Burro: in Italia ancora alto il consumo perché è buono e antistress

Se siete ancorati all’idea che il burro si consuma di più nelle regioni settentrionali e l’olio nelle regioni meridionali, vi sbagliate. L’ultima indagine parla chiaro nelle regioni del Sud si registra la quota più alta di consumatori di burro (81,6% della popolazione contro il 76,8% di media nazionale) mentre in quelle del Nord c’è la percentuale maggiore di italiani che ha rinunciato al burro (27,5% nel Nord-ovest contro il 23,2% della media nazionale e il 18,4% del sud).

Se si analizza la frequenza d’uso del burro allora lo scenario torna quello tradizionale: chi consuma burro da una a più di sette volte a settimana vive soprattutto al Nord, 14,5% contro l’11,4% di media nazionale, mentre è meno frequente l’uso al Sud.

Il sociologo Enrico Finzi, cha ha condotto l’indagine, spiega: "Siamo di fronte a una vera e propria revanche del burro, che deriva sia dalle sue caratteristiche organolettiche spesso connesse al piacere di mangiare e – più in generale – di vivere, sia al contributo a volte straordinario che il burro dà alla preparazione di taluni cibi e ricette"

Nell’ultimo decennio è decisamente cresciuta la percentuale di italiani che apprezza questo prodotto, arrivata oggi al 47% della popolazione. Si tratta di ben 15,7 milioni di persone tra i 15 e i 70 anni, tra i quali emergono 5,2 milioni definibili come fans entusiasti.

Il burro si colloca nell’area del piacere e dell’edonismo orale per più di 17 milioni di italiani. Una curiosità: per olre 10 milioni di italiani il consumo di burro dà evidenti benefici psicologici, fungendo da prodotto alimentare ansiolitico, rasserenante e antistress.

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