Ciao sono Andrea Terrin, ragazzo autistico e felice

Se hai una storia portala con te, se non sarai indifferente il cammino te la restituirà

Irene Vella Giornalista televisiva

Andrea Terrin ha ventotto anni, una diagnosi di autismo da quando ne aveva cinque, una laurea triennale in Scienze dell’educazione conseguita nel 2018, che diventerà magistrale tra un paio di esami, e due occhi azzurri che ti guardano dentro. Andrea ha una sorella, Federica, che adora, e due genitori meravigliosi alle spalle, Silvia la mamma una presenza affettuosa, intelligente e mai invadente, e Luca il papà, la sua roccia, quello con il quale condivide i cammini e i pensieri. Non è facile scegliere un punto da cui partire per raccontare ciò che avviene quando in una famiglia arriva una notizia così inattesa devastante e le storie si assomigliano tutte, solo che invece di cominciare con “C’era una volta”, iniziano con “fino a un anno e mezzo era tutto perfetto“.

Un bambino bellissimo che gioca, scherza, fa domande, poi all’improvviso dal giorno alla notte cambia completamente, comincia la trafila dei dottori, era il 1994, per il loro pediatra la colpa era sicuramente della madre troppo ansiosa, che non rispettava i tempi del figlio, non dovevano preoccuparsi, Andrea aveva solo un lieve ritardo che avrebbe recuperato. Ma un genitore lo sa, capisce che c’è qualcosa che non va. In quel periodo sull’autismo si sapeva poco, al punto che c’è stato un momento che alle madri, oltre al dolore della diagnosi, veniva data la colpa della malattia dei figli, indicate come “madri frigorifero” troppo fredde e insensibili ai bisogni del bambino, costringendoli a ritirarsi in una sorta di fortezza vuota. Per fortuna successivamente smentita. Ma sono dolori che spezzano cuori, sensi di colpa che minano anche le coppie più solide, ma non Luca e Silvia, loro si amano, si appoggiano, e vanno alla ricerca di una diagnosi.

Una ricerca frustrante in cui incontri molte brave persone, ma anche avvoltoi, venditori di fumo, che sfruttano le tue paure e le tue debolezze, per venderti qualsiasi rimedio. E tu provi di tutto, perché non capisci cosa sia successo a tuo figlio. Dove sia nascosto quel bambino che all’improvviso non riconosci più. La diagnosi arriva per caso, una sera davanti alla tv, una trasmissione in cui viene presentato un luminare sull’autismo, Luca ascolta e nelle parole di quel dottore per la prima volta rivede suo figlio. L’ospite di quella trasmissione è Michele Zappella, il medico che si traveste da zio per guarire i bambini autistici, che possiede una sensibilità fuori dal comune, riuscendo ad aprire casseforti di cui nessuno conosce la combinazione. “Forzieri speciali che si muovono, respirano e interagiscono con lui, perché sono fatti di carne. Bambini autistici”.

Il giorno dopo prendono appuntamento e nel giro di poco arriva la diagnosi di disturbo dello spettro autistico. È dura, all’inizio è durissima, perché fino a quando non hai il nome del “male” di tuo figlio, pensi sempre che possa cambiare, ma anche quando ce l’hai, la prima reazione è quella dello sbaglio, pensi che crescendo, Andrea guarirà, ma sono riflessioni prive di fondamento.

L’autismo è una condizione per la vita, la differenza la fanno i bravi professionisti, che li aiutano a comprendere, a essere consapevoli e ad accettare la condizione del loro bambino. Dopo diverse consultazioni con specialisti Luca e Silvia capiscono che è inutile e dannoso continuare a credere in un finale diverso per la loro storia. E lo accettano, perché le illusioni portano a fallimenti, i fallimenti portano frustrazione, delusione, creano disaccordi. La maggior parte delle coppie che hanno un figlio autistico nel giro di pochi anni si separano. È per questo che serve una famiglia forte, coraggiosa e unita, perché questi ragazzi ti tolgono le forze, ma ti ridanno la vita.

E così Luca e Silvia prendono in mano la loro e si reinventano, trovando dei validi alleati nel percorso scolastico di Andrea, grazie alle quali si apre un mondo di opportunità, che insieme alla famiglia, riescono a scrivere un destino diverso per questo ragazzo talentuoso. Il liceo, l’università e poi l’idea dei cammini, prima quello di Santiago, poi la via Francigena, poi quello dei due Mari, ed infine quest’anno il cammino materano. Ho deciso di raccontare la loro storia attraverso gli occhi ed i pensieri di Andrea, per dimostrare, ancora una volta, che il diverso non esiste.

Perché il diverso siamo noi.

Andrea utilizza la comunicazione facilitata (la comunicazione facilitata si basa sull’utilizzo di una tastiera, computer o altro,  che tramite un semplice contatto con lo scrivente permette di comunicare). Queste le sue parole.

“Vorrei sostituire preconcetti che associano deficit cognitivo a persone che il contrario non possono dimostrare, l’autismo associato ad un valido supporto permette dignitosa consapevolezza del proprio essere. Con lavoro vivace emergono abilità inaspettate confacenti; sono campane di protezione che limitano opportunità esperienziali coraggio proporzionato valutando priorità adeguate.”

Queste le sue parole sui cammini effettuati con la sua famiglia.

“Ho iniziato una delle esperienze più belle della mia vita, il cammino di Santiago prima e seconda tappa. Uomo tra uomini stessa forza stesse emozioni. Oggi abbiamo attraversato posti fantastici di un tempo ormai passato solo se li vedi li puoi immaginare. Conclusa l’avventura più incredibile che potessi immaginare, sono stati 32 giorni di fatica dolore ma sopratutto di gioia per aver vissuto il Cammino con delle persone meravigliose in posti incantevoli dove il poco o nulla che si trovava era sufficiente. Credere di essere diversi ma sentirsi uguali, comunicare con gli sguardi con i gesti prendendoci per mano, ogni persona che ho incontrato mi ha donato amicizia e rispetto, ogni storia che ho ascoltato mi ha insegnato che non c’è diversità tra le persone che soffrono, nel cammino puoi decidere di stare con delle persone non per quello che sono nella vita ma per come  si propongono  alla pari con la propria naturale personalità e per questo ti sembra di conoscerli da sempre.

Se hai una storia portala in viaggio con te e non sarai indifferente lui te la restituirà. Se bastasse un cammino mistero per il mio modo. Una crepa profonda scendo giù fino a sentirne battere il cuore. Ogni giorno rivivo i momenti passati il sentimento mi avvolge, le culture si intrecciano, profumi e colori disegnano i volti. Il cammino insegna solo se l’uomo vuole imparare. Non può bastare un cammino ma io vi ho amati. Se puoi vai piano prendi tempo osserva e appropriati di ogni sensazione la luce i colori i profumi non essere indifferente scolpisci il tuo viaggio fissando nella memoria ogni immagine e ti rimarrà dentro per sempre.”

Andrea vuoi presentarti per le lettrici di DiLei?
Andrea: Bene.

Allora scrivi ciò che vuoi.
Andrea: Niente crea vergogna, sono le persone con i preconcetti che ti fanno vergognare. Ciao sono Terrin Andrea ho ventotto anni, ragazzo autistico, ma felice.

Ciao Andrea, hai ragione, niente fa più male del pregiudizio. A presto ragazzo felice.

Andrea Terrin e il papà Luca

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Ciao sono Andrea Terrin, ragazzo autistico e felice