Dilemma RABBIA: esprimerla o soffocarla?

E' l'emozione che più spaventa, ma se impariamo a comprenderla e utilizzarla, può essere una grande risorsa!

Dott. Massimo Vidmar

Dott. Massimo Vidmar Psicologo, Psicoterapeuta

Ho deciso di parlare di Rabbia, perché ritengo sia capitato a molte di voi, di aver avuto a che fare con le conseguenze negative di questa emozione: furibonde discussioni, reazioni violente (col rischio di far male o farvi male), oppure “chiudersi a riccio” nel risentimento ed avere poi addosso quel residuo negativo di stanchezza, confusione, rimuginio,  o “senso di colpa”.

E allora è lecito chiedersi: “ma forse, non è meglio non esprimere la rabbia, se è così negativa? ….. e tenere tutto dentro,  per evitare di fare danni?”

 

LA RABBIA CI SERVE

La rabbia è una delle emozioni di base (come paura, gioia, tristezza, amore, disgusto, sorpresa) e ha il ruolo di segnalarci quando è il momento di  reagire ad una minaccia attorno a noi; è fondamentale per la nostra incolumità e per la nostra crescita, ed è quindi lecito e necessario esprimerla.

Quando sappiamo usarla, la nostra reazione di rabbia si attiva solo quando è veramente necessario: in quelle situazioni in cui vediamo lesi i nostri diritti o quando il nostro spazio vitale è invaso. Il sentimento di rabbia ci dà la forza di reagire e di incanalare le energie per muovere una situazione a nostro favore, per farci rispettare e poter dire la nostra opinione in modo fermo e deciso.

Questa forza e questa energia ci vengono dalle modificazioni fisiologiche che si innescano: aumento della frequenza respiratoria e cardiaca, maggior afflusso di sangue, aumento del tono muscolare, attivazione generale. E’ un meccanismo istintivo che appartiene anche agli animali più evoluti (i mammiferi), ma, a differenza loro, il nostro funzionamento è più articolato e le conseguenze a lungo temine più complesse.
E così quando la rabbia ci travolge, invece di risolvere un problema, finiamo per complicarci la vita.

 

PERCHE’ LA RABBIA ESPLODE

Ritornando agli esempi dell’inizio di questo articolo, vi chiedo di pensare se c’è una “situazione tipo” o una persona in particolare in grado di scatenare in voi una rabbia spropositata. Molto probabilmente quella persona o quella situazione si ricollega a qualche evento del passato che non abbiamo elaborato: non è la situazione attuale a far montare la rabbia, ma degli elementi di essa che ci ricordano, inconsapevolmente, qualcosa che è già successo.

Se ci arrabbiamo, per esempio, quando il nostro capo ci fa notare che il nostro lavoro non va bene e va corretto, dietro questa nostra incapacità a gestire le critiche, si può celare una bambina che magari, quando era piccola veniva svalutata e criticata dai genitori. Nel tentativo di qualcun’altro di correggere un nostro errore, noi vediamo una aggressione, o il nostro fallimento e, la rabbia che ne consegue, potrebbe essere quella che abbiamo sperimentato da piccoli, nel rifiuto e nella disconferma di un genitore.

La nostra capacità di regolare la rabbia si sviluppa e si apprende quando siamo bambini. Se a quell’età abbiamo assorbito un sistema di relazione in cui ci veniva sempre detto “silenzio, non parlare” o vi era una continua prevaricazione, non ci è stato permesso di esprimere la nostra forza oppositiva.

Da adulti potremmo allora:
1 diventare persone che non riescono a dire NO, estremamente remissive e che non sono in grado di mettere un limite a chi si approfitta di noi. Non reagendo, soffochiamo la nostra rabbia, ma se questo succede sempre, a forza di accumulare (come un vulcano che sembra quieto ma al di sotto ribolle), un giorno potremmo manifestare una rabbia esplosiva e violenta.

2 utilizzare modalità passivo-aggressive: esprimere la rabbia in modo indiretto, attraverso il sarcasmo e l’ironia, la provocazione e i dispetti, o facendo complimenti ambigui. Esprimendo un po’ di rabbia alla volta, non lo si fa mai esplicitamente e completamente. Tale atteggiamento, di cui spesso non ci si rende conto, non è molto apprezzato e comunque indice di debolezza.

3 essere sempre arrabbiati: avercela con tutto e con tutti, sentirsi sempre sotto attacco e scattare per un nonnulla.  In questo caso, esprimere continuamente sentimenti rabbiosi, non è liberatorio, né ci scarica.

 

CONSEGUENZE NEGATIVE

Qualunque sia lo stile che adottiamo, queste le conseguenze più evidenti:

1 i nostri rapporti interpersonali (che siano all’interno della coppia, al lavoro, con familiari o amici) possono venire seriamente messi in pericolo;

2 emotivamente sperimentiamo un continuo allarme, la sensazione di essere in trappola o la paura di non controllare la nostra aggressività e violenza;

3 tutta l’attivazione propria della rabbia, con i suoi correlati biochimici e fisiologici, si ripercuote negativamente sulla nostra salute. Possiamo, per esempio, sperimentare tachicardia, ipertensione, ipertono e rigidità muscolare, gastriti, mal di testa.

 

COSA SI PUO’ FARE

1 imparare a riconoscere i segnali fisici che ci indicano l’innesco della nostra nostra reazione rabbiosa (per es.: tensione muscolare a mascella, mandibola, spalle e braccia; senso di calore; aumento del battito; tensione agli occhi), così da attenuarla e controllarla, nel momento in cui capiamo che sta prendendo il sopravvento;

2 chiedersi a quel punto, “cosa mi sta succedendo?”,  “è veramente questa situazione che mi fa arrabbiare?”, e soprattutto “quando mi sono già sentita così in passato?“; così da poter riflettere sul presente per ricollegarlo al passato;

3 farsi aiutare. Le prime due indicazioni non sono sempre facili da raggiungere. Per riconoscere i segnali a livello di sensazioni, potrebbe essere necessario sciogliere tensioni o essere accompagnati attraverso un lavoro psico-corporeo.  Ricollegare la rabbiosità di oggi al passato può rendere necessario un lavoro regressivo, per ricontattare il nostro “spazio bambino” . Una volta sistemati questi aspetti, si può lavorare sul recupero della capacità di Essere Forti, Essere Assertivi, eliminando  violenza e impulsività. Ed infine imparare a mediare e a regolare i conflitti.

Dott. Massimo Vidmar Psicologo, Psicoterapeuta Esperto nella Valutazione e Gestione dello Stress e in Tecniche di Rilassamento. Si occupa inoltre di Demenze Senili, Coaching, Psicologia dello Sport. Conduce Training Motivazionali per lo Sviluppo dell' Assertività e del proprio Potenziale.

Dilemma RABBIA: esprimerla o soffocarla?