Diete con digiuno: quali sono, proprietà e controindicazioni

La mancanza di cibo, se di breve durata, può apportare dei benefici alla salute. Ma gli esperti mettono in guardia: attenzione ai digiuni totali protratti

Luana Trumino Editor specializzata in Salute&Benessere

Digiuno totale, digiuni idrici, digiuno breve o intermittente, digiuno modificato, mima-digiuno: sono tanti i modelli di digiuno di sui si legge nei giornali, creando spesso confusione ai lettori. A occuparsi dell’argomento sono stati anche gli autori delle recenti Linee guida per una sana alimentazione che, in un paragrafo dedicato, hanno descritto i vari tipi di digiuno, gli effetti sulla salute, i meccanismi di azione e le controindicazioni.

Digiuno: una pratica salutare?

Gli studiosi del Crea affermano che un breve digiuno, oppure una restrizione calorica anche accentuata, stimola una serie di meccanismi difensivi la cui attivazione può avere riflessi favorevoli, come l’attivazione di geni che riducono lo stato infiammatorio e stimolano fattori di crescita e di rinnovamento cellulare (con eliminazione di sostanze di scarto), l’allungamento dell’aspettativa di vita e il rallentamento – almeno negli animali da esperimento – della crescita di alcuni tumori. 

Il problema si pone quando la privazione di cibo diventa totale e prolungata, causando una reazione di emergenza da parte dell’organismo, che chiama in causa i vari ormoni preposti a intervenire in queste situazioni: soprattutto adrenalina, cortisolo e glucagone, che nel giro di poche ore e poi di pochi giorni ricavano tutto il glucosio possibile dalle scorte corporee di glicogeno e poi cominciano a scindere parte delle proteine corporee (muscolari soprattutto, e poi epatiche e della milza) per ricavare energia. 

Digiuno alimentare totale e digiuno idrico prolungato

Nel “digiuno totale” protratto si assume soltanto acqua, a volte con il supporto dell’agopuntura che serve a rendere maggiormente tollerabile la privazione totale del cibo. Il problema è che questo metodo, pubblicizzato come una panacea che va bene sia per dimagrire che per “disintossicarsi”, rappresenta invece per l’organismo uno stress che può provocare danni e che fra l’altro porta solo ad una perdita di peso illusoria e fittizia. 

Ancora peggio sono i “digiuni idrici” prolungati. L’organismo consuma il proprio prezioso tessuto muscolare per fare fronte all’assenza di energia che comporta il digiuno. Va precisato comunque che, di per sé questa “reazione di allarme” è un meccanismo protettivo che è innescato dall’abbassamento della glicemia e che se di breve durata può anche essere utile (digiuno intermittente). 

Rischi dei digiuni totali prolungati

Se la situazione di emergenza si prolunga eccessivamente, quei meccanismi protettivi diventano dannosi: troppa adrenalina mette a dura prova cuore e arterie, troppo cortisolo depaupera ossa e muscoli (nel lungo periodo anche il muscolo cardiaco) così come può essere compromessa la funzione renale, e in sostanza il digiuno prolungato e ripetuto provoca variazioni complesse negli equilibri ormonali e alla lunga rischia di comportare seri danni all’organismo. 

Il digiuno provoca infatti la produzione di quantità rilevanti di corpi chetonici che si accumulano nel sangue e determinano una vera e propria acidosi metabolica che, a seconda dei casi, può essere anche di grave entità. C’è anche da aggiungere che alla fine del periodo di digiuno il ritorno ad un’alimentazione “normale” provoca invariabilmente un recupero di peso pari, se non superiore, a quello perso, e per di più con formazione di maggiori quantità di tessuto adiposo. Questo peggiora la composizione corporea e rende ancora più arduo qualunque futuro tentativo di controllo del proprio peso. Vale la pena ricordare che la pratica del digiuno totale anche di breve durata è controindicata in caso di cardiopatie, anemie, diabete, gastriti o ulcere, precedenti psicotici.

Digiuno totale di breve durata

Diverso – scrivo gli esperti – è il “digiuno totale di breve durata – 24 ore”, ben tollerato dal corpo di un adulto sano, il quale mette in atto lievi adattamenti metabolici per garantire l’apporto di sostanze nutritive agli organi vitali più vulnerabili (ad esempio, glucosio per le funzioni cerebrali) e al fine di conservare la massa proteica. Un digiuno di una giornata non comporta quindi quasi mai grossi problemi, ma non c’è un buon motivo per farlo: la perdita di peso che ne consegue è principalmente dovuta a perdita di acqua. Può però rappresentare una pausa salutare per far riposare gli organi del comparto digestivo: può essere adottato di tanto in tanto, a patto di bere molto per eliminare, attraverso le reni, azoto, urea, acido urico ed eventuali corpi chetonici.

Digiuno modificato

Il “digiuno modificato” si effettua in ospedale, in casi particolari e sotto stretto controllo medico. Questo modello di digiuno terapeutico è impostato in modo tale da assicurare quotidianamente anche un certo apporto di carboidrati e la copertura del fabbisogno proteico e vitaminico-minerale giornaliero e in certi casi può essere utilizzato nelle fasi iniziali della correzione delle grandi obesità.

Digiuno intermittente

Il “digiuno breve” o “intermittente” si attua in due o tre giorni non consecutivi della settimana, consistente in 15-18 ore di digiuno, dopo avere consumato una prima colazione libera e un pasto di metà giornata meno ricco, cui segue un periodo di digiuno fino alla mattina successiva, evitando qualunque assunzione di cibo nel pomeriggio e nella serata. È invece consentita e necessaria acqua. Nei giorni in cui non si pratica questo tipo di digiuno si dovrebbe seguire un regime alimentare normale. Alcuni risultati preliminari, peraltro tutti da confermare su basi più ampie e solide, sembrano indicare che queste brevi fasi di digiuno intermittente possano costituire un aiuto nella prevenzione di numerose patologie metaboliche e anche l’obesità.

Mima-digiuno

Il mima-digiuno ha invece una durata di 5 giorni, a 1100 kcal il primo giorno e a 800 nei successivi quattro giorni. Le persone sane dovrebbero metterlo in atto una volta ogni 3-4 mesi, e gli altri una volta ogni 30 giorni. La promessa sarebbe quella di guadagnare ben 10 anni di vita. Tuttavia – si legge nelle Linee guida per una sana alimentazione – questa affermazione non è supportata da prove sufficienti, anzi i primi test sull’uomo non confermano che il “mima-digiuno” modifichi favorevolmente gli indicatori di patologia, tra cui i parametri infiammatori. Infatti, i risultati ottenuti sugli animali da esperimento, in laboratorio, in condizioni controllate non sono confermati negli studi di intervento sull’uomo.

Gli esperti mettono dunque in guardia soprattutto dai digiuni assoluti e protratti, che non solo non educano a un comportamento alimentare corretto, ma rischiano anche di aprire la strada a disturbi del comportamento alimentare , in particolare a forme di anoressia nervosa, provocando oltretutto una perdita di peso in gran parte ingannevole, perché il peso scende a spese principalmente di tessuti magri e dell’acqua corporea e molto poco a spese dei grassi. 

E comunque, come sempre, quando si parla di diete è sempre meglio consultarsi con il proprio medico di fiducia prima di affidarsi a nuovi regimi alimentari.

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