Tacchi alti e alluce valgo: sintomi e terapia

Qual è il legame fra tacchi alti e alluce valgo e come curare questo problema

Alluce valgo

Fonte: istock

L’alluce valgo è un problema molto comune tra le donne, che può avere una causa congenita o ereditaria, e in questo caso tende a comparire già nell’età dell’accrescimento, o una causa secondaria come nelle forme infiammatorie o traumatiche, nell’insorgenza della quale l’uso prolungato di scarpe inadeguate, spesso con tacchi, ha una notevole responsabilità. In particolare, l’uso di scarpe col tacco alto aumenta il carico sulle dita e, se le calzature sono anche a punta, l’alluce e il quinto dito vengono spinti verso la parte interna del piede, favorendo così il “valgismo” dell’osso metatarsale del primo dito.

Cos’è l’alluce valgo

L’alluce valgo è dovuto a una deviazione del primo dito verso le altre dita del piede. Questa deformità modifica la morfologia dell’avampiede, causando inizialmente un’infiammazione del primo metatarso e un tipico rigonfiamento sul lato interno del piede, la cosiddetta “cipolla”, a livello della testa metatarsale. Se il problema viene ignorato, come spesso accade, e si indossano i tacchi alti, si rischia un peggioramento, finché la deviazione dell’alluce diventa talmente marcata da avere ricadute anche sulle altre dita del piede. Il sintomo principale dell’alluce valgo è il dolore, talvolta così intenso da rendere difficile indossare le scarpe e camminare. Può essere accompagnato da arrossamento e gonfiore a livello della prima testa metatarsale.

Come curare l’alluce valgo

Per migliorare il problema, nelle forme iniziali, si può cercare di intervenire sul piede con plantari ad hoc per ripristinare una corretta biomeccanica e quindi prevenire la deviazione. Quando, invece, la deformità provoca dolori e fastidi che compromettono la qualità di vita si considera l’opzione chirurgica. Le tecniche utilizzate sono molte e la scelta va personalizzata. L’osteotomia distale percutanea, è una tecnica mininvasiva che, rispetto a quelle tradizionali, riduce complicazioni e i tempi di recupero (poche ore, invece di sei-otto settimane), richiede un’anestesia molto più leggera ed è meno dolorosa.

La tecnica chirurgica classica prevedeva incisioni che portavano allo scoperto il metatarso, con l’inserimento di viti e di placchette, e richiedeva una lunga convalescenza, con rischio di infezioni. L’osteotomia distale percutanea prevede, invece, che il chirurgo introduca una piccola fresa nella zona da operare, il primo metatarso, senza «aprire» il piede, ma guardando al suo interno grazie a un’attrezzatura chiamata amplificatore di brillanza (una macchina a raggi X, con un sistema per rendere chiare le immagini in tempo reale). Poi, tramite un apposito strumento, spinge l’alluce nella posizione giusta. L’intervento, dura circa mezz’ora, si può fare in day hospital in anestesia locale: saranno particolari fasciature, e non le viti, a stabilizzare le ossa.

Se tutto va bene, il paziente cammina da subito con sandali speciali, per poi passare, dopo qualche giorno, a particolari scarpe comode e chiuse. Questa tecnica è applicabile solo se l’alluce valgo non è troppo deviato. L’invito, insomma, è quello di rivolgersi all’ortopedico alla prima insorgenza di dolori o fastidi, alternare gli amati tacchi alti con scarpe più basse e dalla pianta più larga e soprattutto, una volta a casa, camminare a piedi nudi il più possibile.

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