La Superbia

Un vizio più che altro maschile, afferma il sociologo Enrico Finzi, almeno fino a quando la donna ha inizato ad assumere ruoli di potere. Nel passato infatti lo erano soprattutto le regine. Oggi, secondo studi e sondaggi, anche se resta prerogativa dell’uomo – che con il 70% detiene lo scettro – ben il 30% delle donne tra i 35 e i 45 anni si dichiara superba. La massima concentrazione è nei ceti medio alti, e territorialmente in Lazio e nel Triveneto, mentre la sua deplorazione cala con il crescere del titolo di studio: più sono colta più mi insuperbisco.

Cosa è dunque la superbia secondo le donne? Recenti studi rivelano che per le più giovani è presunzione, arroganza, disprezzo per gli altri e incapacità di riconoscere i propri difetti. Assenza di modestia e ostentazione sessuale, a volte spudoratezza. Solo per le più anziane e per i più anziani è ancora un peccato, un’arroganza dell’io che vuol mettersi alla pari di Dio. Spesso accompagnata ad altri difetti, di cui il mondo contemporaneo è stracolmo: poca attenzione agli altri, mancanza di ascolto e assenza di rispetto. Irresponsabilità e individualismo, fino al carrierismo smodato e l’infantilismo maturo.

Ma come è avvento il crollo che ha insuperbito le donne e aumentato il vizio nei maschi? Le colpe maggiori sono da imputare alla mancanza di valori, al declino del potere della Chiesa, alla cattiva influenza della Tv, alla perdita della solidarietà e all’eccesivo peso che si dà all’esteriorità, alla bellezza. Vedi il fiorire di veline, letterine e inutilità varie.

Da non confondere –  dice Finzi – con l’autostima e una sana consapevolezza di sè, considerate superbia buona. La superbia cattiva nasce da una esorbitante carenza di autostima. Chi ha stima di se non ha bisogno di essere superbo.
Bisogna quindi imparare ad accettare i propri limiti, altrimenti la superbia – figlia dell’infelicità personale – finisce per portare alla infelicità altrui.

Ricordate quindi, la superbia positiva è orgoglio di sè, la cattiva è degenerazione dell’orgoglio, che porta a dimenticare l’altro e , metaforicamente – eliminarlo.

Ma anche per i superbi più riluttanti ci sono vie d’uscita: la ricerca dei valori, la curiosità e la capacità di sorprendersi, sostiene il direttore del Museo, Fiorenzo Galli.
Mentre Willy Pasini sposta l’attenzione sull’intimità, un valore da riscoprire a svantaggio della troppo dilagante estimità, o fatua esteriorità.

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