In Liguria vietato l’ingresso negli ospedali a chi indossa il burqa

Il governatore: "Simbolo della sottomissione della donna". Ma ci sono polemiche

In Liguria non sarà più possibile accedere agli uffici pubblici regionali, agli ospedali e alle strutture sanitarie con il burqa, il capo d’abbigliamento musulmano, molto usato in Afghanistan e Pakistan, caratterizzato da un velo che compre interamente il corpo della donna.

La decisione è stata annunciata il 6 marzo scorso dal presidente della Regione, Giovanni Toti, per cui “il burqa è il peggior simbolo della sottomissione della donna e la vigilia dell’8 marzo ci sembrava un buon giorno per dire che chi vive in Italia almeno le minime regole di uguaglianza tra uomo e donna le deve saper cogliere e rispettare”.

La scelta, com’era facile immaginare, ha suscitato polemiche, soprattutto dalle opposizioni.

Contrario, ad esempio, il Movimento Cinque Stelle che, con la portavoce Alice Salvatore, ha detto che si tratta di una “delibera discriminatoria e incostituzionale che, invece di estendere i diritti delle donne, li riduce ulteriormente. Un pesante segnale che offende tutte le donne“.

La Salvatore ha, inoltre, affermato che “inorridisce l’idea che, nel 2017, si possa impedire alle donne l’accesso alle cure sanitarie essenziali solo ed esclusivamente per i vestiti che indossa. In Italia – ha aggiunto – esistono già leggi che vietano di girare in luoghi pubblici a volto coperto, come prevede il Testo Unico di pubblica sicurezza. Questa delibera non è altro che l’ennesimo atto di propaganda già andato in scena in Vento e Lombardia. Un provvedimento che viola l’articolo 3 della Costituzione e andrà incontro a una inevitabile bocciatura da parte della Corte Costituzionale”.

Il governatore ligure Toti, però, ha sottolineato che “chi afferma che si neghino le prestazioni sanitarie dice una grande idiozia”.

Va ricordato, infine, al di là della legge Reale del 1975 (l’articolo 5 vieta l’uso del casco e di altri elementi potenzialmente atti a rendere in tutto o in parte irriconoscibili i cittadini partecipanti a manifestazioni pubbliche, che si svolgono in pubblico o in luoghi aperti al pubblico), quanto accaduto nel 2012 a Torino.

Allora, infatti, la Procura del capoluogo piemontese chiese l’archiviazione di un’inchiesta aperta nei confronti di una donna di religione islamica, denunciata a Chivasso da un privato cittadino, perché portava il burqa (vista in un supermercato).

Il motivo? L’uso del burqa non viola la legge Reale, a patto che la persona che l’indossa sia pronta a scoprire il volto in caso di controllo da parte delle forze di polizia.

In Liguria vietato l’ingresso negli ospedali a chi indossa il burqa
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