Chirurgia estetica: un percorso da compiere anche con lo psicologo

Il desiderio di modificare una parte del proprio corpo corrisponde al bisogno di piacersi: ma c'è un limite?

Operare nel campo della medicina estetica con coscienza professionale e senso di responsabilità può non essere un compito facile se non si è animati unicamente dalla spinta economica: la medicina e la chirurgia estetica “rendono”. L’importanza del vissuto della paziente (perché di donne si parla) è primaria. In realtà il medico estetico vende sogni (a volte realizzabili, a volte meno) e in ciò differenzia il suo rapporto con la paziente rispetto al medico terapeuta. Non credo che un professionista possa svolgere bene il suo compito e avere successo senza una spiccata sensibilità psicologica: capire i desideri, a volte male espressi a volte repressi o nascosti (quante pazienti si rivolgono a me “di nascosto dal marito“) è compito primario in un consulto medico estetico.

La personalità, l’età e la cultura di chi ti sta di fronte e affida il suo viso o il suo corpo alla tua mano non per una malattia ma per modificarlo in meglio sono elementi di partenza basilari per impostare un programma di ringiovanimento o di correzione. I canoni di autocompiacimento cui si ispira la maggior parte delle donne è mutuato dalle immagini mediatiche (in particolare televisive) e quindi ritengo importante soprattutto nelle giovani cercare di capire fino in fondo se ciò che la paziente ti chiede è veramente frutto di una sua libera scelta o solo un capriccio del momento: la soddisfazione per il risultato può esserne altamente influenzata. Queste alcune considerazioni del Dottor Marco Baroni.

La stragrande maggioranza delle pazienti che mi richiede un intervento di modificazione dell’aspetto del proprio corpo, piccola o grande, afferma di partire dal desiderio di “piacersi” maggiormente, di volersi più bene, di accettare di più quell’immagine di sé che in un modo o nell’altro, da sempre o da poco tempo, ha perso di valore. In questo non ci sono differenze culturali o di età: ho visto donne avanti con l’età chiedere solo piccoli ritocchi (“tanto per sentirsi meglio allo specchio”) e giovanissime affermare di “avere schifo” di quella piccola adiposità intorno alle ginocchia.

Ma andando un po’ in profondità con la conoscenza mi rendo sempre conto che alla base di certe richieste esiste una profonda insicurezza che andrebbe sempre mitigata: certamente il medico che affronta problematiche estetiche non può e non deve essere uno psicanalista, ma trascurare questi aspetti non fa altro che abbassare la figura del professionista a “mero punturologo” che perde una importante occasione di procurare veramente salute e benessere psicofisico alle proprie pazienti. In linea con questa impostazione, non è rarissimo che riesca a modificare le richieste delle pazienti in un confronto che, nel rispetto delle loro aspettative, porti a un progetto di bellezza il più corretto possibile con il massimo di soddisfazione per entrambe le parti”

Chirurgia estetica: un percorso da compiere anche con lo psicolog...