Quando è il caso di ricorrere agli psicofarmaci?

Malessere psicologico. Una lettrice si domanda quando è opportuno assumere dei medicinali in caso di una patologia psicosomatica

Dott.ssa Edi Salvadori

Dott.ssa Edi Salvadori PsicoPedagogista, Counselor Relazionale Professional, Mediatrice Familiare

Gentile dottore, la seguiamo da un po’ sulle pagine di DiLei. C’è una questione che ci assilla e riguarda in prima persona. Secondo lei, in quali casi, in presenza di una patologia psicosomatica, è opportuno il ricorso a psicofarmaci?

Paola&Francesco, Imola

Nel momento in cui lei definisce il suo sintomo “una patologia psicosomatica” vuol dire che ha sentito il parere di un medico che ha definito i suoi sintomi una conseguenza di momento di particolare stress e, presumo, che sia arrivato a questa diagnosi come conseguenza di accertamenti clinici. La proposta di assumere dei farmaci può rappresentare un aiuto nel momento in cui il suo medico si sia reso conto che ha bisogno di un supporto per superare il momento attuale. Io non sono una psichiatra ma mi occupo di ‘leggere’ i sintomi in una chiave più profonda. Ritengo infatti che il sintomo sia un modo del corpo e della psiche per comunicarci con forza un disagio Relazionale, espresso attraverso un’alterazione degli stato emotivi, che generano un gap energetico che  a sua volta, determina la sintomatologia fisica.

Quindi oltre ad assumere dei farmaci potrebbe provare a capire i motivi profondi del suo disturbo con un processo di consapevolezza , portato avanti da un professionista che si occupa della relazione di aiuto. Il sintomo ignorato e “zittito” nella mia chiave di lettura, tace per un po’ ma poi torna a far sentire la propria voce. Ed è ormai noto che i migliori risultati per i più comuni disturbi dell’umore, ansia, depressione e alcune forme di dolore non riferibile ad un problema organico hanno un esito migliore quando i due approcci sono uniti.

Il ricorso ai farmaci è necessario tutte le volte in cui quel sintomo non viene colto come un messaggio bensì viene vissuto, solo ed esclusivamente, come malattia. Ovviamente è lei a dover scegliere se trattare solo il sintomo o indagare più a fondo, guardando le radici. Siamo come piante, talora la malattia esteriore delle foglie è effetto di un problema che nasce nelle radici, ad esempio la scarsa qualità della terra, o la mancanza di acqua o di sole. Non sottovaluti la potenza di queste metafore.

Dott.ssa Edi Salvadori PsicoPedagogista, Counselor Relazionale Professional, Mediatrice Familiare Consulente in problematiche relative al sentire le Voci, si è specializzata in Voice Dialogue e Floriterapia. Ha conseguito l'abilitazione come docente di Alta Formazione. Ha una formazione legata alle filosofie orientali (Ayurveda e medicina cinese). Collabora con lo staff di Cristina Contini nel sostenere gli uditori di Voci e le loro famiglie. Collabora con altri professionisti, che si occupano della relazione di aiuto, nelle diverse specificità.

Quando è il caso di ricorrere agli psicofarmaci?