Perché gli uomini uccidono le donne che li rifiutano

Incapaci di accettare la sconfitta, i maschi si trasformano in carnefici e aguzzini

Sono già 55 le vittime di femminicidio – o per chi non ama questo nuovo termine – le donne morte, nei primi cinque mesi del 2016, per mano di un uomo che hanno rifiutato. È questo il primo bilancio dopo l’omicidio di Sara Di Pietrantonio, la 22enne bruciata viva dall’ex fidanzato, i dati sono forniti dall’Istituto di ricerche economiche e sociali (Eures).

Lei come tante che hanno respinto un fidanzato, un marito, un amante geloso, ossessivo, malato che le perseguitava con sms, inseguimenti, telefonate, appostamenti, minacce e violenze. Fino al finale drammatico, crudele e irreparabile, la morte. Una morte quasi sempre atroce, efferata, terribile perché queste donne hanno detto basta a una relazione, spesso malata e hanno scelto la vita, la libertà, la leggerezza, il desiderio di ributtarsi nel mondo e provare a vivere meglio.

Le storie sono tante e tutte diverse con protagoniste giovani, adulte, fanciulle o madri accomunate però da qualcosa di sottile, incomprensibile, drammatico e malvagio che culmina con  il sacrificio della loro morte. Che cos’è che unisce questi assassini, questi uomini primitivi, prepotenti e viziati, questi uomini che non sono capaci di andare avanti da soli sulle loro gambe: l’incapacità di accettare la sconfitta.

È questa l’ipotesi che azzarda lo scrittore Arcangelo Badolati nel suo ultimo libro “Io d’amore non muoio”. L’uomo è stato abituato nei secoli a lasciare più che a essere lasciato, a comandare e ottenere, avvezzo ad una donna sottomessa e se viene lasciato lo vive come un tradimento, sostiene Badolati nel libro in cui racconta di donne strappate alla vita con violenza e crudeltà, accoltellate, bruciate, trucidate. Nel femminicidio l’uomo esprime tutta la sua debolezza, arriva a uccidere la sua sconfitta, per non doverla più guardare in faccia, per non pensare ancora che la sua sconfitta esista, per eliminarla dal mondo, per non doverla più incontrare.

Proteggere le donne da tutto ciò è difficile, il Ministro Boldrini consiglia di rivolgersi alle forze dell’ordine ai primi segnali di violenza fisica o psicologica. Badolati consiglia di non accettare mai un ultimo appuntamento chiarificatore, il problema è come capire che sarà “l’ultimo”. Alcuni psicologi suggeriscono di non essere mai drastiche e trancianti con uomini deboli e fragili, ma graduali e possibiliste, per non farli sentire all’improvviso abbandonati senza via di ritorno.

La penalista Giulia Bongiorno, indignata e arrabbiata ogni volta che una donna muore in Italia uccisa dall’ex marito, dall’ex fidanzato o da un amante respinto, è tassativa e propone – in un’intervista a QN  – una risposta legislativa adeguata come l’ergastolo senza fine pena. “Per una deterrenza evidente, da comunicare con una grande campagna mediatica.”

Forse però la strada da perseguire è anche un’altra, l’educazione e il rispetto degli altri e della donna prima di tutti, da insegnare ai bambini in fasce già nelle scuole materne e in casa. Insegnare che non esiste il possesso sugli altri che amare ed essere amati è un privilegio, è una fortuna ed è quasi sempre una poesia, ma non sempre dura. E quando finisce bisogna essere pronti a lasciar andare l’oggetto dell’amore e superare il dolore dell’abbandono senza rivendicazioni patriarcali o inutili e sterili lotte di potere che nascondono la difficoltà ad accettare l’autonomia femminile.

Il delitto passionale è sempre esistito, ammazzare la moglie o la compagna proprio perché la si ama e non si accetta di perderla è una storia antica che è giusto stroncare.

 

Perché gli uomini uccidono le donne che li rifiutano
Perché gli uomini uccidono le donne che li rifiutano