Dieta a base di riso: aiuta a non ingrassare e riduce il rischio diabete

Ad approfondire i benefici di questo cereale ci ha pensato un recente studio dell'Università di Bologna

La dieta a base di riso, approccio all’alimentazione tipico di numerosi Paesi dell’Estremo Oriente, avrebbe avuto come conseguenza dei veri e propri adattamenti genetici aventi ripercussioni positive ai fini del controllo del peso e della riduzione del rischio di diabete.

Questa è la conclusione di uno studio scientifico che ha visto impegnata un’equipe dell’Università di Bologna. I dettagli del loro lavoro sono stati pubblicati sulle pagine della rivista Evolutionary Application. Il team che ha condotto lo studio, per confermare l’ipotesi relativa al ruolo di cereali come il riso nel mantenimento della capacità dell’omeostasi del glucosio da parte di molte popolazioni asiatiche, hanno analizzato il genoma di 2.379 persone appartenenti a 124 popolazioni dell’Asia Meridionale e Orientale.

A commentare i risultati raggiunti ci ha pensato il Professor Marco Sazzini, autore senior dello studio nonché docente presso il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’ateneo emiliano. L’esperto, come si può leggere sul magazine dell’università felsinea, chiama in causa un’ipotesi particolare.

Secondo quanto scoperto dal suo gruppo di lavoro, è plausibile che in quelle popolazioni asiatiche che hanno iniziato ad adottare una dieta a base di riso già diverse migliaia di anni fa, si siano sviluppati degli adattamenti genomici in grado di mitigare i danni dell’occidentalizzazione delle abitudini alimentari globali, cambiamento che ha portato sulla nostra tavola una quantità eccessiva di cibi caratterizzati dalla presenza di zuccheri raffinati.

Tra le domande che sorgono spontanee quando si parla di dieta a base di riso nelle popolazioni asiatiche rientrano gli interrogativi legati alla bassa incidenza di diabete e obesità in Paesi dove si consuma con alta frequenza un alimento dall’alto contenuto di carboidrati e dall’indice glicemico non certo basso.

Per chiarire questo nodo, gli studiosi hanno fatto riferimento a diverse prove archeobotaniche, arrivando a scoprire che, nel subcontinente indiano, 4.000 anni fa circa ebbe inizio un processo di domesticazione del cereale che ha portato alla selezione di una varietà di riso con un IG più basso rispetto a quello di altre zone dell’Asia.

Tornando un attimo agli adattamenti genomici sopra citati, facciamo presente che sono stati individuati osservando popolazioni di etnia cinese e provenienti dalla Corea e dal Giappone. I ricercatori hanno messo a confronto la loro situazione con quella di soggetti provenienti dal Bangladesh, da varie regioni dell’India, dal Vietnam e dal Myanmar.

Nel primo gruppo, considerato sperimentale in quanto avvezzo al consumo di riso da più tempo, sono stati individuati adattamenti genomici in grado di favorire il mantenimento di un BMI sano e il decremento del rischio cardiovascolare. Il beneficio appena citato è dovuto a un processo di riduzione della conversione dei carboidrati ingeriti in colesterolo e acidi grassi.

Questo studio, come evidenziato sempre da Sazzini, è una chiara dimostrazione dell’utilità dell’approccio evolutivo nello studio della suscettibilità delle varie popolazioni umane a patologie sempre più presenti al giorno d’oggi, come per esempio quelle che chiamano in causa il sovrappeso, l’obesità e il diabete.

Concludiamo facendo presente che, per quanto riguarda l’introduzione di riso nella dieta (quantità, frequenza di assunzione etc), è bene chiarire tutto con il medico di fiducia. 

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