Disturbi alimentari, 10 campanelli d’allarme per riconoscerli nei bambini e nei ragazzi

Come individuarli e a quali figure sanitarie rivolgersi per contenere gli effetti negativi a lungo termine

Luana Trumino Esperta di benessere

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) rappresentano un importante problema di salute pubblica, “visto che per l’anoressia e per la bulimia – si legge sul sito del Ministero della salute –  negli ultimi decenni, c’è stato un progressivo abbassamento dell’età di insorgenza, tanto che sono sempre più frequenti diagnosi in età preadolescenziale e nell’infanzia”. E sono circa due milioni gli adolescenti italiani che soffrono di disturbi alimentari. Il malessere spesso inizia a fare il suo esordio già a 11 anni e in alcuni casi, secondo i pediatri, addirittura in bambine di soli 8 anni.

Rifiuto del cibo o, al contrario, grandi abbuffate restano i problemi più frequenti, ma ad essere in aumento è anche la risposta maschile della vigoressia, ovvero l’ossessione di un fisico prestante. 

Le cause del disturbo?

Sono di natura psicologica, culturale, familiare, biologica e di sviluppo. Ma principalmente di natura psichica e non fisica. I DNA, se non trattati in tempi e con metodi adeguati, possono diventare una condizione permanente e compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico ecc.) e, nei casi gravi, portare alla morte. Il problema va affrontato da uno psicoterapeuta, o da un’équipe multidisciplinare specializzata nella cura dei disturbi della alimentazione, che può essere presente anche nelle strutture sanitarie pubbliche.

Riconoscere in un adolescente i segni premonitori di un disturbo del comportamento alimentare è possibile e molto opportuno per affrontare il problema prima possibile e contenere gli effetti negativi a lungo termine. Già dai 6 anni di età si possono cogliere i primi segnali premonitori, prima che emergano i veri e propri sintomi del disturbo legati al cibo, che si evidenziano più nettamente tra gli 11 e i 16 anni. Tra i campanelli d’allarme, gli esperti segnalano:

1. Bassa autostima e tendenza a giudicarsi in base ad aspetti fisici. Nei preadolescenti queste sensazioni possono anche non essere collegate al peso: “Non valgo niente”, “Faccio schifo”. 

2. Insoddisfazione per la propria immagine corporea, in particolare altezza e peso. Col crescere dell’età, il proprio corpo viene visto in maniera sempre più distorta (vedersi costantemente grassi anche quando non è così) e l’aspetto fisico diventa una preoccupazione costante.

3. Racconti di esclusione o diversità rispetto ai compagni, accompagnati da malinconia e autosvalutazione (ritiro sociale).

4. Irritabilità in famiglia, sbalzi d’umore e scatti di rabbia, ansia crescente sia nei confronti degli impegni scolastici sia delle situazioni in ambito familiare.

5. Piccole e crescenti ossessioni, anche non riguardanti il cibo almeno nelle fasi iniziali: mettere sempre e solo certi vestiti e non altri; fare certe operazioni solo in una sequenza stabilita. Con l’età emerge come perfezionismo esasperato, spesso accompagnato da prestazioni scolastiche eccellenti, ma a costo di crescenti sacrifici (rinuncia al riposo e allo svago).

6. Iperattività fisica, con atteggiamento ossessivo: per esempio correre ogni giorno fino allo sfinimento; fare altri sport con frequenza e ritmi eccessivi sottraendo tempo ad altre attività, anche più piacevoli.

7. Difficoltà crescenti nelle relazioni con i genitori: attaccamento – eccessivo per l’età- ad almeno uno dei due, solitamente la madre e fino alla vera e propria dipendenza.

8. Denuncia frequente di disagio o malessere fisico al momento dei pasti in famiglia: nausee, mal di pancia, mal di testa, che portano ad alzarsi da tavola e fuggire dal pasto.

9. Selettività esasperata degli alimenti, con rifiuto di mangiare quando a tavola è presente uno dei cibi non graditi o che “mi fanno sentire male”, la cui lista invariabilmente si allunga giorno dopo giorno. Discorsi ricorrenti sulla necessità di eliminare certi alimenti perché “contaminati”, “non sani”, “cancerogeni” etc.

10. Valutazione sproporzionata della sensazione di fame: negazione assoluta (rifiuto di ammettere di aver fame: “non mi va niente”) o al contrario frequente sopravvalutazione della fame: “Muoio di fame, mangerei il mondo intero”. 

Quando un genitore riconoscere i campanelli d’allarme, è importante che ne parli con il pediatra o con il medico curante per essere aiutato nella valutazione e nel definire le procedure da seguire per una valutazione specialistica. Come per molte patologie, così come per i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, vale il principio che a un riconoscimento precoce del disturbo corrisponde una più alta probabilità di guarigione. 

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