarà comodo, ma i pannolini usa e getta possono, in casi estremi, essere sostituiti dai vecchi pannolini in stoffa, quelli che utilizzavano, per intenderci, le nostre mamme e le nostre nonne).

In tutti i casi, comunque, sia che il piccolo manifesti o meno una forma allergica o sviluppi una dermatite localizzata, l’impiego del pannolino andrebbe limitato il più possibile lasciando respirare la pelle del culetto e dei genitali (durante la bella stagione, per esempio, lasciate che il piccino scorazzi liberamente senza l’ingombro e il fastidio del pannolone in mezzo alle gambe. In inverno la cosa è decisamente più complicata, ma per quanto possibile provate a toglierglielo almeno per una mezz’oretta tutti i giorni magari prima o dopo il bagnetto quotidiano).

Dermatite seborroica (Crosta Lattea)
Non si tratta di una vera e propria malattia e non deve assolutamente creare ansia o preoccupazione nei neo-genitori. La crosta lattea o dermatite seborroica, infatti, è un fenomeno abbastanza frequente nei neonati e fa la sua comparsa, generalmente, nei primi giorni di vita del bambino per scomparire poi dopo il terzo mese (il nome “crosta lattea” indica, appunto, il fatto che il bimbo è ancora nutrito esclusivamente con il latte).

Si tratta, in pratica, di una specie di formazione crostosa dall’aspetto untuoso dovuta a un’eccessiva secrezione di sebo che interessa la zona della testa (il cuoio capelluto) e delle sopracciglia. Raramente si estende al viso e quasi mai a tutto il corpo. In concomitanza con questo che viene considerato un disturbo della pelle si verificano episodi di piccoli tagli situati nelle pieghe della pelle e dietro l’orecchio.

Le cause di questo disturbo sono ancora per lo più sconosciute. Se un tempo si pensava, infatti, che fosse dovuto al tipo di alimentazione assunta dalla madre durante la gravidanza o alla presenza di un particolare ormone materno trasmesso al feto nel corso dei 9 mesi e non ancora smaltito dal piccolo, ora l’ipotesi più accreditata vuole che la crosta lattea sia, in realtà, da attribuire all’ancora non perfezionato meccanismo di sostituzione delle cellule vecchie con quelle nuove nel processo di desquamazione della pelle: in pratica, le cellule vecchie che provocano la caduta della pelle si sovrapporrebbero a quelle nuove dando origine alla fastidiosa crosta di cui sopra. Tutto ciò, poi, verrebbe aggravato dall’eccessiva produzione di sostanze grasse da parte delle ghiandole sebacee.

Per quanto riguarda gli effetti del disturbo sul bambino, i medici sono abbastanza concordi nell’affermare che questo, salvo complicanze dovute a infiammazioni o infezioni, non gli provoca alcun fastidio.

La crosta lattea tende, infatti, a scomparire da sola nel giro di mese (si risolve, normalmente, intorno al terzo/quarto mese) senza particolari interventi e senza alcuna conseguenza né sul piano estetico né dal punto di vista medico.

Per accelerarne la caduta, però, è consigliabile passare delicatamente sulla testa del bimbo un batuffolo di cotone imbevuto in sostanze emollienti o in olio di olivo (per l’utilizzo di eventuali prodotti farmaceutici è, comunque, consigliabile un consulto pediatrico o una visita dermatologica) in modo da ammorbidire le croste e favorire il loro distaccamento dal cuoio capelluto, distaccamento che può essere velocizzando attraverso l’uso delicato di un pettine a denti stretti.
Durante lo svolgimento di queste operazioni, è bene porre molta attenzione e agire con estrema delicatezza dal momento che la fontanella cranica è ancora aperta. Per evitare, inoltre, infiammazioni, è sconsigliato, in presenza di crosta lattea, l’utilizzo di berretti e cuffiette di lana che potrebbero ulteriormente irritare la cute. Meglio, perciò, durante i primi mesi servirsi di copricapo in cotone.

L’intervento del medico non è, quindi, necessario salvo complicazioni, come dicevamo sopra, dovute a fenomeni di infezioni e irritazioni. Da sapere, infine, che episodi di questo che interessano l’epidermide potrebbero verificarsi anche negli anni a venire. In tal caso, però, una visita specialistica potrebbe essere auspicabile.

Il Mughetto
Il Mughetto è un’infezione micotica causata da un fungo che si chiama Candida Albicans (lo stesso che provoca le irritazioni da pannolino e la candida vaginale) che colpisce i neonati, soprattutto nei primi sei mesi di vita che si contrae, solitamente, al momento della nascita, attraverso il passaggio dal canale del parto.

Si manifesta con la comparsa in bocca, sulla lingua, sulle gengive, nell’interno delle guance e, talvolta, sulle labbra, di puntini e chiazze biancastre che, a differenza dei residui di latte, non si esportano facilmente e che, se rimosse, lasciano intravedere una mucosa sottostante infiammata che può, in alcuni casi, anche sanguinare.

Si tratta di un’infezione innocua che tende a scomparire da sé dopo qualche settimana. Per evitare, però, problemi e, soprattutto, perché l’infezione, come talvolta succede, non renda difficoltosa per il bambino la poppata, è bene intervenire tempestivamente procedendo nel seguente modo:
– Dopo ogni poppata, sia nel caso di allattamento al seno sia in caso di allattamento artificiale, pulite la bocca del bimbo con una garza sterile imbevuta in una soluzione fisiologica (va bene anche una soluzione a base di acqua e bicarbonato preparata aggiungendo un cucchiaino di bicarbonato in un bicchiere di acqua bollita).
– Nel caso in cui il problema non dovesse risolversi, in farmacia sono in vendita farmaci antimicotici liquidi o in gel da somministrare più volte al giorno fino alla completa guarigione (devono essere, però, prescritti dal pediatra).
– In caso di febbre alta, vomito, tosse o diarrea rivolgersi immediatamente al proprio medico di fiducia per una diagnosi approfondita e per la scelta della terapia migliore da seguire.

Come molte delle infezioni che colpiscono il neonato, anche il mughetto, che come dicevamo sopra viene spesso contratto in seguito al passaggio dal canale del parto, si previene mantenendo sempre elevato il livello igienico sia per quanto riguarda la pulizia del suo corpo, sia per ciò che concerne la sterilizzazione delle cose e degli oggetti che lo riguardano.

Ecco, dunque, qualche buona norma di comportamento cui attenersi nella cura del bebè:
– Prima di ogni poppata, sia al seno che con il biberon, lavarsi con cura le mani spesso veicoli di virus e batteri.
– Durante l’allattamento al seno, sarebbe opportuno aumentare le cure normalmente dedicate al proprio seno. I capezzoli dovranno sempre essere puliti e perfettamente asciutti prima di ogni poppata.
– Se il piccolo viene allattato tramite biberon, dopo ogni poppata non è sufficiente lavare la bottiglia, ma occorre sterilizzare con cura le tettarelle utilizzando l’apposito sterilizzatore. Stessa cosa dicasi per i ciucci che andrebbero cambiati spesso e puliti con cura.

Coliche gassose
Le coliche gassose sono un fenomeno molto diffuso nei neonati, soprattutto durante i primi mesi di vita, e tendono a scomparire naturalmente già intorno al terzo/quarto mese. Per questo motivo, e proprio per la frequenza con cui le coliche colpiscono i neonati, non occorre minimamente preoccuparsi. Bisogna invece imparare a riconoscerne la presenza, che si manifesta attraverso il pianto apparentemente inconsolabile del piccolo, e capire cosa è meglio fare per alleviare il suo dolore, ricordando, però, che ogni bambino è diverso da un altro e che non sempre ciò che va bene per l’uno può andar bene anche per l’altro:

– Un rimedio spesso utilizzato è quello di dar da bere al bimbo un infuso di tiglio e finocchio che potrà poppare direttamente dal biberon.
– Provate a praticare un massaggio delicato sul pancino del bambino in modo da favorire la fuoriuscita dell’aria praticando una leggera pressione sull’addome.
– Stendete il neonato sulle vostre gambe a pancia sotto massaggiandolo delicatamente sulla schiena oppure, dopo la poppata, prendetelo in braccio in posizione prona sostenendo l’addome con la mano.
– Quando lo mettete a nanna, sistemate il piccolo nel suo lettino o nella culla girandolo su un fianco.

Consultate il pediatra nel caso in cui le coliche non passassero: potrebbe dipendere da un problema di allattamento (il bimbo ingurgita troppa aria durante la poppata) o, se allattato al seno, dalla vostra alimentazione.

Sesta malattia: tutto quello che devi sapere