Le olimpiadi aprono agli atleti transessuali

Essere transessuali può rendere complicato capire se gareggiare con i maschi o con le femmine. Finalmente arrivano delle regole per le olimpiadi con atleti trans

Nascere nel corpo sbagliato, crescere come maschio sentendosi femmina, o viceversa, è qualcosa che renderebbe la vita complicata a chiunque. Se poi alle difficoltà naturali di questa situazione si aggiungono le discriminazioni, allora la situazione diventa davvero pesante. Oggi sono stati fatti molti passi avanti nei confronti della tematica transgender, ma a volte sembra che a ogni passo avanti ne corrisponda un altro indietro, con attacchi per niente velati alla comunità trans .
Per fortuna, il dibattito su identità di genere e diritti è stato recepito dalla comunità sportiva, in particolare nell’atletica leggera, approdando al discorso sulle olimpiadi atleti trans.

Può darsi che l’atletica sia diventata particolarmente sensibile alla questione dell’identità di genere in seguito a una vicenda piuttosto spinosa riguardante la campionessa mondiale Caster Semeneya. Semeneya, una giovane atleta sudafricana dall’aspetto molto mascolino, nel 2009 vinceva un oro negli 800 metri femminili, all’età di 18 anni. Scatenando la polemica. Tra chi sosteneva che Semeneya non aveva un fisico da donna, le altre atlete che la vedevano nuda in spogliatoio, e testimoni più o meno improvvisati, le voci e le dicerie rendevano il sogno dell’atleta sudafricana un incubo in cui veniva messa in discussione una cosa così intima come il suo genere.
Semeneya non è transessuale, ma il suo caso ha probabilmente toccato le sensibilità di molti, perché le ragazza fu costretta a fare un test del DNA, scoprendo che era una pseudoermafrodita, cioè una donna che invece delle ovaie ha dei testicoli interni. Semeneya non è la prima pseudoermafrodita, né sarà l’ultima, ma il suo caso apre all’inevitabile interrogativo: se i suoi livelli di testosterone sono quelli di un uomo, ma si identifica come donna, dove è giusto che gareggi?

Nel caso di Semeneya fu stabilito che potesse gareggiare con le donne in quanto si identifica come donna, ma che in momenti di picco del testosterone dovesse anche sottoporti a cure ormonali. Dal caso di Semeneya e da una rinnovata e crescente sensibilità alle tematiche del mondo LGBT sono nate delle nuove norme che permettono ad atleti e atlete transgender di competere senza grandi difficoltà. Atleti ed atlete trans possono oggi gareggiare con il genere con cui si identificano, ma tenendo costantemente sotto controllo i livelli ormonali, per evitare che manomettano la gara. Per esempio, una donna transgender ha solitamente più testosterone delle donne cisgender, rischiando così che questo ormone si trasformi in una forma involontaria di doping. Se qualcuno se lo fosse chiesto, Semeneya è oggi sposata con la sua compagna, Violet. Ovviamente tra mille nuove polemiche.

Immagini: Depositphotos

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