Tanto dolore ma anche tanto amore. Un amore solidale

Negli ultimi decenni la ricerca oncologica ha fatto passi da gigante. Ma ha bisogno di essere sostenuta, come ha fatto Francesco

Francesco Galante, una bella casa a Roma e una carriera da diplomatico che lo ha portato a spendere all’estero un terzo della sua esistenza, non ha parenti: “I miei genitori – racconta – sono defunti da tempo, non ho fratelli né sorelle”. L’affetto della sua vita è, era, Nicola, un ragazzo adottato e molto amato: un figlio, la proiezione del futuro che verrà dopo di noi.

“Vent’anni insieme – ricorda – finché Nicola muore per un tumore cerebrale, una forma curata per quanto possibile, ma letale. La sua perdita per me è stata devastante. Su di lui avevo impostato la mia vita non solo sul piano affettivo ma anche su quello patrimoniale”. Infine la decisione: “Pensando alle ragioni della malattia di Nicola ho deciso di fare un lascito alla Fondazione Umberto Veronesi, poiché ne conosco l’impegno a favore della ricerca scientifica”.

Nella sua vita tanto dolore ma anche tanto amore. La scelta di destinare alla Fondazione Veronesi il suo patrimonio è un modo per dare senso a tutto questo?
Ho scelto di destinare parte del mio patrimonio alla Fondazione Veronesi perché fossero istituite delle borse di ricerca scientifica in campo oncologico. E questo per me è stato un modo per dare coerenza alle mie scelte e trasformare in qualcosa di positivo per gli altri la mia esperienza dolorosa.

Come ha raccontato la sua scelta alle persone che le sono accanto, ai suo amici, ai suoi colleghi?
Con semplicità.

Quali sono le reazioni più frequenti quando racconta la sua storia?
Sono sempre positive, del resto la mia situazione è un po’ particolare perché sono solo e senza eredi dunque nessuno contesta le mie scelte né ha pretese da accampare. Ma anche in tal caso, se avessi avuto dei familiari, fare un testamento solidale sarebbe servito a non generare dispute.

Gli italiani, secondo lei, sanno abbastanza sul lascito solidale?
Non credo, se ne parla molto poco. Ho vissuto molto all’estero e la mia percezione è che in molti Paesi questa pratica sia più diffusa e utilizzata da più lungo tempo che da noi.

Tanto dolore ma anche tanto amore. Un amore solidale