Da manager a falegname. Senza ritorno

Dai business plan all’eco design. La sfida vinta di Gianluca, che ora costruisce mobili recuperando materiali di scarto. Ed è felice

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

Con questa filosofia, che è diventata la sua missione di lavoro, Gianluca Piantanida ha abbandonato il posto fisso – 18 anni come manager in aziende multinazionali, settore marketing – per trasformarsi in artigiano del legno. E costruire mobili di eco design, utilizzando materiali di scarto.

Il risultato? Oggetti e complementi d’arredo unici, in legno massello e metallo.

Oggi è felice e non tornerebbe indietro.

Una storia bella, la sua, che potrebbe dare coraggio a tutti quelli che vorrebbero seguire le proprie passioni ma hanno ancora tanta, troppa paura.

 

Missione Eco-Design: arredamento a basso impatto ambientale. Di che si tratta?
Eco Design per me significa principalmente rispetto della natura, utilizzare l’esistente per realizzare oggetti nuovi. Il materiale che altri scartano è per me prezioso come l’oro. Lo prendo, lo modello, lo modifico e spesso diventa un oggetto che ha una funzione completamente diversa da quella per cui era stato concepito. Non hai idea di quante storie può raccontarti un pezzo di legno spiaggiato, basta ascoltarlo.

Quale è stata la molla che ti ha spinto a lasciare un lavoro sicuro per questa avventura?
Per 18 anni ho lavorato come manager in aziende multinazionali, settore marketing. Tutta teoria e strategia in ufficio, tra computer, conference call, business plan, roadmap, statistiche…mi mancava il lato concreto della vita, realizzare qualcosa da poter vedere e toccare e che rimanesse nel tempo, che mi sopravvivesse. Questo desiderio alla fine è stato più forte del “posto fisso”. C’è voluto solo un po’ di coraggio, mi sono buttato e tutto è venuto da sé.

Hai seguito dei corsi, sei autodidatta o la tua è una tradizione di famiglia?
La passione arriva dalla mia infanzia. Quando ero piccolo finita la scuola andavo in montagna dai miei nonni in val d’Ossola. Vicino a casa nostra c’era un contadino-pastore che era anche falegname e mastro casaro. Figure che adesso non esistono più.  Nel laboratorio della sua fattoria aggiustava tutto il possibile e immaginabile che gli abitanti del paese gli portavano. Io andavo da lui alla mattina e rimanevo incantato a guardarlo fino a sera, lui mi diceva passami quello, spostami questo, tienimi quest’altro…Pian piano sono passato da garzone a vero e proprio aiutante e ho imparato i segreti del legno e mi sono appassionato all’arte del recupero. Ti garantisco che i contadini non buttano via niente! Ho visto sedie vecchie e decadenti trasformarsi in slittini da neve e poi in tavolini da caffè e poi in appendiabiti da camera, ma mai un albero vivo è stato tagliato per fabbricare un oggetto!

Come ti vengono le idee per gli oggetti che realizzi?
Mi lascio trasportare dalle sensazioni del momento. Spesso trovo oggetti abbandonati nei posti più improbabili o ritiro materiali da cantieri che demoliscono case, o prelevo scarti di aziende manifatturiere. Ancora non so cosa diventeranno. Magari poi ascolto l’esigenza di un cliente ed ecco che le assi di un pontile diventano un tavolo, che spatole da muratore si trasformano in appendini, che porte di fienili diventano testate del letto, che radiatori di auto diventano uno specchio…

È complicato?
Diciamo che ho sostituito la macchina da “manager” con un furgoncino. Dietro ogni angolo posso trovare un oggetto di futuro design. Ma è più complicato di quel che sembra!

Oggi le persone sono molto attente all’aspetto ecologico e sostenibile della loro vita. Anche nel settore dell’arredamento è così?
“Ni”, nel senso che ho avuto esperienze contrastanti. Ho clienti che mi cercano apposta per recuperare un vecchio oggetto che magari hanno in soffitta o in cantina, e quelli sono molto attenti. Altri invece sono affascinati solo dal risultato estetico, a prescindere da dove arrivano i materiali.

Da dove (e da chi) ti arrivano più richieste?
Per il momento molti privati, ma la voce si sta diffondendo pian piano anche nelle attività commerciali. Ultimamente ho realizzato espositori e appendini stravaganti per negozi di arredamento.

Pensi che il riciclo, nel settore dell’arredamento, possa aiutare a risolvere problemi come lo smaltimento dei rifiuti e lo “spreco” ?
Se non a risolverli, almeno a ridurli notevolmente. Purtroppo mi accorgo che l’economia di oggi è basata sulla sostituzione. Non si ripara più nulla. Gli oggetti, dall’elettronica all’arredamento all’abbigliamento, sono creati per durare un tempo mediamente breve e poi essere buttati e ricomprati. Penso che il riciclo, e il riuso soprattutto, possano aiutare, ma ci vuole la buona volontà di tutti.

Qual è la più grande soddisfazione che trovi in ciò che fai?
Trasformare gli oggetti, prendere un asse di legno massello e farlo diventare un tavolo, una libreria o un complemento astratto, squisitamente estetico, da appendere su una parete. Quando penso che uno dei miei oggetti o complementi di arredo fa bella mostra di sé in una casa, sono felice. Il fatto che un cliente mi dia fiducia per realizzare un oggetto o ne acquisti uno della mia produzione mi fa capire che sto andando nella direzione giusta. E mi riempie di orgoglio. Un giorno un cliente mi ha ringraziato con questa frase: “Complimenti d’arredo”. Trovo che mi calzi a pennello!

La tua migliore creazione?
Sono affezionato a tutto quello che produco, sono tutti pezzi unici e irripetibili. Ultimamente ho realizzato lo Splat (lo potete vedere su FB, e tra poco anche sul sito) e devo dire che ne sono particolarmente fiero. È bellissimo. Anche il Bacco mi dà grandi soddisfazioni ed è l’oggetto più richiesto in assoluto.

Oggi, rifaresti questa scelta?
Assolutamente sì.

Da manager a falegname. Senza ritorno