La morte silenziosa degli anziani

Quando tutto questo finirà dovremmo fare in modo che "i giorni appesi" a rincorrere una libertà perduta non siano stati vani

Irene Vella

Irene Vella Giornalista televisiva

Quando tutto questo finirà dovremmo fare in modo che questi giorni appesi a rincorrere una libertà perduta non siano stati vani.

Ognuno di noi nel suo cuore custodirà ricordi legati a questo momento, alcuni faranno male, alcuni ci faranno compagnia e alcuni li andremo a recuperare quando la sofferenza intorno ci sembrerà troppa.

Il dolore a questo serve.
A relativizzare il momento.
A dare il giusto peso alle cose.
Di questo periodo mi porterò dietro il mezzo chilo di lievito di birra, sproporzionato, pesato e surgelato come una pusher del ghetto
I lievitati, ogni giorno una nuova ricetta, dalla schiaccia toscana, alla treccia alla Nutella, per finire con i panini dolci ripieni
I fusti di farina da cinque e dieci chili che prima manco sapevo esistessero
Che la spesa una volta alla settimana può bastare
Che senza il parrucchiere si può sopravvivere, ma con la ricrescita no :) (da qui il mio soprannome social #mamycapellidimerda)
Che chi ha dichiarato che l’estetista fa parte delle attività non essenziali, non sa quanto un massaggio o anche solo una pedicure, abbia salvato intere famiglie dagli scleri materni (quella mezz’ora in solitaria patrimonio dell’umanità)

Che i runners sono pericolosi, mentre chi ha mandato scientemente a morire migliaia di anziani nelle case di cura, aveva solo sottovalutato la situazione
che la quarantena produce molti più leoni da tastiera, quelli che indicano “all’untore” il vicino di casa sui gruppi Facebook, invece che denunciarlo nelle sedi opportune
che è più facile attaccare una madre che porta i figli di cinque/sei anni a fare la spesa con sé perché non ha nessuno a cui lasciarli, piuttosto che chiedere se ha bisogno di una mano
che la noia produce complottismo spiccio e che i no vax all’improvviso scomparvero
Mi porterò le tavolate con i miei figli, le partite alla Wii, i tornei a Uno, i baci all’improvviso dietro all’orecchio e i frontini di corsa per una scommessa persa
mi porterò l’orto coltivato con amore e la terra innaffiata al tramonto
le corse con i cani nei campi confinanti, prima a far alzare l’anatra che ha il nido vicino al traliccio, poi a rincorrere la lepre
che il mio vicino ha un cane che si chiama Nova e un gatto che si chiama Topo
che l’acqua nel torrente è tornata limpida

Che la sera il silenzio sapeva di vuoto
ma quello che mi porterò più di tutto è la morte silenziosa di una generazione di uomini e donne che già aveva sofferto tanto nella vita
persone che avevano vissuto la guerra e ancora si ricordavano le sirene della contraerei o i rastrellamenti
nonni che hanno patito fame freddo

persone che hanno avuto l’amore a singhiozzi perché prima usava così
gli uomini non piangono
e sono morti da soli
una generazione di persone che lavorava dalla mattina alla sera
io me lo ricordo mio nonno con la sua bici, la sua borsa di pelle da elettricista a tracolla e con l’ulcera, mio zio con la tisi dovuta alla miniera
una generazione che ha fatto da genitori di riserva per dare la possibilità ai figli di rincorrere i loro sogni

loro che di sogni non ne hanno mai avuti, perché non se lo potevano permettere
loro che durante la quarantena andavano a fare la spesa per non sentirsi troppo soli
la generazione rimasta senza il compagno/a della vita
quella che imparò a fare le videochiamate
a raccontare le favole su skype
che seppe reinventarsi per aiutare la famiglia
ma che fu dimenticata e sacrificata all’altare del covid
da chi avrebbe dovuto proteggerla
La morte silenziosa degli anziani.

Irene Vella

Irene Vella Giornalista televisiva Scrivo da sempre, raccolgo emozioni e le trasformo in storie. Ho collaborato con ogni tipo di giornale. Ho fatto l'inviata per tutte le reti nazionali. Nel tempo libero pratico la Kick boxing e vado alla scoperta di nuovi dolci da mangiare. Sono la giornalista che sussurra alle pasticcerie e alla primavera.

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