Mattia Guarneri, dal coma alla vita. Una promessa è una promessa

Il messaggio mandato prima che fosse intubato "mamma ti amo, non ti lascio sola" e la telefonata del risveglio, questa è la storia di Mattia

Irene Vella Giornalista televisiva

Il mio caporedattore della Voce di Romagna, il primo giornale con cui ho collaborato nel 2004, me lo diceva sempre “quando non sai cosa scrivere, stacca la testa, chiudi il pc, ed esci. Guarda in faccia la vita, respira il mare (abitavo a Cesenatico), sgombra la testa e vedrai che le parole usciranno da sole”.   Ed è così che faccio quando i pensieri vanno in confusione, quando la testa mi dice una cosa, ma il cuore me ne suggerisce un’altra, esattamente come è successo per la stesura di questo pezzo. Mi sono detta che era il momento di aiutare le persone a staccare la spina, ma come riuscire a farlo, se i numeri della pandemia si rincorrono, e le voci di un prossimo lockdown, si leggono ovunque, dai magazine alle pagine dei social e dentro di me?  Se a Milano i militari allestiscono un campo per gestire l’emergenza e la ratio dei criteri di valutazione clinica per accedere alla rianimazione sono state messe nero su bianco. Ha la precedenza chi ha più possibilità di farcela. Sono parole dure. Durissime. Ma il compito di un bravo giornalista è proprio quello di riuscire a raccontare la realtà non edulcorandola, ma cercando, dove sia possibile, di infondere speranza e voglia di farcela. E così è stato proprio un programma visto ieri sera su Rai due a venirmi in soccorso, un docufilm dal titolo “la prima guerra del Covid” girato tra marzo ed aprile 2020 all’ospedale di Cremona, quello in cui venne ricoverato il paziente più giovane di quella maledetta primavera, Mattia Guarnieri, se non lo avete visto recuperatelo, sono stati i cinquanta minuti più catartici di questa settimana. Ho pianto, riso, mi sono commossa, ho avuto paura e ho gioito, nonostante sapessi già come andava a finire. E allora ho pensato che sì, questo poteva essere il mio modo per aiutare, quello di raccontare come si sopravviva al Covid, ma anche come questo maledetto e infame nemico invisibile abbia diviso l’Italia, non solo tra positivi e negativi, ma anche e soprattutto tra quelli che capiscono la reale portata della pandemia e quelli che la negano, attraverso gli occhi e il corpo di chi l’ha vissuto e si è salvato per miracolo.

Quando Mattia è stato ricoverato era il momento in cui in Italia le statistiche dicevano che il virus colpiva principalmente la fascia degli over 55/60 in maniera grave, sporadicamente qualche quarantenne risparmiando i più giovani. Poi è toccato a lui, e tutto è cambiato. Perché il covid è diventato umano, ha preso le sembianze di un figlio, si è maledettamente infilato in un ragazzo di diciotto anni, uno di quelli che doveva essere al sicuro, tolti dalla scuola e dall’affetto dei loro coetanei, per passare le giornate davanti a un pc o allo smartphone. Di quella storia mi ricordavo tutto, anche del messaggio mandato alla mamma prima che lo intubassero, e restasse in coma farmacologico per quasi due settimane, “mamma non ti lascio sola”.

Però un conto è leggerlo o ascoltarlo alla tv, un conto è vedere attraverso le immagini girate dentro la rianimazione quello che è successo. Gli occhi di Mattia, quegli occhi mi sono entrati dentro, mi hanno scavato l’anima, mi hanno strappato il cuore, sono diventata la mamma, Ornella, che si vede portare via il figlio dentro un’ambulanza e non può fare nient’altro che aspettare. Aspettare la telefonata della sera dei dottori, pregare che siano notizie buone. Ma voi ve lo immaginate cosa devono essere stati quei quindici giorni per lei? Lei che ha già provato il dolore della perdita, lei che già provato lo strazio di dire addio a un figlio, con Anastasia, la sorellina di Mattia, morta pochi giorni dopo essere venuta al mondo. E allora accade che quel reparto diventi la seconda mamma di questo diciottenne dagli occhi neri, che le infermiere ed i medici lo accarezzino sulla testa, piegando la testa di lato proprio come si fa con un figlio, Mattia diventa il figlio di tutti. E lui lotta, lotta con la forza dei suoi pochi anni, lotta anche quando le sue condizioni inizialmente si aggravano, e la mamma è a casa ad aspettare, perché non si può fare diversamente. La sera che lo hanno intubato gli avevano dato il permesso di chiamarla, sapete perché ha deciso di mandargli un messaggio? Perché potesse averlo sempre con sé, perché potesse rileggerlo, perché potesse attaccarsi a quelle semplici parole, “mamma ti amo, non ti lascio sola, per te, Davide e Anastasia”.

In questo docufilm c’è la forza dell’amore che sgorga da ogni singolo frame, c’è la paura di un mostro sconosciuto, c’è la disperazione dei medici che si accasciano al muro dopo turni interminabili, il crollo psicologico di veder morire pazienti in solitudine, ma c’è anche il coraggio e la speranza di un ragazzo di diciotto anni che ha combattuto e vinto. Il momento in cui Mattia viene risvegliato è stata una delle cose più belle ed emozionanti viste in questo annus horribilis, il ritorno alla vita di questo figlio non è solo la sua personale vittoria, è la vittoria di tutti noi. Lui che nell’anno della sua maturità, quello dei cento giorni, quello dei primi amori, ha lottato per la sua sopravvivenza diventando il simbolo di una guerra difficile, ma possibile.

Il documentario finisce, ma la vita di questo ragazzo cremonese è andata avanti, a giugno ha sostenuto la prova di maturità portando Ungaretti,«Io mi sento come il lupo di mare di ‘Allegria di naufragi’, che ritorna alla vita come un superstite», ha aggiunto.

E due settimane fa quando il virus è tornato prepotente nel nostro paese non è potuto rimanere in silenzio “la mascherina e il distanziamento sono le uniche armi che abbiamo per non rivedere quelle corsie d’ospedale. Dopo le dimissioni, quando non mi reggevo in piedi, ho pensato che forse la gravità del Covid la capisce solo chi l’ha provato. Non auguro a nessuno ciò che ho passato, ma se vivi un’esperienza così la mascherina la metti ovunque».

Mascherina e distanziamento sociale. Ce la faremo.

 

 

 

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