Stop pena di morte Usa: il Papa fa il miracolo?

L’appello del Pontefice e gli ultimi casi di agonia dei condannati riaprono il dibattito. Un guru della Corte Suprema dice: "Potrebbe essere giudicata incostituzionale"

Tratto da: Aska News

Potrebbero esserci grosse novità all’orizzonte sul tema della pena di morte negli Usa. Uno dei massimi giudici della Corte Suprema americana, Antonin Scalia, ha detto parlando agli studenti di una facoltà di giurisprudenza in Minnesota che non si stupirebbe di una possibile decisione della Corte sull’incostituzionalità della pena di morte. Questo grazie sia all’appello del Papa, che ha parlato a settembre davanti al Congresso degli Stati Uniti, chiedendo America e al mondo di abolire la pena di morte, sia per la crescente difficoltà di trovare “metodi costituzionali” per le esecuzioni.

L’ottavo emendamento della Costituzione americana vieta infatti punizioni considerate “inusuali e crudeli”. Ma negli ultimi anni numerosi sono stati i casi di giustiziati morti dopo una vera e propria agonia. Questo perché da diversi anni le società farmaceutiche europeeche fornivano agli Stati Uniti i farmaci per il mix dell’ iniezione letale hanno smesso di farlo per questioni etiche. I penitenziari dei singoli stati americani hanno cominciato ad affidarsi a laboratori locali, ma i risultati sono spesso stati devastanti.

Nel novembre 2006 un condannato è morto dopo circa 40 minuti (invece dei 7 previsti) tra atroci sofferenze. Nel maggio 2007 l’esecuzione nello Stato dell’Ohio di Christopher Newton è durata oltre due ore. Il boia non è riuscito a trovare la vena perché il condannato era estremamente obeso e ha necessitato di oltre 10 tentativi. Al condannato, nel frattempo, era stata anche concessa una pausa per andare al bagno.

Nel 2014, in Oklahoma è avvenuta l’esecuzione di Clayton Lockett, 38enne condannato a morte per omicidio, rapimento e stupro (ha ucciso una ragazza seppellendola viva nel 1999). In seguito alla somministrazione dell’ iniezione letale, l’ uomo è morto soltanto dopo 43 minuti di dolorosa agonia. Tanto che il governatore dell’ Ohio, John Kasich, ha  posticipato a data non specificata nel futuro undici esecuzioni in programma per il 2016 e una per il 2017 proprio perché lo stato, non volendo usare cocktail farmaceutici che potrebbero ricreare casi simili a quello di Lockett, non ha ancora trovato alternative.

Diversi stati in questi mesi stanno faticando a trovare metodi considerati costituzionali in America – secondo l’ ottavo emendamento già citato – per portare a termine le esecuzioni, in seguito alla difficoltà di reperire farmaci adeguati, che non causino ulteriori sofferenze ai condannati a morte.

L’unica pena di morte utilizzata negli Stati Uniti in questo momento, consiste nell’iniettare al condannato tre differenti sostanze. La prima è una dose molto elevata di pentothal (della classe dei barbiturici), la seconda è una sostanza che rilassa i muscoli (di solito il Pavulon). Questa seconda sostanza paralizza il diaframma in modo da evitare il movimento della respirazione dei polmoni. Infine la terza iniezione è il cloruro di potassio, che provoca l’arresto cardiaco che risulta poi fatale al condannato. Al termine di queste tre iniezioni il cuore può continuare a battere fino ad un massimo di quindici minuti, successivamente muore

Intanto solo nel 2015, sono state eseguite 18 condanne a morte (otto bianchi, sette neri e tre ispanici). Citiamo quelle che hanno sollevato maggiori polemiche:

1. Gennaio 2015: giustiziato un veterano del Vietnam, Andrew Howard Brannan, 66 anni, colpevole dell’ omicidio di un vice sceriffo. A Brannan, che dopo il servizio in in Vietnam era stato insignito di due medaglie al valore e di una Croce di Bronzo, era stata diagnosticata nel 1984 la sindrome da stress post-traumatico (Ptsd), una malattia che colpisce molti veterani di guerra, e dieci anni dopo i medici gli avevano riscontrato il disturbo bipolare. Nel 1998 aveva ucciso un vice sceriffo 22enne della contea Laurens che lo aveva fermato per eccesso di velocità, mentre andava ad oltre 160 kmh.

2.  Gennaio 2015:  in Oklahoma è stata eseguita una condanna a morte con il farmaco sbagliato. È stato usato acetato di potassio invece di cloruro di potassio. Lo ha rivelato l”autopsia eseguita su Charles Frederick Warner, 47 anni, giustiziato per lo stupro e l’omicidio brutale di una bambina di 11 mesi nel 1997. A Warner anziché cloruro di potassiosono state iniettate 12 dosi di acetato di potassio, che agisce alla stessa maniera, ma più lentamente.

3. Giugno 2015: nello Utah è stato giustiziato Ronnie Lee Gardner, 49 anni, condannato per l’omicidio di un avvocato in un tentativo di fuga da un tribunale avvenuto nel 1985 . L’uomo ha chiesto ed ottenuto di essere ucciso da un plotone di esecuzione e non con iniezione letale perché sperava così di soffrire di meno.

4. Settembre 2015: eseguita la condanna a morte di  Kelly Renee Gissendaner, colpevole dell’omicidio del marito. I figli l’avevano perdonata e avevano chiesto di salvarla . Anche il Papa aveva cercato di fermare l’esecuzione, ma alla fine Kelly è stata giustiziata. Nell’istanza presentata dagli avvocati della donna si sosteneva che la condanna a morte era inappropriata perché la loro cliente non aveva materialmente commesso l’omicidio del marito, ucciso da Gregory Owen, all’epoca suo amante. Owen è stato invece condannato all’ergastolo, dopo aver testimoniato contro di lei, ma nel 2022 potrebbe uscire in libertà condizionata.

5. Ottobre 2015: eseguita la condanna alla pena di morte in Virginia per Alfred Prieto, il serial killer con disturbi mentali colpevole di aver ucciso nove persone in California e Virginia tra il 1988 e il 1990 e di aver stuprato e ucciso una 15enne in California nel 1992

6. Ottobre 2015. In Texas è stato giustiziato  il 35enne Juan Garcia, accusato di avere sparato alla testa a un immigrato messicano, uccidendolo, per rubargli soltanto 8 dollari. L’omicidio risale a 1998 e avvenne a Houston quando Garcia, allora 18enne, uccise il 32enne Hugo Solano dopo che quest’ultimo si rifiutò di dargli i soldi.

Una statistica che ha analizzato le condanne a morte inflitte negli Usa nei 30 anni dal 1973 al 2004, ha evidenziato come delle 7428 condanne a morte inflitte dai tribunali degli usa, 962 sono state eseguite, 300 innocenti sono stati condannati a morte e solo 144 persone si sono salvate da errori giudiziari. Solo numeri, certo, ma con un grande peso. A voi stabilire se questa è o non è una #bellastoria. Condividete su Facebook

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