Jonah Lomu, il mito dal rugby non ce l’ha fatta

Ha lottato fino alla fine come aveva fatto sui campi di tutto il mondo. La nefrite lo ha stroncato a soli 40 anni

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Il gigante buono non ce l’ha fatta. Jonah Lomu, vero nome Siona Tali Lomu, il più forte rugbysta di tutti i tempi, è morto a 40 anni, stroncato da un blocco renale. A lui va il merito di aver fatto conoscere al mondo il grande rugby australe e di realizzato il maggior numero di mete (15).

Era nato ad Auckland (Nuova Zelanda) il 12 maggio 1975, cresciuto in un quartiere degradato. Era alto 196 centimetri e pesava 116 chili, aveva il 47 di piede. Correva i 100 metri in 10”8. L’esordio nel rugby arriva nel 1994, a 19 anni. Ma nel 1997 è costretto a ritirarsi a causa di una malattia, la sindrome nefrosica: «Ho giocato con un’insufficienza renale per tutta la carriera. All’inizio tenevo nascosta la mia malattia perché non volevo assolutamente che fosse una giustificazione. Volevo essere scelto dagli All Blacks per aver dimostrato di essere il migliore nel mio ruolo, e niente doveva interferire con il mio obiettivo. Per questo non ho detto niente a nessuno. Dal rugby ho imparato ad essere forte e determinato, e questo mi ha aiutato nello sport ma anche nella battaglia contro la malattia. La mia forza è sempre stata questa: la volontà di fare sempre ciò che va fatto senza esitazione, il pensare alle cose in modo positivo, e non arrendersi mai».

Si sottopone a un trapianto al rene donatogli da un amico, il dj Grant Kereama. Dopo due mesi torna ad allenarsi. «I medici mi dicevano che rischiavo di finire su una sedia a rotelle. Ma non potevo accettarlo, dovevo girare il mondo con una palla ovale in mano», disse. Jonah voleva sensibilizzare le persone sul tema trapianti: «Penso che abbiamo bisogno di parlare di più della donazione d’organi. Molta gente non sa quante persone sono ancora in attesa di un organo. Sono convinto che più se ne parlerà, in famiglia e con gli amici, e più crescerà la disponibilità di organi, e così aumenterà il numero di coloro che potranno beneficiare del trapianto. Donare gli organi a qualcuno è il gesto più disinteressato che si possa fare.»

La malattia però non gli lascia tregua e nel 2010 è costretto a lasciare definitivamente il rugby. Serviva un nuovo trapianto di rene ma non fu mai trovato un donatore compatibile. Così divenne necessaria alla dialisi. Della macchina che tutti i giorni gli ripuliva il sangue diceva: «È diventata un’amica, ci manca solo che dialoghi con lei».

Lomu lascia la moglie Nadene Lomu (sposata in terze nozze nel 2011) e due figli, Bradley, 6 anni, e Dhyreille, 5 anni. «Voglio solo rimanere in vita per vedere crescere i miei figli», aveva dichiarato in una recente intervista. «Mio padre è scomparso che ero molto giovane. Non so quando potrebbe accadere a me. Spero solo che loro due crescano forti, in salute. Non smetterò mai di ringraziare Nadene, che in realtà è come se si occupasse di tre bimbi».

Resta il ricordo di un atleta che se n’è andato troppo presto.

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