Il segno rosso sul viso che hanno i calciatori è per tutte noi

Calciatori e arbitri in campo con un segno rosso sul viso, per lottare con noi contro la violenza

Anna Lisa Cacciari aveva 65 anni, abitava in provincia di Bologna. Francesca Alleruzzo aveva 45 anni, la figlia Chiara Matalone solo 19. Erano di Brescia.

E poi Gabriella, Anna, Sara, Esmeralda, Maria, Concetta, Noemi, Alessandra. Sono solo alcuni nomi di donne, di storie, di vite spezzate dalla violenza e dal non amore. Ogni due giorni e mezzo in Italia muore una donna per mano di chi dice di amarla. Nord, sud, ricchi o poveri, la violenza è trasversale, si annida spesso in casa, in quella che dovrebbe essere il rifugio, nella coppia che dovrebbe nutrire l’amore. Nel 2016 i femminicidi sono stati 150, nel 2017 114. Dal 2000 ad oggi le donne vittime di omicidio volontario in Italia sono state più di 3000, quasi il 40% delle persone uccise.

Sono spesso vittime di uomini, quegli uomini che dicevano di amarle e che invece hanno finito per togliere loro la vita, oltre ai sogni e alla speranza. Ma il femminicidio non riguarda solo le donne, è un problema di tutti: delle madri che educano i figli maschi, dei maschi adulti, mariti e compagni, che devono prendere le distanze dalla violenza, delle piccole donne che hanno bisogno di crescere senza affidarsi al principe azzurro, ma credendo in sè stesse.

È anche per questo motivo che calciatori e arbitri hanno deciso di scendere in campo questo fine settimana con un segno rosso dipinto sul viso. Accompagnati da bambine all’ingresso in campo, si faranno portavoci negli stadi di Serie A della campagna contro la violenza sulle donne #unrossoallaviolenza, sostenuta dalla onlus WeWorld, da Lega Serie A e Aic.

Madrine della campagna Gabriella Pesson e Martina Colombari. “E’ molto coraggioso che in questo momento storico uomini e donne stiano insieme per una causa così importante”, dichiara la Pesson. “Ogni tre giorni una donna viene uccisa da un uomo che dice di averlo fatto perché troppo innamorato o innamorato da morire. Ma non si uccide per amore, si ama per amare. Per la prima volta sarà bello prendere un rosso in campo”, afferma Martina Colombari, moglie dell’ormai allenatore e dirigente sportivo Alessandro Costacurta.

Giovanni Malagò, presidente del Coni e commissario della Lega Serie A, ha dichiarato: “il calcio ha una forza mediatica importante e può veicolare certe idee e certi valori. Al di là di questioni demagogiche, lo sport ha dato un gran segnale in questi anni e io ho voluto fare in modo che le donne abbiano almeno il 30% di rappresentanza nelle federazioni. La strada è segnata”.

Già durante la settimana scorsa, i social sono stati invasi da foto di calciatori e testimonial accompagnate dall’hashtag dell’iniziativa, spesso ritratti insieme alle mogli e alle compagne. Nel bianco e nero delle foto, risalta quel piccolo tratto rosso, bello e doloroso, così come risalterà in queste due giornate di partite. Guarderemo correre calciatori e arbitri con i loro segni rossi e penseremo a Gabriella, Anna, Sara, Esmeralda, Maria, Concetta, Noemi, Alessandra. Penseremo a tutte noi.

Perché come ha detto Gabriella Pesson, “questa non è una guerra di genere, ma una lotta che va combattuta insieme”. Anche con un segno rosso sul viso.

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Il segno rosso sul viso che hanno i calciatori è per tutte noi