La leggenda del filo rosso che lega il destino delle persone

Dalla Cina al Giappone, ecco la leggenda più romantica che l'Oriente abbia da offrire

Cosa lega due innamorati? Secondo una leggenda orientale a tenere insieme due persone, destinate ad amarsi, è un filo rosso indistruttibile.

Il numero di leggende e credenze in Oriente è immane, alcune spaventose, altre semplicemente splendide e romantiche. A questo secondo gruppo appartiene la leggenda del filo rosso. Una storia molto antica, secondo la quale due anime gemelle sono eternamente legate da un filo sottilissimo, al punto da essere invisibile.

A leggere alcune versioni, il filo legherebbe i due al mignolo della mano sinistra. Secondo altre invece il legame sarebbe posto alla caviglia. Non esiste considerazione per la differenza d’età, il ceto sociale, la residenza o il luogo di nascita. Il filo ha un proprio destino da compiere e il legame risulta indissolubile. A poterlo vedere, ci si renderebbe conto che lega le persone a volte più impensabili e all’apparenza distanti.

In alcuni casi il filo è particolarmente lungo, il che porta alla formazione nodi e intrecci, che non rappresentano altro se non le difficoltà che notoriamente possono minare un rapporto, rischiando di comprometterlo. Un test da superare a ogni groviglio sciolto e, dopo ogni singola prova, il legame risulterà più forte e vivo che mai, fino a durare in eterno.

Questa è forse la leggenda più nota di tutto il Giappone, diffusa col nome di unmei no akai ito. Seppur diffusa tra la popolazione nipponica, le sue radici affondano in Cina, ambientata inizialmente durante la dinastia Tang, che tra il 618 e il 907 d.C. regnò nel paese.

Stando ai racconti tramandati, un tale Wei, rimasto orfano in tenera età, non aveva altro obiettivo nella vita che crearsi una famiglia. Senza sosta proseguiva nella ricerca della propria anima gemella, ma senza successo. Un giorno si ritrovò nella città di Song, dove un uomo volle presentargli la figlia del governatore locale. L’appuntamento tra i due fu fissato per il mattino seguente, ma Wei non riuscì a dormire, presentandosi all’alba.

Incontro dunque un anziano uomo intento a leggere un libro con caratteri mai visti prima, che il vecchio disse provenire dal regno dei morti. Egli stesso apparteneva all’Aldilà e gli spiegò come la sua anima gemella non fosse la figlia del governatore. La donna a lui destinata aveva soltanto 3 anni e, una volta compiuti 17, l’avrebbe sposata.

A questo punto gli spiegò cosa avesse nel sacco al suo fianco: i fili rossi del destino. Wei non credette alla storia, soprattutto perché la bambina di cui l’uomo parlava non era altri che la figlia di una vecchia commerciante. Chiamò così un suo servo, ordinandogli di uccidere la piccola, per 100 monete di rame. L’uomo non riuscì a colpirla al cuore, dato uno scatto della piccola, che rimase ferita tra gli occhi, eppure il servo la ritenne morta.

Trascorsero anni e Wei dimenticò quella vecchia e pazza storia. Un giorno il governatore di Shiangzhou gli offrì in sposa sua figlia, di allora 17 anni. La giovane portava sulla fronte una pezza dalla quale non si separava mai. I due si sposarono e un giorno Wei le chiese il perché di tale forzata copertura. La ragazza spiegò d’essere la nipote del governatore, non la figlia. Suo padre era governatore di Song, ma morì quando lei aveva solo 3 anni.

Fu cresciuta dalla sua governante, Chen, che per poco non la vide morire quando un folle tentò di ucciderla al mercato, 14 anni prima, lasciandole una cicatrice. Colmo di lacrime, Wei confessò l’amara verità alla giovane, capendo che soltanto a lei sarebbe stato legato in eterno dal filo rosso. Da allora i due non smisero mai d’amarsi.

La leggenda del filo rosso che lega il destino delle persone