Melanoma in aumento, come difendersi: prevenzione e sintomi

I casi di tumore alla pelle sono in crescita in Italia e l'estate è la stagione più a rischio. Il dottor Sangiolo, ricercatore AIRC, ci spiega come proteggerci e i sintomi da non trascurare

In estate aumenta il rischio di contrarre il melanoma cutaneo, poiché l’eccessiva esposizione al sole (guarda l’infografica per una corretta abbronzatura) è la causa principale di questo cancro che è uno dei principali tumori che insorgono in giovane età: in Italia è il terzo tumore più frequente sotto i 50 anni, sia per gli uomini sia per le donne (dati: AIOM e AIRTUM – I numeri del cancro in Italia 2016). Purtroppo i numeri sono in costante aumento. La buona notizia è che la sopravvivenza a 5 anni per i melanomi cutanei in Italia è pari all’85,4%, ma molto dipende dallo stadio del tumore alla diagnosi: la diagnosi precoce è fondamentale.

Insieme alla prevenzione. Infatti, l’esposizione a raggi UV raddoppia il rischio di sviluppare un melanoma rispetto a chi non si espone, percentuale che aumenta negli individui a fototipo chiaro. La prevenzione riveste quindi un ruolo cruciale, sottolineato anche dal Codice europeo contro il cancro, che raccomanda per ridurre il rischio di tumore di evitare lunghe esposizioni al sole, con particolare attenzione ai bambini; di usare le protezioni solari; di non utilizzare lampade abbronzanti.

Abbiamo così chiesto al dottor Sangiolo, ricercatore AIRC impegnato all’università di Torino e all’IRCCS di Candiolo, di fare chiarezza sui sintomi che non vanno trascurati e di darci alcuni importanti consigli per proteggerci dal rischio cancro.

Che cos’è il melanoma?
Il melanoma è un tumore maligno della pelle la cui incidenza continua ad essere in aumento. Si calcola che circa il 2.2% di uomini e donne svilupperanno un melanoma nel corso della loro vita (SEER-NIH Intitute). In Italia, nel 2016, circa 7.200 uomini e 6.600 donne hanno ricevuto una diagnosi di melanoma della cute.

Quali sono i sintomi che non vanno trascurati?
L’autovalutazione periodica della propria pelle è un importante strumento che può aiutare per una diagnosi precoce. Un neo che cambia forma, dimensione o colore o la comparsa di una nuova lesione cutanea in età adulta sono potenziali campanelli di allarme che indicano la necessità di un controllo specialistico.

Chi sono i soggetti più a rischio?
Tendenzialmente i soggetti con carnagione chiara, capelli biondi o rossi, occhi chiari presentano un rischio maggiore.

Si può guarire dal melanoma?
La diagnosi precoce è la miglior terapia. Un melanoma identificato tempestivamente può guarire completamente con la sola rimozione chirurgica della lesione.
Nei casi in cui la malattia sia più avanzata o con presenza di metastasi (cioè localizzazioni in altri organi a distanza), abbiamo oggi a disposizione armi terapeutiche sempre migliori. Tra queste l’immunoterapia e le terapie a bersaglio molecolare, capaci di indurre in alcuni pazienti importanti e duraturi risultati clinici.

Che relazione c’è tra il melanoma e l’esposizione al sole?
Un’eccessiva esposizione alle radiazioni solari e scottature, in particolare se in età precoce, aumentano il rischio di sviluppare un melanoma.

Qual è il modo corretto di prendere il sole?
Bisognerebbe evitare le ore centrali della giornata e utilizzare schermi solare con un fattore di protezione UVB almeno 30, che deve essere riapplicato in modo periodico durante l’esposizione (soprattutto in caso di bagni ripetuti).

Quali sono gli altri fattori che possono causare il melanoma?
L’utilizzo di lampade abbronzanti, soprattutto in soggetti giovani, può costituire un fattore di rischio per questa patologia.

Come si può prevenire questo tumore? Come si possono ridurre i rischi?
Esponendosi al sole in modo responsabile ed evitando o limitando l’utilizzo di lampade solari, soprattutto in età giovanile.

Nello specifico il suo progetto di ricerca AIRC di cosa si occupa?
La nostra ricerca ha come obiettivo quello di esplorare, con un modello preclinico, l’efficacia di una immunoterapia adottiva contro cellule di melanoma in grado di resistere a farmaci convenzionali. La nostra strategia sperimentale si basa su un particolare tipo di linfociti (globuli bianchi) killer, generati in laboratorio partendo da un semplice prelievo di sangue periferico. Quando il melanoma viene trattato in laboratorio con chemioterapia, una frazione di cellule tumorali sembra in grado di sopravvivere meglio di altre. Queste cellule sono quindi biologicamente diverse e, resistendo alle comuni terapie, potrebbero costituire la base di ricadute dopo iniziali successi terapeutici. Nel nostro lavoro abbiamo osservato come un’immunoterapia con linfociti killer fosse attiva contro tutte le cellule di melanoma, incluse quelle che sopravvivono alla chemioterapia.
Questi dati sono di natura preclinica e sperimentale ma sostengono il razionale per future esplorazioni cliniche di questa forma di immunoterapia, magari in integrazione agli attuali innovativi trattamenti contro il melanoma metastatico.

Melanoma in aumento, come difendersi: prevenzione e sintomi