I giovani e l’educazione sessuale

L'entusiasmo per la scoperta della sessualità, ma anche un corretto quadro di valori e comportamenti

Primi amori sotto il sole. La stagione più luminosa della vita e dell’anno è appena cominciata. E porta con sé incontri magici, passioni travolgenti, promesse di fedeltà eterna. I primi amori sono così totalizzanti e “puri”, da essere vissuti quasi come talismani protettivi nei confronti di tutti e di tutto.
La giovane coppia, che assapora la calda natura estiva e il risveglio dei sensi, si crede lontana anni luce da qualunque ostacolo, immune dalle malattie. Anche da quelle sessualmente trasmesse, come Papilloma virus, Chlamydia, Aids, epatiti.
Le emozioni forti e l’inesperienza rendono incoscienti e inducono a correre pesanti rischi, sorvolando su norme igienico-preventive tanto semplici quanto fondamentali per la salute propria e del partner.
Gli adolescenti innamorati spesso ignorano o sottovalutano l’importanza della doppia protezione contraccettiva, sono poco attenti alle buone abitudini igieniche generali e a quelle particolari in caso di rapporti intimi, non ascoltano i segnali del corpo, anche quando suggerirebbero di affidarsi a un ginecologo o a un andrologo. Ma non è sempre “tutta colpa dell’età”.
L’educazione sessuale è un patrimonio di comportamenti e valori che viene trasmesso in famiglia, attraverso un dialogo aperto tra genitori e figli; sui banchi di scuola, attraverso un insegnamento intelligente e libero; nello studio del medico di famiglia o dello specialista, attraverso un rapporto di fiducia ed empatia.
Tutti sono chiamati in causa per difendere i “propri” ragazzi dall’allarmante espansione delle malattie a trasmissione sessuale. Ma anche i ragazzi devono fare la loro parte per auto-difendersi e difendere i propri coetanei. Ecco come.

Ne parliamo con la Professoressa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica “San Raffaele Resnati” a Milano.

Professoressa Graziottin, partiamo dalla croce e delizia degli adolescenti: la temuta, sognata “prima volta”. Molte fanciulle la vivono proprio durante le vacanze estive, complici l’atmosfera particolare e un po’ più di libertà…
Sì, oggi far l’amore per la prima volta è più “facile” soprattutto per la maggiore e più precoce disponibilità all’intimità fisica in entrambi i sessi. Ma questo non la rende più “facile”, cioè più stimolante o soddisfacente.

… “la prima volta”
A 16 anni ha già avuto un rapporto completo il 50-60% delle ragazze italiane, a seconda delle ricerche, e l’80% dei ragazzi. Per il 30-40% si tratta di “amore-amore“, per un 15-20% di “curiosità“; un 25% lo fa per insistenza del partner, o per fargli piacere, più che per autentico desiderio personale; un 5-8% lo farebbe addirittura a pagamento, diretto, con denaro, o “indiretto”, attraverso regali, viaggi o altri vantaggi.
A prescindere dalle esperienze così variegate, solo il 40% delle adolescenti vive la prima volta in modo positivo, indipendentemente dal piacere fisico, per la felicità di un momento di intimità completa e desiderata.

E l’altro 60%? Deve preoccuparsi?
Assolutamente no. La presenza di dolore o l’assenza di piacere durante i primi rapporti è comune e naturale, legata a doppio filo a un insieme di fattori sia fisici sia emotivi.
Se il rapporto è desiderato, l’eccitazione forte e la volontà di unirsi è condivisa, l’attimo di dolore si fonde con il piacere e si dissolve come per magia. Se il rapporto è forzato, perché non ci si sente pronte, se domina la paura di qualcosa di sconosciuto, se manca l’eccitazione, se il gesto è più subìto che scelto, il dolore può essere forte non solo per la componente fisica, ma soprattutto per quella emotiva. Il dolore può anche nascere dalla sensazione di subire qualcosa di irrimediabile.

Quanto al non provare piacere, bisogna tenere conto che la sensibilità vaginale non è automatica, anzi: richiede sia la capacità di ascoltare le sensazioni fisiche, sia di usare in modo consapevole e volontario i muscoli che circondano la vagina, per aumentare il piacere per sé e per il partner. Una capacità che si impara con il tempo: per la maggior parte delle donne, far l’amore in modo completo diventa più appagante con l’esperienza, indipendentemente dalla qualità della prima volta. Come in tutti gli aspetti della vita, insomma, anche nell’amore non si impara subito a scrivere poesie. Giocando insieme, con tenerezza e amore, curiosità e complicità, ogni coppia scopre giorno dopo giorno il proprio modo di essere felice, anche sessualmente.

I primi amori sono dominati da giuramenti di eterna fedelta’, dalla convinzione che quel rapporto sara’ “per sempre”. Ma in ben rari casi il primo amore o il primo partner sessuale sara’ davvero “per tutta la vita”.
Naturale, se non fosse che l’idea di partner unico si accompagna alla pericolosa tentazione di abbassare la guardia sul fronte della prevenzione e della contraccezione.
È proprio così. Purtroppo diagnostico sempre più spesso malattie sessualmente trasmesse anche gravi in ragazze innamorate e fedeli, che fino a quel momento hanno avuto solo uno o due fidanzati, i quali forse, però, prima di conoscerle erano stati molto più “allegri”. O che, più semplicemente, hanno avuto rapporti in passato con una ragazza che aveva una malattia silente.

Il cuore del problema è che la tendenza ad avere i primi rapporti completi da giovani e a posticipare l’età della prima gravidanza, aumenta il periodo di tempo durante il quale c’è attività sessuale senza volontà procreativa. Durante questo lungo arco di tempo, prevale un atteggiamento che potremmo definire “monogamia seriale“.

Che cosa significa?
Significa che oggi la maggior parte degli uomini e delle donne dei Paesi ad alto reddito cambia diversi partner prima di costruire una famiglia. Tuttavia, la monogamia seriale non viene vissuta come promiscuità, perché ogni rapporto è caratterizzato da innamoramento, amore, fiducia e fedeltà reciproca. Tutte componenti che inducono la coppia a non usare contraccettivi di barriera (come il preservativo), ma semmai solo la contraccezione ormonale. Questo ovviamente aumenta la possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmesse (MST).

Solo il cosiddetto “Double Dutch“, il “doppio olandese”, cioè il programma di promozione dell’uso contemporaneo di contraccezione ormonale e profilattico, ha ridotto in Olanda sia le gravidanze involontarie, sia le malattie sessualmente trasmesse tra adolescenti e giovani adulti. La doppia protezione, fastidiosa forse come idea, ma efficace nei risultati, ha dimostrato di funzionare eccome!

Doppia protezione contraccettiva ancora piu’ necessaria nel caso dei classici amori estivi “mordi e fuggi”, quando il desiderio, la voglia di avventura, di evasione e di trasgressione fanno perdere di vista ogni precauzione…
Nel massimo dello slancio e dell’entusiasmo della passione estiva, è forte la spinta ad abdicare a tutte quelle attenzioni all’autoprotezione dalle malattie sessualmente trasmesse (MST). Con il risultato che quell’incontro magico sulla spiaggia diventa spesso il veicolo di un regalo avvelenato che arriva in autunno. Lo dimostra il fatto che proprio nei mesi autunnali esplodono le malattie contratte durante l’estate, con picchi diversi a seconda del periodo di incubazione del germe in causa.

Come evitare di ricevere questo “regalo avvelenato”? Ci puo’ fare una rapida carrellata dei fattori e dei comportamenti a rischio MST, in modo che i ragazzi partano per le vacanze piu’ preparati e consapevoli?
I fattori di rischio per le MST sono:
avere comportamenti sessuali che espongono al rischio di MST; il numero di partner; il tasso di acquisizione di nuovi partner; l’avere partner casuali; preferenze e pratiche sessuali a rischio.

I comportamenti a rischio sono:
il mancato uso dei contraccettivi di barriera (profilattico in testa); la consultazione tardiva per la diagnosi e il trattamento di una MST; la mancata comunicazione al/la partner del fatto di aver contratto una malattia (anche curabilissima) ma trasmissibile; la mancata adesione a una terapia prescritta dal medico.

Nel classico rapporto sessuale, va sottolineato che le donne sono più a rischio di contrarre infezioni: le mucose vaginali e cervicali, infatti, sono molto recettive alle infezioni trasmesse per via sessuale. L’efficienza della trasmissione, ossia il rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmessa, è del 20-30% per singolo rapporto per l’uomo, se la donna è infetta, e addirittura del 60-80%, per singolo rapporto, per la donna, se è l’uomo a essere contagioso. Una differenza dovuta al prolungato persistere del liquido seminale eventualmente infetto in vagina.

Quindi, donne e ragazze: attente! I rapporti orali non sono affatto sicuri, come molti credono, perché possono facilitare la trasmissione di molte malattie serie (tra cui epatite, herpes, condilomi). Occhio, dunque, ai partner sconosciuti: astenersi o proteggersi con un profilattico anche in questa forma di intimità.

A proposito di trasgressione: molti adolescenti sono irresistibilmente attratti dal piercing, ovvero bucare e inserire anellini o altri oggetti acuminati nelle zone piu’ disparate del corpo, anche in quelle piu’ delicate. Una decorazione ad alto rischio!
Come tutte le passioni anche il piercing, accanto agli aspetti giocosi, ha una sua parte oscura, che i ragazzi farebbero bene a conoscere in anticipo. Perché in alcune zone del corpo il piercing può creare problemi enormi all’ignaro entusiasta.

Per esempio, il piercing sulla lingua non è affatto innocuo, specie se non è fatto da un piercer davvero esperto anche di anatomia, per non andare a ledere vasi e nervi importanti. Può causare sanguinamenti protratti, perdita di sensibilità alla lingua, perdita o lesione del gusto, interferenza con la fluidità del linguaggio e con la masticazione. Il gonfiore alla lingua dopo il piercing può durare 3-4 mesi e in caso di infezione la questione può diventare più lunga e complicata. Per non parlare delle lesioni ai denti e alle gengive, oltre alla possibilità che l’anello venga deglutito. Al punto che molte unità di Pronto Soccorso di ospedali americani tengono adesso aggiornamenti ai medici su come affrontare le emergenze da piercing.

Quali?
Reazioni allergiche frequenti, specie da nichel, infezioni caratterizzate da arrossamento, gonfiore, dolore, che richiedono la rimozione dell’anello, a volte complessa se il tessuto infiammato si è ascessuato su organi delicati, come la lingua o i genitali. Se gli strumenti non sono sterili, possono trasmettere AIDS, epatite, verruche da papilloma virus e perfino il tetano. Il piercing può causare cicatrici esuberanti (cheloidi) o migrazione dell’anello, se troppo piccolo, inserito male, o se il tessuto non ne sostiene il peso.

Piercing si’ o no, allora?
, se piace, ma eseguito solo da persone competenti e attente alla sterilizzazione e all’igiene, incluso l’uso di guanti sterili quando lavorano. Sì, ma evitando le parti del corpo, come la lingua e i genitali, i cui danni, specie per lesioni nervose e infezioni, invece di dare più piacere possono causare dolore cronico e disfunzione sessuale.

A cura di Alma Galeazzi

Fonte:

I giovani e l’educazione sessuale