Valeria, surfista italiana alla conquista del mondo

Valeria Donati ha unito la passione per il surf con quella per il cucito, ereditata dalle nonne, e si è messa a produrre costumi per surfiste, che stanno avendo gran successo

Quella di Valeria Donati potrebbe essere una storia come tante: 27 anni, una laurea, tanti sogni nel cassetto, voglia di lavorare ma poche opportunità.

La differenza, nel caso di Valeria, che poteva semplicemente finire come una delle tantissime giovani disoccupate in Italia, o in alternativa a cercare fortuna all’estero sono state la passione per il surf e quella per il cucito, ereditata dalle sue nonne sarte. Che unite al suo coraggio nel lasciarsi andare, senza paura, rincorrendo i suoi sogni, sono state la sua fortuna.

Perché come dice lei stessa “La strada si forma camminando senza pensarci troppo”

Il suo successo è stato unire passione e tradizione. Valeria si è rimboccata le maniche, ha preso in mano l’uncinetto, prima, la macchina da cucire, poi, e ha cominciato a produrre costumi per surfiste interamente artigianali, fatti in lycra e nilo, tessuto tecnico leggero e morbido.

Valeria si è fatta aiutare da sua mamma e dalle sarte di Maccarese, vicino a Fiumicino, mani d’oro che l’hanno aiutata a creare la prima collezione.

La regione Lazio l’ha aiutata grazie al Fondo per la Creatività e piano piano Valeria è cresciuta, ha creato il suo brand Adalù, dal nome delle sue nonne sarte Ada e Luciana, creando una piccola azienda con grandi potenzialità.

Una laurea, tanti sacrifici per studiare, come ti è venuta l’idea di produrre costumi?
Adalù non è nato a seguito a un progetto di business prestabilito ma dalla necessità dettata dalla mia passione per il surf. Avevo bisogno di un costume comodo per surfare, quelli in neoprene non mi soddisfacevano e sapevo lavorare la lycra. Coì ho creato il primo “mutino” un costume intero con le maniche lunghe. L’idea era interessante e si è innescato un motore. Gli studi universitari sono serviti: le mie conoscenze di base in materia di marketing e le lingue apprese durante l’università e al di fuori di questa mi hanno permesso di avere un approccio più internazionale.

Come hai fatto ad avere gli aiuti della regione Lazio?
Una mia amica mi ha fatto notare la possibilità di partecipare a un bando per creativi nella regione Lazio. Non ero convinta e non pensavo di poter vincere, il mio progetto mi sembrava incomprensibile agli occhi di un organismo che immaginavo composto da burocrati. Ma lei ha insistito e mi ha aiutato a partecipare. Dopo un pò ho scoperto di essere tra i primi classificati, quindicesima su circa 90 vincitori tra più di 500 progetti presentati.

Quando hai realizzato che la tua idea stava diventando qualcosa di concreto, una piccola impresa di successo?
Io non sento di gestire un’impresa né tantomeno mi sento “imprenditrice”, paroloni che mi stanno anche un po’ antipatici. In realtà ogni giorno mi capitano cose diverse a volte belle a volte meno, ma mi diverto e questo mi basta! Tuttavia avere improvvisamente 30.000 euro a disposizione quando sei partita da una spesa di 500 di lycra più una macchina da cucire ti fa pensare di poter rivoluzionare il mondo. Sapere di essermela cavata abbastanza bene con poco mi ha fatto ben sperare e i risultati spero arriveranno.

Quali pensi sia stata la formula vincente della tua idea imprenditoriale?
A volte non ne sono tanto sicura neanche io, credo che la fortuna aiuti molto, ma come una volta mi disse un mio professore, “La fortuna aiuta gli audaci” e in questo senso sono stata audace forse a individuare e proporre un prodotto che non c’era, almeno in Italia. Il punto che quel prodotto poteva essere richiesto oppure no, la fortuna ha voluto che a partire proprio da quel momento il surf e il suo mondo abbiano iniziato ad avere molta più visibilità ed essere di moda, e quindi è nata anche una maggiore richiesta.

Da dove ti arrivano maggiormente gli ordini?
Principalmente dall’Italia ma mi sono capitati ordini da molte parti del mondo: California, Giappone, Nuova Zelanda, Australia e ovviamente Europa.

Produci tutto da sola o ti servi dell’aiuto di qualcuno?
Ringraziando il cielo ho smesso di produrre con le mie mani, sarebbe stato insostenibile per me e soprattutto ne giovano anche i prodotti, che ora vengono realizzati da sarte con alle spalle 40 anni di esperienza, in grado di realizzare ogni mio desiderio stilistico nel migliore dei modi. Per trovarle ho girato circa 6 mesi e la prima volta che le ho viste all’opera mi è scesa una lacrimuccia. Mi sento davvero soddisfatta.

Quale consiglio daresti a una giovane neo-laureata che non trova lavoro?
La frase che mi disse un mio amato professore: “Non c’è tempo da perdere, nessuno bussa alla tua porta offrendoti il lavoro della tua vita”. Ma una cosa che avrei voluto sentirmi dire qualche anno fa quando non avevo la più vaga idea di quello che avrei voluto fare per realizzarmi era di non aver paura a lasciarmi andare, sperimentare, aprire delle finestre verso ambienti sconosciuti e impensati e non aver paura anche di lasciar perdere determinate situazioni quando avvertivo che non mi rendevano felice. La strada si forma camminando senza pensarci troppo.

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