Dieta intermittente, come aiuta a perdere peso

Approccio all'alimentazione molto diffuso, può aiutare anche a preservare la massa muscolare nel corso del dimagrimento

La dieta intermittente, termine che indica diversi piani alimentari contraddistinti dall’alternanza tra periodi di digiuno o di frugalità a tavola e altri di assunzione ordinaria di cibo, può rivelarsi un’ottima alternativa per perdere peso e per intervenire contro alcuni fattori di rischio per la salute, tra i quali è possibile considerare il diabete e le problematiche cardiovascolari.

Entrando nel vivo delle peculiarità di questo approccio all’alimentazione, ricordiamo che esistono diverse tipologie di digiuno intermittente. In questo novero è possibile includere la dieta 16:8, ma anche la dieta 5:2 – seguita da vip del calibro di Jennifer Aniston – e quella del guerriero.

Tutti i metodi possono rivelarsi efficaci. Come capire quale funziona meglio? Tutto dipende dalle condizioni del singolo individuo. Per questo motivo, prima di iniziare la dieta è opportuno chiedere consiglio al proprio medico di fiducia.

Data questa doverosa premessa, vediamo in che modo la dieta intermittente influenza il peso corporeo. La prima cosa da ricordare al proposito riguarda il fatto che, nel momento in cui si smette di mangiare o si assume meno cibo, il nostro corpo è interessato da diversi cambiamenti. L’obiettivo di questi ultimi è il reperimento dell’energia immagazzinata attraverso il grasso corporeo.

Rammentiamo altresì che, quando si digiuna, diminuiscono drasticamente i livelli di insulina, con ovvi vantaggi riguardanti il miglioramento della combustione dei grassi. Da non dimenticare è anche l’azione del sistema nervoso che, grazie alla norepinefrina, causa la scomposizione delle cellule adipose in acidi grassi liberi, che possono essere bruciati per produrre energia.

In linea di massima, quando ci si chiede in che modo la dieta intermittente aiuta a perdere peso bisogna chiamare in causa la minore assunzione di calorie. A meno di non compensare durante le ore della giornata dedicate all’apporto regolare di alimenti, si possono ottenere risultati concreti.

A dimostrazione di ciò, è possibile citare uno studio pubblicato nel 2014 e condotto da un’equipe dell’Università dell’Illinois a Chicago. Gli esperti in questione, confrontando gli effetti del digiuno intermittente con quelli della restrizione calorica quotidiana, hanno notato ripercussioni positive riguardanti il calo ponderale (risultati osservati dopo un periodo compreso fra le 3 e le 24 settimane).

Utile per preservare la massa muscolare quando si punta a dimagrire, la dieta intermittente dovrebbe essere condotta focalizzandosi su cibi di alta qualità (p.e. gli alimenti integrali e quelli non elaborati).

Per quel che concerne le calorie, come sopra specificato è opportuno mangiare in maniera moderata nei periodi di non digiuno, evitando di rendere vano quanto ottenuto grazie a quelli dedicati invece all’astensione dal cibo o alla restrizione calorica.

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