Mio nonno era un supereroe

È una storia di riscatto sociale, dove un operaio rivoluzionario nel 1960, rompendo le convenzioni, sceglie un futuro diverso per la figlia

Irene Vella Giornalista televisiva

Qualche giorno fa sui miei social ho pubblicato un post che raccontava la storia della mia famiglia, in particolar modo di mia mamma, Lidia Orlandini, e del suo adorato papà, nonno Lidio. È stata una cosa fatta di getto, era come se quei ricordi fossero sedimentati nella nostra memoria e all’improvviso chiedessero di essere condivisi e narrati al resto del mondo. E così il racconto ha preso vita e, commento dopo commento, pagina dopo pagina, ha raggiunto più di due milioni di lettori, ricevendo 47,000 like e 12,500 condivisioni.

Senza che nessuno sapesse associare un viso al nome di mio nonno, perché non avevo una sua foto, e allora sono andata alla ricerca insieme a mia mamma, perché tutti vedessero la faccia di quest’uomo rivoluzionario, di questo padre che nel 1960 preferì investire in cultura piuttosto che in biancheria per la casa, sacrificando quei soldi che dovevano essere per il corredo, a favore delle tasse universitarie della sua prima figlia, destinata al più classico dei futuri per quell’età, la segretaria, il famoso posto fisso per brave ragazze e poi il matrimonio.

Credo che il successo di questa storia vada ricercato nel fatto che sia una storia vera, accaduta in un periodo storico difficile e di grande fermento, e nel fatto che i soggetti siano portatori di quel vento di cambiamento, che vedeva gli operai con magari solo la quinta elementare cercare un futuro migliore per la loro progenie. Ma soprattutto nel fatto che tutto questo è stato fatto in favore di una figlia femmina, che in quel momento veniva etichettata e vista solo come futura moglie e futura madre. Nonno Lidio è il supereroe che tutti vorremmo incontrare almeno una volta nella vita, quello che scommette sul futuro della sua famiglia, vincendo pregiudizi e cliché, che cerca un riscatto sociale affrancando sua figlia da un futuro già scritto.

Ed è proprio qui la forza di questo post: che un uomo che non aveva avuto la possibilità di studiare, capisca l’importanza della cultura, capisca la forza del sapere e decida di rompere le convezioni sociali. In quella frase “questi soldi sono stati messi da parte per il tuo corredo, prendili e iscriviti all’università. A comprarti le lenzuola farai sempre in tempo”, c’è tutto un mondo. Le persone che hanno commentato si sono lasciate andare raccontando la loro di storia, c’è chi non ha avuto gli stessi genitori illuminati e si rammarica di aver cominciato a lavorare a tredici anni, chi invece racconta di madri rimaste vedove che, con fatica e facendo tre lavori, sono riuscite a far laureare tutti i figli, con un sentimento di gratitudine infinita.

È stato come aver scoperchiato il vaso di Pandora, quelle storie erano tutte riposte nei meandri della memoria ed aspettavano solo un piccolo input per essere scritte e condivise. Io credo che la forza della mia famiglia sia stata l’amore, i nonni entrambi orfani di madre, si sono conosciuti quando avevano diciotto anni anni, il famoso colpo di fulmine, a diciannove erano già sposati e a venti, subito dopo la nascita della mia mamma, la loro prima figlia, Lidio fu mandato in guerra, passarono diciotto mesi prima che potesse riabbracciare la sua famiglia e rivedere la sua bambina per la seconda volta.

È stato un amore grande, totalizzante, fatto di sacrifici e cabaret di paste la domenica, di pasta stesa con il mattarello e di ragù sul fuoco, di pranzi di Natale a parlare di politica e di mare, alzando la voce tra una fetta di panforte ed una di pandoro. È una storia di riscatto, di successo, del bene che vince sul male, e per questo piace così tanto. Perché in ogni famiglia c’è o c’è stato un Nonno Lidio, un piccolo grande supereroe che, rompendo gli schemi convenzionali,  ha colorato di rosa il futuro della sua famiglia. Per lui, e per tutti quelli come lui, ecco il post diventato virale.

“Mia mamma in questa foto aveva compiuto da poco 18 anni. Stava per finire il liceo classico, erano arrivati in otto alla fine, due ragazze e sei ragazzi. Gli altri erano tutti figli di medici, professori e avvocati, lei era l’unica ad essere figlia di un elettricista e di una casalinga. I miei nonni avevano la quinta elementare e lei per andare a scuola tutte le mattine si svegliava alle cinque perché doveva prendere il pullman degli uomini che andavano al lavoro. Arrivata all’ultimo anno scolastico il suo nonno paterno le disse che era arrivato il momento di trovare lavoro, cercavano una segretaria, un posto fisso ben remunerato e di prestigio per una brava ragazza.

Mia mamma era davvero brava a scuola e le dispiaceva smettere di studiare, ma non se lo poteva permettere, non c’erano abbastanza soldi. Allora una sera il suo papà, il mio amato nonno Lidio, la prese in disparte e le disse: “Questi soldi sono stati messi da parte per il tuo corredo, prendili e iscriviti all’università. A comprarti le lenzuola farai sempre in tempo”.  Era il 1960, mio nonno non aveva nemmeno la terza media, era orfano di mamma, eppure è sempre stato avanti anni luce. Dopotutto lui aveva avuto due figlie femmine e a chi gli diceva “poverino che sfortuna non hai avuto il maschio” lui rispondeva sempre che le sue figlie erano state quanto di più bello la vita potesse offrigli. Mia mamma si è laureata in cinque anni, studiando la mattina e dando ripetizioni il pomeriggio per mantenersi. È diventata professoressa e, da quando è in pensione, scrive libri e corregge tesi. E tutto per merito di un padre operaio rivoluzionario che nel 1960 preferì investire in cultura piuttosto che in biancheria per la casa. Mio nonno era un supereroe.

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Mio nonno era un supereroe