Allarme meduse: in aumento nei nostri mari. Cosa fare, cosa non fare

Come ogni estate si ripresenta anche quest’anno la famigerata invasione delle meduse: le loro punture vanno a nutrire la lista dei malanni tipici della bella stagione. Le temperature tropicali, insieme allo sfruttamento intensivo dei mari, ha permesso a questi animali marini di invadere il Mar Mediterraneo. Il problema non è solo dei bagnanti, perché le meduse mettono a rischio gli impianti di raffreddamento o gli impianti di piscicoltura, con gravi danni economici. Le fioriture di meduse inoltre si ammassano nelle reti dei pescatori, ingolfano i motori di barche e pescherecci, creando danni a chi di pesca ci vive.

Le cause sono principalmente due: il riscaldamento globale e la pesca intensiva. Il primo, legato all’inquinamento, ha fatto sì che nei nostri mari trovassero vita facile speci finora sconosciute. Questi nuovi ospiti spesso si nutrono degli antagonisti delle meduse e rendono loro la vita facile. Senza predatori  (cetacei, pesci palla e tartarughe marine) le meduse proliferano, resistendo bene agli effetti dell’inquinamento, a differenza di altre specie più delicate.

Quest’anno a inizio stagione balneare è stato segnalato nelle Isole Eolie un aumento di Pelagia noctiluca, una medusa dall’ombrello piccolo e dai lunghi tentacoli. Nell’Adriatico si segnala invece la Drymonema dalmatium, la medusa più grande del Mediterraneo che arriva a misurare fino a un metro di diametro, molto urticante.

Non è il caso di creare allarmismo ma è scontato che, vedendosene sempre di più, di conseguenza sono più frequenti i contatti con l’uomo, con tutte le conseguenze spiacevoli del caso. Scopri cosa bisogna fare dopo essere stati sfiorati dai tentacoli di una medusa tropicale o mediterranea >>> SFOGLIA LA GALLERY.

Importante anche cosa non bisogna fare dopo un contatto con una medusa:

  1. non risciacquare con acqua dolce
  2. non strofinare con la sabbia la parte urticata
  3. non grattare la parte colpita
  4. non usare l’ammoniaca
  5. evitare l’uso di bendaggi troppo stretti
  6. non esporre al sole la parte colpita, almeno per qualche giorno

     

 

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