Il caffè come alleato contro la demenza: la scoperta scientifica

La caffeina è in grado di potenziare l'attività di un enzima protettivo del cervello, riducendo il rischio di demenza e Alzheimer

Sono già note diverse proprietà benefiche del caffè. L’ultima trovata riguarda la sua capacità di proteggere dal rischio di demenza. Infatti la caffeina è in grado di potenziare l’attività di un enzima protettivo per il cervello, noto come NMNAT2, che recentemente si è scoperto essere un importante alleato molecolare contro la formazione di cumuli tossici nelle cellule nervose. In altre parole, questo enzima proteggerebbe dall’Alzheimer.

Questo è il risultato cui è giunta una ricerca condotta dall’Indiana University e pubblicata sulla rivista Scientific Reports. E trova conferma in un precedente studio, apparso sul The Journals of Gerontology, Series A: Biological Sciences and Medical Sciences, che era giunto alla conclusione che consumare abitualmente caffè o bevande contenenti la caffeina protegge dalla demenza, in particolare se se ne assumono circa 261 milligrammi quotidianamente.

Gli scienziati si sono concentrati su quasi 2000 molecole, tra cui la caffeina, per verificare quale fosse in grado di stimolare maggiormente la produzione di NMNAT2. Tra tutte queste la caffeina è risultata la più efficace. Sperimentata sui topi a rischio demenza perché geneticamente incapaci di produrre quantità idonee di NMNAT2, la caffeina è riuscita a riportare il cervello degli animali a una quantità normale di enzima.

Il risultato dello studio è significativo in quanto apre nuovi ambiti terapeutici basati sulla caffeina e composti simili, poiché sono state individuate altre 23 molecole che portano ai medesimi effetti sebbene in misura minore.

Altre indagini scientifiche hanno dimostrato che il caffè è un alleato contro il cancro al seno e contro l’Alzheimer. Inoltre aiuta a dimagrire e può essere utilizzato come rimedio contro la cellulite. Naturalmente, come tutti gli alimenti non bisogna abusarne. Bere più di 4 tazze al giorno sarebbe dannoso per la salute, soprattutto per le donne in gravidanza e per i giovani sotto i 18 anni.

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