Prostata, quando il test del Psa sbaglia diagnosi

Può succedere che vengano trattati in modo invasivo tumori non dannosi, con conseguenze rilevanti

Prof. Saverio Gentile

Prof. Saverio Gentile Specialista in biologia del cancro

Buonasera dottor Gentile,
ho letto in questi giorni una notizia che mi ha incuriosito sul cancro alla prostata: diceva che un’associazione di medici indipendenti Usa si è opposta
all’impiego dei test di routine per lo screening universale del cancro alla prostata, poiché questi test erano controproducenti avendo individuato tumori non dannosi che sono stati comunque trattati, causando ai pazienti impotenza e incontinenza. Mi potrebbe gentilmente spiegare come avvengono questi test e come sia possibile che questi tumori “innocui” vengano comunque curati in modo invasivo? Grazie tante. Massimo

Uno dei metodi utilizzati per la diagnosi dei tumori richiede il rilevamento di marcatori tumorali, che sono specifiche sostanze prodotte da specifici tumori. Nel caso del tumore alla prostata è il “prostate-specific antigen” (PSA, antigene prostatico specifico). Tutto ruota intorno alla parola “antigene”. In poche parole, un antigene è una sostanza che può essere riconosciuta da un anticorpo.

Gli anticorpi sono prodotti dal nostro sistema immunitario come risposta a una infezione ma si può utilizzare un anticorpo in laboratorio per cercare il PSA nel sangue di pazienti di cui si sospetta la presenza di un tumore alla prostata. Purtroppo, il riconoscimento dell’antigene può essere limitato da una serie di fattori con la conseguenza di una non precisa correlazione tra valori di antigene (PSA) rilevati e la presenza reale di tumori. In aggiunta, non tutti i tumori che producono l’antigene marcatore tumorale sono necessariamente maligni (metastatizzano) e non tutti i tumori maligni producono molto antigene.

La notizia a cui lei si riferisce è stata annunciata nel 2011 da un organismo chiamato United States Preventive Service Task Force (USPSTF) che è formato da medici indipendenti ma sostenuto dal governo Americano. La commissione discuteva su quanto fossero opportune ed efficaci le indagini cliniche in uso (tra cui la detection del PSA) per la rivelazione del tumore alla prostata poiché il numero di “falsi positivi” è abbastanza elevato.

Questo, in aggiunta alla teoria normalmente adottata da molti medici per cui in caso di non chiara diagnosi si preferisce agire per la peggiore delle ipotesi, può comportare il rischio di trattare un tumore non necessariamente maligno con terapie aggressive che conseguentemente determinano un decremento della qualità della vita del paziente (impotenza, incontinenza) e un notevole impatto economico potenzialmente evitabili.

Cosa fare quindi: in genere il rapporto paziente medico teso a decidere per quale terapia intraprendere considera anche rischi legati per esempio all’età, storia medica familiare ecc…

Per noi spettatori, dobbiamo tener presente che una decisione che può essere giusta per un paziente non è necessariamente tale per un altro.

Prof. Saverio Gentile Specialista in biologia del cancro Docente presso il Department of Pharmacology and Therapeutics della Loyola University in Chicago, U.S.A. e direttore del laboratorio di Ion Channels and Cancer. Esperto di biologia del cancro ed autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. http://www.stritch.luc.edu/pharmacology/people/saverio-gentile

Prostata, quando il test del Psa sbaglia diagnosi