La storia di Franco e del suo sogno, realizzato dal fratello Dario

Dario Leo spingerà la carrozzina del fratello Franco - affetto da tetraparesi dalla nascita - durante la Maratona di New York, realizzando così il suo sogno.

Tutto nasce dal sogno di Franco – affetto da tetraparesi spastica dalla nascita – di viaggiare, prendere l’aereo e comportarsi come qualsiasi persona normodotata. E dalla volontà di suo fratello Dario che, non senza difficoltà, sta provando ad esaudirlo. “In questo periodo di quarantena”, racconta Dario “in cui non poteva uscire e vedere gli amici, mio fratello è andato in depressione e questo ha fatto scattare definitivamente in me un bisogno, quello di fare qualcosa di bello per lui”.

Ecco quindi che, con l’aiuto della moglie, ha deciso di fondare “Sognoattivo”, un’associazione che ha l’obiettivo di esaudire il sogno di Franco, che sarà però solo il primo di una lunga serie. Quest’anno i due fratelli voleranno a New York, per visitare la città ma soprattutto per partecipare all’iconica Maratona, come Franco ha sempre desiderato. “Visto che con le sue non lo può fare, lui ci mette la mente e io le gambe”, conclude Dario, che abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare come un sogno può diventare realtà.

Da dove nasce il nome “Sognoattivo”?
Il nome è nato quando abbiamo aperto l’associazione io e mia moglie. Poi è arrivata la pagina Facebook, che cresceva ogni giorno di più. Prima di questo progetto non possedevo neanche un profilo personale, ma i social sono stati uno strumento essenziale per connetterci anche con altre persone e famiglie che hanno il nostro stesso problema. Quest’anno il sogno da realizzare sarà quello di mio fratello, l’anno prossimo quello di qualcun altro e così via: ecco perché il nome “Sognoattivo”, ogni anno abbiamo in programma di realizzare il desiderio di qualcuno, sempre legato allo sport e alla disabilità.

Una parola ricorrente è “condivisione”: in che modo questo sentimento è entrato nella tua vita?
Dare a questi ragazzi la possibilità di praticare uno sport, proprio come facciamo tutti noi, questa è condivisione. Io e mio fratello condivideremo la maratona di New York, ma poi parteciperemo anche ad altre in Italia, anche assieme ad altre persone. La tappa di New York è solo l’emblema del progetto, che è fondato proprio su questo spirito di condivisione.

Tu ti stai allenando per New York?
Sì, da quasi due mesi. Mi sveglio la mattina alle cinque e mezza, e inizio gli allenamenti. Può sembrare banale, ma nonostante io sia uno sportivo non è facile spingere una carrozzina per 43 km. Oltretutto noi ci siamo dati anche un obiettivo, ovvero quello di terminare la corsa in un determinato tempo.

In quanto tempo puntate a terminare la Maratona?
Personalmente attorno alle quattro ore, ma anche finirla in sei ore sarà un grande risultato. Ma la soddisfazione più grande rimarrà quella di volare a New York con mio fratello.

Raccontami un po’ di Franco.
Mio fratello ha 51 anni, il primo di cinque fratelli e io sono l’ultimo: per me è stato oltre che un fratello maggiore, anche uno zio e qualcosa di più.

Come ha reagito quando gli hai raccontato del progetto?
All’inizio non ci credeva, poi ha visto che effettivamente avevamo creato la pagina su Facebook e quando usciva per strada le persone lo fermavano, chiedendogli del progetto e quindi ha iniziato a rendersene conto seriamente. Da un mese e mezzo è cambiato, si sveglia con un motivo in più, con il sorriso.

Anche parecchi personaggi famosi vi stanno sostenendo in questo percorso.
Da Nicola Ventola a Manuela Arcuri, fino ad alcuni rapper come Guè Pequeno e Rocco Hunt, Ciro Esposito, Andrea Pucci…ho tantissimi messaggi ancora da pubblicare. Ogni giorno ci arrivano video in cui ci mandano un saluto e ci sostengono in vista della Maratona. Mi rende felice che abbiano deciso di metterci la faccia direttamente, pur non conoscendo Franco. Lo trovo bellissimo.

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La storia di Franco e del suo sogno, realizzato dal fratello Dario