Tumore alla tiroide: fino a 90% delle diagnosi sono inutili secondo uno studio

Le diagnosi di tumore alla tiroide risultano per lo più inutili, dato che la maggior parte sono fatte su tumori che non darebbero nessun problema di salute anche se non trattati

Il tumore alla tiroide verrebbe trattato attraverso terapie inutili e rischiose per la salute dei pazienti. Questo è quanto emerso da uno studio condotto dall’agenzia intergovernativa per la ricerca sul cancro IARC (International Agency for Research on Cancer), facente parte dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) delle Nazioni Unite, e dal CRO (Centro di Riferimento Oncologico) di Aviano. Pare infatti che il 90% delle diagnosi siano inutili, dato che questi tumori non causerebbero nessun problema di salute anche se non trattati. Anzi, il trattamento porta il più delle volte a terapie inutili e pericolose come tiroidectomia totale, dissezione del linfonodo del collo e radioterapia, con rischi per la salute dei pazienti. I ricercatori hanno svolto lo studio esaminando i dati dei registri tumori dei dodici paesi del mondo più economicamente avanzati (Italia, Stati Uniti d’America, Australia, Giappone, Francia, Corea del Sud e i paesi del nord Europa). È emerso così un dato allarmante: si contano almeno 90 mila uomini e 470 mila donne vittime di diagnosi inutili, pazienti a cui il tumore alla tiroide risultava indolente e non necessitava di trattamenti invasivi. A questi sarebbe semplicemente bastato vigilare sullo stato del tumore alla tiroide attraverso controlli periodici.

Le nazioni con il maggior numero di sovradiagnosi sono Australia, Corea del Sud, Francia, Italia e Stati Uniti d’America. Proprio sulla base di questi sconcertanti dati, le agenzie coinvolte nello studio hanno consigliato di evitare continui screening, ma suggeriscono una “vigilanza attiva” sui tumori ritenuti a basso rischio. Infatti, effettuare un intervento complesso laddove non ce n’è bisogno può provocare serie conseguenze alla salute del paziente. Nell’asportazione della tiroide ci si può imbattere in tanti e pericolosi rischi. Ad esempio, uno dei più comuni è quello di lesionare il nervo collegato alle corde vocali. Inoltre, dopo l’asportazione si dovrà modificare radicalmente e per sempre il proprio stile di vita. Perciò è importantissimo effettuare diagnosi più precise così da evitare che tumori ritenuti a basso rischio, che potrebbero non avere mai un’evoluzione clinica, vengano invece curati con terapie radicali. Il fenomeno delle diagnosi inutili può essere arginato effettuando particolari analisi da affiancare all’ecografia. Queste permettono di individuare proteine e geni collegati all’evoluzione del tumore alla tiroide, così da poter indirizzare con più precisione i pazienti verso il giusto trattamento.

La tiroide è una ghiandola endocrina costituita da due lobi e posizionata nel collo. Serve a produrre gli ormoni tiroidei e la calcitonina. I primi sono particolarmente utili nella funzione renale, nella ventilazione respiratoria, nella termoregolazione corporea e nella gittata cardiaca. La calcitonina invece abbassa i livelli di calcio e fosforo nel sangue. Tra le principali patologie che possono colpire questo organo troviamo l’ipertiroidismo, l’ipotiroidismo e il tumore della tiroide. Il primo presenta sintomi come tachicardia, cardiopatia, insufficienza cardiaca, disturbi psichici e perdita di peso, causati da un aumento dell’azione degli ormoni tiroidei. L’ipotiroidismo porta invece ad un deficit di questi ultimi, causando un aumento del peso, una diminuzione della frequenza cardiaca, più altri sintomi dovuti alla riduzione di tutti i processi metabolici dell’organismo. Il cancro della tiroide è il più comune tumore endocrinologico e la sua incidenza è cresciuta di molto in tutto il mondo nelle ultime tre decadi, soprattutto tra le donne. I tumori alla tiroide si dividono in benigni e maligni. I primi sono noduli solitari che non si diffondono nel resto del corpo, ma possono provocare disturbi da compressione meccanica alla trachea o all’esofago e ipertiroidismo.

Normalmente i noduli benigni di dimensioni inferiori ad 1 centimetro non vengono rimossi chirurgicamente, ma vengono tenuti sotto controllo attraverso controlli periodici. I noduli benigni che provocano fenomeni compressivi sugli organi vicini o quelli di dimensioni superiori al centimetro vengono sottoposti ad agoaspirato o a trattamento chirurgico. I tumori tiroidei maligni presentano le stesse caratterisiche di quelli benigni, ma possono diffondersi in tutto il corpo attraverso il sistema linfatico, i vasi sanguigni o infiltrandosi in organi vicini alla tiroide e sviluppando nuove metastasi. L’iter diagnostico prevede innanzitutto l’esame obiettivo del collo del paziente, dopodichè si prosegue con un’ecografia e con l’effettuazione di specifici esami ematologici. In base ai risultati ottenuti da questi ultimi, il medico specialista deciderà se approfondire la diagnosi attraverso una scintigrafia con radio-iodio o attraverso un esame ecografico e citologico. Sempre secondo studi recenti, è risultato che i pazienti sotto i 45 anni di età colpiti da tumore alla tiroide hanno una prognosi migliore ed un tasso di mortalità più basso rispetto a quelli più anziani. Di contro però, nei pazienti più giovani risulta più frequente la presentazione della malattia sotto forma di neoplasia estesa e metastatica.

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